UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA

“LA SAPIENZA”

Facoltà di Lettere e Filosofia

 

Corso di Laurea in Lingue e Letterature Straniere

Tesi di Laurea in Pedagogia generale

 

CHARLES DICKENS E I “NEGLECTED CHILDREN”

                  Lingua, Letteratura, Storia, Educazione

 

 

 

 

 

 

                Relatore                                                                           Correlatore                                                         

Prof.re Nicola Siciliani de Cumis                                            Prof.ssa Maria Stella

 

 

Candidata

Elisabetta Mariani

Matr. 10124444

 

 

 

 

 

Anno Accademico 2000/2001                               

 

Il mondo dell’infanzia ha una caratteristica unica rispetto a tutti i mondi possibili che possiamo immaginare: non è il nostro mondo, ma è stato, per ciascuno di noi singoli, il nostro mondo. [...] il mondo dell’infanzia riemerge dentro di noi. Non sappiamo bene come, ma lo sappiamo con certezza. E da quando lo sappiamo, guardiamo dietro e dentro di noi con un occhio diverso e la nostra tranquillità di adulti è stata incrinata per sempre.

 

                                                                                             Paolo Rossi            

                                                                                             Bambini, sogni, furori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indice

 

 

Introduzione                                                                                                      p.  VII                           

PARTE PRIMA

L’infanzia nell’età di Charles Dickens

1. La storia dell’infanzia                                                                            

1.1   I bambini del “passato”                                                                       3    

1.2   Il ruolo della società                                                                             11

2. I bambini poveri in Inghilterra dal XVII al XIX secolo

 

2.1   I piccoli lavoratori                                                                             19

2.2   Le critiche al lavoro minorile                                                            31

2.3   La scuola come strumento dell’ordine sociale                                  40                                                                                                                                                                   

3. La visione dell’infanzia nell’Inghilterra vittoriana

3.1   Dalla concezione puritana alla visione romantica del bambino             53

3.2   La nuova visione e le sue conseguenze                                                     62

                                                                                                        

PARTE SECONDA

Dickens e i bambini abbandonati

4. Il valore dei momenti vissuti                                                  

4.1   I bambini e la letteratura                                                                    79

4.2   Le memorie personali                                                                        89

4.3   Infanzia e vita adulta                                                                        100                                                                                                                                                     

5. I vari tipi di abbandono

    5.1   Oliver Twist e i bambini orfani nella società adulta                         113  

5.2   David Copperfield e l’abbandono da parte dei genitori sostitutivi            130 

5.3  L’abbandono da parte dei genitori naturali                                         146

6. Il recupero dei bambini

6.1 L’esperienza del recupero                                                                  157                                                           

6.2 Modalità e forme                                                                                166

 

APPENDICE

1. La voce dei giovani lavoratori: interviste della                                                          

Commissione parlamentare  (1832)                                                          177     

 

2. Dickens e l’impegno sociale

 “Crimine ed Educazione”, lettera-articolo di Dickens

 al Daily  News (1846)                                                                                186

                                   

 “Un Appello alle Donne Perdute”(1847)                                                 196

 

3. David Copperfield e la televisione: due schede                         203

 

Bibliografia                                                                                               211

Indice delle tavole                                                                         219                                                                                                                       

Indice delle tematiche ricorrenti                                                 221      

Indice dei nomi                                                                             229

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione

                                                             Charles Dickens è il poeta, il quale come nessun altro ha reso immortali la propria gioia e il proprio dolore infantili. Sempre e sempre ancora egli narra di quel fanciullo umiliato, spaurito, trasognato, orfano di padre e di madre; il suo accento patetico commuove fin quasi alle lacrime, la sua voce si fa armoniosa e piena come suono di campane1.

 

 

 

 
Charles Dickens fu uno dei più grandi e famosi scrittori della letteratura inglese dell’800. Raccontò storie complesse, ricche di personaggi, luoghi e tematiche. Humor, autobiografismo e impegno sociale sono i tratti distintivi della sua opera; le lacrime e il riso, e la loro efficace fusione, i suoi strumenti essenziali. Gli aspetti negativi della società e la sua esperienza personale portarono Dickens a descrivere nelle sue opere soprattutto la povertà, il lavoro minorile e l’infanzia abbandonata.

Ogni scrittore, come ognuno di noi, è influenzato dalla realtà che lo circonda. Per capire l’opera di Dickens bisogna tener conto del periodo in cui visse, caratterizzato da rapidi cambiamenti. La Rivoluzione Industriale, infatti, portò delle grandi trasformazioni nelle città nelle quali nacquero agglomerati urbani senza controllo; miseria e povertà accompagnarono questi cambiamenti.

L’abbandono e lo sfruttamento infantile erano molto diffusi nell’età di Dickens e lo riguardano in prima persona. Secondo la legge e la società il bambino era considerato un adulto se aveva più di sette anni e quindi era responsabile delle proprie azioni. Fino al 1780 la punizione per aver commesso un numero superiore ai duecento crimini era la morte per impiccagione e molti bambini furono impiccati per reati banali:

 

In un solo giorno, nel febbraio 1841, il Tribunale di Londra condannò a morte cinque bambini; Fowler e Wolfe di dodici anni per il furto in un’abitazione; Morris, di otto anni, Solomons, di nove e Burrell, di undici, per aver rubato un paio di scarpe2.

