Finocchiaro

 

 

 

 

Maurice A. Finocchiaro, Beyond Right and Left, New Haven & London, Yale University Press, 1999, pp. XI-302.

 

 

     Il volume è in primo luogo un tentativo, senz’altro interessante e per larga parte riuscito, di trasferire in America,  in particolare negli Stati Uniti, la discussione tra specialisti (non solo italiani) sulla dibattuta corrispondenza d’idee, per analogia e per differenza,  tra Gaetano Mosca  (1858-1941) ed Antonio Gramsci (1891-1937),  in tema di dottrine politiche ed anzitutto di teoria delle  élites: «as  term» e «as principle»  (pp. 23-24, 84-89, 203-206 e passim). Ma la trattazione di Finocchiaro  è assai ampia  e, dell’argomento  in questione, essa  tocca via via una notevole quantità di   aspetti sia teoretici sia etico-politici: che vanno dalla storia dei concetti di “destra” e “sinistra”, alle funzioni e agli usi (linguistici,  politici, ideologici ecc.) di tali concetti; dalla tradizione  europea dell’elitismo democratico  all’interazione ulteriore (problematica e difficile da definire) élite-masse;  dalle discussioni  sui rapporti tra governanti e governati, alle conseguenze (complesse e  contraddittorie)  di ciò in fatto di «società regolata e libertà individuali»,  di  «classi dominanti e trasformismo»,   di «fecondità scientifica e conseguenze politiche della teoria» ecc. ecc.  Ne consegue una notevole messe di riflessioni e di  suggerimenti per rileggere, in chiave formativa, sia Gramsci sia Mosca; e per ripensare il significato e il valore di certe parole e idee-chiave, e delle relative problematiche storiche, politiche ed educative: autorità, disciplina, necessità e libertà, intelligenza e volontà, individualismo e socialità, eguaglianza  e disuguaglianza,  passività  e reattività, attivismo,  creatività, ecc.

     In secondo luogo, Beyond Right and Left è evidentemente il risultato, oltre che delle sollecitazioni di un  presente di cui l’opera è in qualche modo il riflesso,  di tutto un trentennio di studi  su Gramsci e su Mosca,  e non soltanto di tipo storico-critico e politologico, ma pure di natura filosofica e  antropologica, epistemologica e metodologica. Ed è evidente che, specialmente trattando di Gramsci, l’autore non  ha potuto evitarne la dimensione immediatamente formativa, educativa (al limite pedagogica). Tanto è vero che, proprio in quanto viene dissertando del «lato applicativo» dei concetti, Finocchiaro  rende largamente esplicita e discute opportunamente la relazione che corre tra la «nozione di democrazia»  e quella di «educazione»  (cfr. le pp. 114 sgg. e 253: ed a tal proposito rinvia agli studi di M. A. Manacorda e di H. Entwistle; ma menziona, tra gli altri,  gli scritti d’interesse variamente formativo di E. Garin, G. Mastroianni, V. Gerratana,  E. Ripepe, G. Francioni,  D. Ragazzini, A. Monasta ecc.). Di più, lo studioso affronta  pedagogicamente, oltre che terminologicamente e traduttivamente, il nodo della distinzione gramsciana tra buon senso e senso comune  («good sense»,  «common sense»  «common belief»); e non è un caso che egli metta proprio alla base dei suoi ragionamenti in proposito (coincidenti con le stesse pagine centrali del suo libro) alcune perspicue citazioni dai Quaderni del carcere. Così che, per fare un solo esempio a proposito del nodo dei nessi tra  mezzi e fini, tra via emozionale e base intellettuale dell’esperienza, tra  comune concezione del mondo e formazione-trasformazione del  linguaggio, tra attività pratica individuale e collettiva e clima cultural-sociale ecc., Finocchiaro cita di Gramsci il passo seguente: «Questo problema può e deve essere avvicinato all’impostazione moderna della dottrina e della pratica pedagogica, secondo cui il rapporto tra maestro e scolaro è un rapporto attivo, di relazioni reciproche e pertanto ogn maestro è sempre scolaro e ogni scolaro maestro. Ma il rapporto pedagogico non può essere limitato ai rapporti specificatamente “scolastici”, per i quali le nuove generazioni entrano in contatto con le anziane e ne assorbono le esperienze e i valori storicamente necessari “maturando” e sviluppando una propria personalità storicamente e culturalmente superiore. Questo rapporto esiste in tutta la società nel suo complesso e per ogni individuo rispetto ad altri individui, tra ceti intellettuali e non intellettuali, tra governanti e governati, tra élites e seguaci, tra dirigenti e diretti, tra avanguardie e corpi di esercito» (A. Gramsci, in M.A.Finocchiaro, op. cit., p. 133). E la conclusione (fuor di citazione): «Ogni rapporto di “egemonia” è necessariamente un rapporto pedagogico e si verifica non solo nell’interno di una nazione, tra le diverse forze che la compongono, ma nell’intero campo internazionale e mondiale, tra complessi di civiltà nazionali e continentali»  (A.Gramsci, Quaderni del carcere, Volume secondo. Quaderni 6 [VIII] – 11 [XVIII]. Edizione citica dell’Istituto Gramsci. A cura di Valentino Gerratana, Torino, Einaudi, 1975, p. 1331).

