Vincenzo Gabriele

 

Il “Giornale Critico” e l’educazione

 

 

     Gentile fu molte cose: pedagogista appassionato, artefice di una riforma della scuola [ … ]. Organizzatore di cultura: […] si pensi all’Enciclopedia  italiana  o alla diffusione, con la collaborazione dell’editore Laterza, di grandi testi filosofici […]. I suoi molteplici  interventi nella cultura italiana […] fecero si che le sue parole ed i suoi scritti pesassero non poco nella formazione culturale delle nuove generazioni, raggiunte dalla sua attività nel campo della scuola sia direttamente che attraverso educatori e studiosi […] che a lui si rifecero.

 

     

      Con queste parole  Eugenio Garin sintetizza, nell’antologia critica da lui curata per l’editore Garzanti, la figura variamente pedagogica del filosofo dell’Attualismo. Giovanni Gentile ha da sempre appassionato e diviso gli storici della filosofia, quelli dell’educazione, e non solo; di lui si è sempre scritto e parlato in questi decenni di storia culturale italiana successivi alla fine della seconda guerra mondiale, ma le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della sua morte prima, e le recenti innovazioni in campo scolastico poi, hanno dato nuovo fiato a riflessioni, considerazioni e in più di qualche caso a polemiche sull'attività e sul pensiero del filosofo siciliano.

 

      Significativa in questo senso l’iniziativa (attuata anch’essa tra le polemiche) presa dal nostro Ministero delle Poste e Telecomunicazioni nel 1994 di emettere un francobollo con l’effigie di Gentile, o quella più recente, e ancora più singolare , dell’Università di Pisa, di dedicargli una targa che ricordasse la sua grandezza culturale ma anche la sua adesione al fascismo e alle Leggi razziali del ’38. Non si può dimenticare inoltre che per settant’anni la Riforma Gentile ha rappresentato l’ossatura del nostro sistema scolastico (e forse la rappresenterà ancora per un po’).

 

       Del resto larga parte dell’opera gentiliana si rivolse alla scuola proprio in nome di quel legame non solo ideologico, tra riflessione filosofica ed interesse educativo, che caratterizzò il pensiero e la vita stessa di Gentile; un legame che trovò una sua completa realizzazione anche nel “Giornale Critico della Filosofia Italiana“, rivista da lui fondata nel 1920 e che ancora oggi si presenta come una delle pubblicazioni più autorevoli nel variegato panorama dei periodici di filosofia ed in generale di cultura.

 

       Gli stessi direttori più recenti della Rivista presentano del resto una componente educativa (in senso lato ed in senso stretto) che non può essere negata da nessuno. Scopo di questo contributo è dunque cercare di mettere in evidenza come la presenza di un interesse per la pedagogia, per l’educazione e per la scuola in generale, all’interno del “Giornale Critico” non sia soltanto qualcosa di estrinseco e di occasionale, ma assuma, proprio in virtù delle suddette ragioni, un carattere esplicito fin dalle parole di presentazione della Rivista, scritte dallo stesso Gentile nel 1919 e pubblicate nel primo numero come Proemio:

 

        Questa - (la rivista n.d.r.) - egli scrive- vorrebbe stimolare i giovani a nuovi studi; con un programma di lavoro determinato […] ; mai come oggi, infatti tanta sete di letture e di tanto ardore, ancorchè indisciplinato di sapere e teorizzare e disputare e tentare vie nuove e pullulare di giornali e riviste e promesse e propositi nuovi; e ricerca inquieta di maestri e d’insegnamento: vedemmo noi i giovani tornati dalle armi affollare le università […]. Sentimmo più urgente che mai il bisogno di spenderci per loro, di accompagnarli per la via su cui si incamminano.

 

          Un intento programmatico questo di Gentile che rimarrà una costante di tutta la storia del “Giornale Critico” e che si ritroverà nei Proemi delle successive serie della Rivista, che non a caso cadranno in coincidenza di altrettanti periodi di ‘svolta’ per il nostro Paese e per il mondo intero; svolte che porteranno con loro pur sempre la necessità di ‘filosofare’ per educare  o meglio per ri-educare.

 

           La terza serie ad esempio, iniziata subito dopo la tragica morte di Gentile, coincideva con la fine di un secondo conflitto mondiale e con una ”atmosfera ancora più torbida […] con un bisogno ancora più profondo di luce”  ; il comitato di redazione che ereditava temporaneamente la direzione del  “Giornale Critico” ribadiva, riprendendo le parole di Gentile, l’esigenza di destinare la rivista “soprattutto ai giovani”. Ancora semplificando, l’inizio della quarta serie dopo cinquant’anni di attività si situa in un periodo di trasformazione o meglio di contestazione, quella del Sessantotto, in cui ancora una volta i giovani erano protagonisti. Spirito, che già nel 1951aveva assunto in prima persona la direzione del periodico, notava come

 

           Gentile parlasse sì da filosofo ma soprattutto da educatore. […] “Il Giornale Critico” – egli proseguiva – nasce durante la crisi del primo dopoguerra come una rivista volta all’avvenire, per andare verso i giovani che vogliono capire ed orientarsi. Gentile è il maestro che scruta negli occhi degli studenti e avverte l’incontro di due generazioni […] fonda la rivista per i suoi giovani alunni per dare ad essi il miglior frutto dell’anima […].   

 

            Nel 1980 Garin, raccogliendo l’eredità di Spirito e assumendo la direzione del “Giornale Critico”, sembrava confermare con le sue parole la ‘valenza pedagogica’ della rivista:

 

            Questo giornale - scriveva -  nasce nel 1920 con l’intento preciso di fare posto alla ricerca storica e alla riflessione critica […] cogliendo il suo processo non come qualcosa a sé stante ma intrecciato ed annodato con tutta la storia della vita italiana nel contesto delle discussioni europee e mondiali e questo con la dichiarata intenzione di un confronto aperto con indagini nuove e diverse.

 

 

             Fin qui quello che si può ricavare direttamente dalle professioni di intenti di coloro che hanno diretto e collaborato al “Giornale Critico” in questi anni; ma anche guardando oltre questo orizzonte si può scoprire come lo stesso contesto in cui la rivista venne ideata e fondata avesse dei caratteri implicitamente e/o esplicitamente pedagogici soprattutto dal punto di vista della attività di Giovanni Gentile.

 

             In particolare gli anni dal 1919 al 1922 non furono soltanto gli anni immediatamente precedenti la riforma della scuola; furono anche quelli in cui il Professor Gentile dedicava i suoi corsi universitari a temi di pedagogia. Anni fecondi insomma, per il suo interesse verso questa disciplina.

 

             Ancora Spirito ha scritto che

 

              L’importanza del “Giornale Critico” è confermata dal fatto che esso segna l’inizio della realizzazione di un ideale che darà luogo in breve tempo ad un’opera di riforma (la Riforma del 1923). Con la Riforma il cammino dell’idealismo italiano continua nella sua affermazione e nella sua diffusione, fino a diventare espressione prevalente del nostro pensiero.

 

               D’altronde Gentile non scriveva in quegli anni solo per il suo periodico ma collaborava e in alcuni casi dirigeva anche altre riviste, soprattutto di politica e di scuola; molti degli articoli e delle recensioni che egli veniva pubblicando e in particolare quelli dedicati alla scuola e all’istruzione fanno la loro comparsa sulle pagine del  “Giornale Critico”.

               Evidentemente aveva a cuore che la sua rivista non si estraniasse da quel dibattito sul mondo dell'’ducazione , soprattutto all'’ndomani della Riforma che era una specie di laboratorio di tutta quanta la filosofia gentiliana. Inoltre pare giusto sottolineare in questa sede l’attenzione riservata dal ‘’Giornale <critico’’ alla rubrica delle recensioni, soprattutto negli anni Venti: segnalando in questo modo l’interesse per la rivista per il ‘’libro’’, inteso come strumento di educazione e di diffusione della cultura.

Manlio di Lalla nella sua biografia su Gentile scrive a questo proposito ed in relazione appunto alla Rivista:

Sentendo oramai sempre più vicine le sue responsabilità di operatore civile, il Pensatore decide di realizzare lìambizioso disegno di avere una Rivista tutta sua che sia strumento di formazione delle coscoenze e di battaglia politico-culturale al tempo stesso […]. Con il ‘’Giornale critico’’ Gentile ha di fronte a sé un chiaro programma d’azione che vede nella Riforma della scuola lo strumento fondamentale di realizzazione delle sue idee. Il ‘’Giornale Critico’’ deve essere d’ora in poi la guida  e lo stimolo di tale programma d’azione.