         Ecco perché, in terzo luogo, il libro di Finocchiaro  sembra essere   un’ottima occasione per riproporre anche altre direzioni d’indagine, per quanto dall’autore non considerate: prima fra tutte quella sul rapporto,  tanto sotterraneo quanto vitale, tra Gramsci e un certo pragmatismo (tra Gramsci e lo strumentalismo di John Dewey, all’incrocio di “matrice biologica” e “matrice culturale”...). A partire intanto dalle questioni esplicitamente trattate in queste pagine, si tratterà in altri termini di introdurne altre, ad integrazione teoretica e ad esplicitazione pratica. E dunque, per esempio, restando all’indice del volume: 1. Destra, Sinistra e approssimazioni “classiche” a Gramsci: ma come connotare, ben diversamente da quello di Antonio Labriola, il marxismo proprio e nuovo di Gramsci? (cfr. M.A. Finocchiaro, op. cit., pp. 102 e 112).  2. Gramsci come “teorico politico”, in relazione a Mosca: ma quanto pesa, nella caratterizzazione della filosofia della prassi gramsciana, la sconfitta del “partito”, la  ricerca di strumenti pratico-concettuali plastici, assolutamente inediti, aperti a recepire  positivamente qualsiasi istanza utile a rifondare la teoria? (cfr. ibidem, pp.  8 sgg., 75 sgg., 88-89,  175-77 e passim). 3. La scienza politica di Mosca, l’elitismo democratico e il “pluralismo equilibrato”: ma non è del Mosca accademico in carriera, del Mosca professore, che occorre anche tenere geneticamente conto, ragionando della “praticità” della “dottrina”? (cfr. ibidem, pp. 19 sgg., 84 sgg., 191 sgg. e passim). 4. Il punto di vista di Gramsci, su Mosca, tra “criticismo metodologico e teoretico”: ma che cosa vogliono dire le medesime parole, nell’uno e nell’altro dei due autori, a cominciare dai termini scienza, metodo, filosofia, ecc.? (cfr. ibidem, pp. 62 sgg., 248 sgg. e passim). 5. L’elitismo secondo Gramsci, come “ampliamento” della “regola” di Mosca: ma che cosa cambia nella prospettiva filosofica  ed etico-politica di ciascuno,  una volta individuato il relativo motivo di accordo circa l’elemento “tecnico”, pratico-teorico? (cfr. ibidem, pp. 65 sgg., 84 sgg., 153 sgg. e passim). 6. La democrazia secondo Gramsci, come “applicazione” della concezione di Mosca: ma al di là delle connessioni, quante e quali le divergenze, ed anzitutto in fatto di posizioni educative? Davvero la parola democrazia vuol dire la stessa cosa nel primo e nel secondo?  (cfr. ibidem, pp. 24 sgg., 42 sgg., 107 sgg.,  114 sgg., 252 sgg. e passim). 7. “Liberalismo” e “anti-liberalismo” in Mosca e in Gramsci: ma, di nuovo, che cosa significa liberalismo nel lessico dei due teorici? (cfr. ibidem, pp. 144 sgg., 256 sgg. e passim).  Mosca e Gramsci su Massoneria e Fascismo (come “caso emblematico”), “al di là di Destra e Sinistra” ecc.: ma quanto incide l’ideologia “in atto” dello storico che qui si recensisce, nella ricostruzione per analogia e per differenza delle dottrine politiche di due autori come Mosca e Gramsci messi a stretto confronto? (cfr. ibidem, pp. 179 sgg., 201 sgg., 258 sgg.).

        Ed  è  proprio la  cura dei testi utilizzati nel corso della trattazione  (di cui tra l’altro è prova  l’appendice di Beyond Rigt and Left, con le concordanze tra edizione critica dei Quaderni  e traduzioni: cfr. M.A. Finocchiaro, ibidem, pp. 223-39), accanto alla ampiezza delle letture indicate dall’autore  in nota e in bibliografia (ibidem, pp. 241 sgg. e 265 sgg.), a suggerire al lettore sia specialista, sia di media cultura gramsciana ulteriori supplementi di indagine, a più livelli: sul terreno, per esempio, della storia interna  e della periodizzazione dei testi  tanto di Gamsci quanto di Mosca (precedenti e successivi il 1926), e sul piano delle loro  rispettive modificazioni teoriche, e prese di posizione pratico-politiche. E ricerche, ancora ricerche da fare, sulle situazioni di contesto, sugli intrecci di idee e sulle vicende intellettuali  individuali e collettive di ciascuno, ed in tema di  società e  cultura dell’epoca. In tema di formazione, di formazioni.

 

 

                                                                     Nicola Siciliani de Cumis