Ma la funzione di Gnetilie non si esaurisce qui; attorno a lui i suoi scolari sono tutti fedeòmente impegnati nel cosaiuvare l’opera del Maetrso e non è da sottovalutare il fatto che molti di quei nomi davano e daranno il loro contributo non solo al pensiero filosofico ma anche q quello pedagogico: tra questi, per citare i nomi più illustri, vi erano, oltre a Ugo Spirito, anche Vito Fazio-Allmayer, Cecilia Motzo Dentice d’Accadia, Ernesto Codignola e Augusto Guzzo. Ma anche fuori della cerchia gentiliana vanno ricordati i nomi di Pantaleo Carabellese, Bernardino Varisco, Giacomo Tauro, Fausto Materno Bongioanni, Mariano Marsca e più vicino a noi quelli di Guido calogero ed Eugenio Garin. Sarà attraverso queste ed altre personalità che il ‘’Giornale Critico’’ si impegnerà per tutto il periodo della direzione Gentile, nella difesa della Riforma, dell’insegnamento della filosofia nelle scuole, del suo alto valore educativo, dei suoi rapporti con la pedagogia e con l’insegnamento reigioso e morale.

Questo tipo di tematiche lasceranno il posto negli anni sessanta e Settanta, da unaparte ad una più attenta valutazione del ruolo e del significato della filosofia in rapporto soprattutto alla varietà delle scienze umane, dibattito in cui forte sarà la presenza del Problematicismo di Ugo Spirito; e dall’altra ad un interesse tutto nuovo per il mondo dell’Università, per i suoi problemi e per le proposte di Riforma, anche dietro al spinta delle profonde revisioni e trasformazioni del peripdo attorno al Sessantotto. Ed è questo un tema da approfondire a più livelli, senza perdere di vista da un alto l’unitareità della matrice filosofica e pedagogica che caratterizza il pensiero di Gentile e dall’altro l’articolarsi ed il differenziarsi di una ‘lezione’.

Ma negli anni a cavallo tra la fine della seconda guerra mondiale e le nuove prospettive degli anni Sessatnta, troviamo anche un periodo di stasi all’interno della attività editoriale del ‘’Giornale rtico’’; una stasi che riguarda l’interesse verso le tematiche educative e che appare ancora più curisosa ed interessenate se la si confronta con il contesto che abbiamo fin qui descritto: a partire infatti dal 1947 e per tutti gli anni Cinquanta, il termine pedagogia in tutte le sue dimensioni ed i suoi significati, scompare dalle pagine della Rivista. Né articoli, né recensioni, né alyrri generi di contributi che abbiano come oggetto detreminato lìeducazione, l’insegnamento e il mondo della scuola troveranno spazio all’internop delle pagine della Rivista fondata da Gentile: è l’eclissi della pedagogia. Molto singolare appare pii il fatto che né tra gli interventi pubblicati tra il 1946 ed il 1947 per commerare la figura del Direttore tragicamente scomparso né tra i tanti temi stabiliti per ic oncorsi banditi dalla ‘’Fondazione Gentile’’ sulla figura del Filosofo, si trovino reiferimenti specifici alla sua teoria ed opera educativa. Evidentemente l’immediato perido post-bellico con la sua critica serrata all’idealismo, all’attualismo ed alla loro teoria pedagogica, unita ad una decisa rinascita delle pedagogie ‘’scientifiche’’, di diversa origine  e qualità  (positivista o neo-positivista,pragmatistica,sperimentalista ecc.) non poteva non avere ripercussioni all’interno di una Rivista che era nata e si alimentava da fonti culturali tendenzialmente omogenee (nonostante le interne, spesso radicali, differenziazioni).

 

 

           Negli anni Ottanta, nonostante il riproporsi di una certa ‘disattenzione’ pedagogica, dovuta sicuramente a nuovi e più complessi motivi di ordine sia culturale che storico-politico, la direzione Garin e la collaborazione di qualche specialista di cose pedagogiche, hanno contribuito a tenere viva la problematica educativa all’interno del “Giornale Critico”

Riprendere in amno le pagine della Rivista può dunque in qualche modo aiutare a misuarre e valutare i termini di una qustione aperta; da rivisitarsi storiograficamente e pedagogicamente da diversi punti di vista ‘tecnici’