 

Il tribunale non soltanto condannava i bambini ma li trasportava anche oltremare se ritenuti colpevoli di crimini molto gravi. Gli estratti del Registro della prigione di Stafford del 1834, e dell’anno successivo, mostrano il tipo di crimine che portava alla deportazione:

William Biglen: di anni 14, per aver rubato un fazzoletto di seta – condannato alla deportazione per sette anni..., Matilda Seymour: di anni 10, per aver rubato uno scialle e una sottana – condannata alla deportazione per sette anni..., Thomas Bell. di anni 11, per aver rubato due fazzoletti di seta – condannato anche lui alla deportazione per sette anni3.

 

La deportazione come metodo usato per combattere la delinquenza minorile era stata autorizzata da una legge del 1718. Le prigioni  divennero molto popolate; uomini, donne e bambini erano rinchiusi in luoghi malsani senza strutture sanitarie e si contagiavano a vicenda  sia moralmente che fisicamente.

Molti bambini poveri non solo venivano condannati e imprigionati come gli adulti ma erano anche costretti a lavorare nelle fabbriche tessili sfruttati e maltrattati; la situazione peggiore era vissuta da coloro che nel XIX secolo erano impiegati nelle miniere dello Staffordshire, Lancashire e West Riding e lavoravano duramente per dodici ore al giorno riempiendo i carrelli con il carbone e spingendoli lungo la miniera.

Il primo rapporto della Commissione sull’impiego dei bambini e dei giovani nelle miniere, presentato in Parlamento nel 1842, descrisse quei bambini come esseri totalmente in potere dei loro superiori4. Una bambina di otto anni, Sarah Gooder, descrisse ai commissari la sua giornata nella miniera:

 

Devo lavorare senza luce e ho paura. Vado a lavorare alle quattro e a volte alle tre e mezza del mattino e finisco alle cinque e mezza della sera. Non vado mai a dormire. Qualche volta canto quando c’è luce ma non al buio: non oso in quel caso5.

 

Bambine come questa, che trascinavano i carrelli di carbone nelle miniere, furono descritte dai membri della Commissione sul Lavoro Minorile del 1842. Rivelazioni come questa ebbero come risultato immediato la proibizione del lavoro dei minori di dieci anni nelle miniere. Simili limitazioni sull’impiego dei bambini nei cotonifici erano già state imposte e si estesero successivamente con nuove leggi. Nonostante ciò fu necessario nel 1866 lottare per una ulteriore legge che proteggesse i bambini nelle altre industrie e anche dallo sfruttamento dei genitori. L’indifferenza dei genitori e della società nei confronti dello sfruttamento minorile fu uno degli ostacoli maggiori da superare per chi cercò di affermare il diritto di protezione per i bambini. Tra coloro che lottarono nel XIX secolo per diminuire l’orario di lavoro dei minori all’interno delle fabbriche e delle miniere, Lord Shaftesbury fu il più noto. Prima di lui Jonas Hanway aveva protestato contro l’impiego dei bambini come spazzacamini. Hanway rese noti gli infortuni che capitavano ogni anno ai bambini soffocati dal fumo o feriti alle gambe e alle braccia a causa degli spostamenti lungo i camini. Egli cercò di scuotere la coscienza pubblica raccontando la riluttanza dei bambini ad arrampicarsi nei labirinti pieni di fuliggine, riluttanza che veniva domata dai datori di lavoro accendendo il fuoco sotto di loro e obbligandoli a muoversi per fuggire dalle fiamme. La protesta di Hanway fu solitaria e senza risultato, infatti soltanto cento anni più tardi l’impiego degli spazzacamini fu proibito. Nel 1873 Lord Shaftesbury raccontò la stessa realtà ma con maggiori risultati visto che nel 1875 l’impiego di questi bambini fu proibito dalla legge.

Hanway aveva lottato da solo nel 1773; negli anni successivi le varie Commissioni parlamentari mostrarono il modo terribile in cui venivano trattati gli spazzacamini e di conseguenza molte leggi furono approvate per proteggere questi bambini ma nessun tentativo serio fu compiuto per renderle effettive. Buona parte della compiacenza nei confronti dello sfruttamento dei bambini derivava dalla convinzione che nella società ognuno avesse il suo posto e che dovesse conservarlo. Questa situazione era dovuta anche alla convinzione che i genitori avessero la responsabilità totale sui figli, lo stato riconosceva tale responsabilità ed evitava di intervenire attraverso una legislazione contro lo sfruttamento che avrebbe limitato i diritti dei genitori. Anche gli stessi riformatori, che volevano proteggere i bambini, non avevano intenzione di violare la stabilità familiare; di conseguenza furono pochi coloro che lottarono per un’azione legislativa. Proporre una limitazione dell’autorità dei genitori significava non solo diminuire i diritti dei genitori stabiliti dalla legge ma anche modificare un modello familiare considerato volere di Dio.

All’inizio del XIX secolo iniziarono a manifestarsi i primi segnali di un cambiamento, ad esempio nel 1814 fu introdotta una legge per prevenire il furto dei bambini, ritenendolo un crimine passibile di pena per la prima volta nella legge inglese. In un discorso a favore della legge contro il furto dei bambini, un parlamentare osservò alla Camera dei Comuni nel 1814:

 

E’ sorprendente che questo reato [...] non fosse affatto punito dalla legge esistente, tranne in quei casi in cui la persona che aveva rapito il bambino fosse accusata di voler rubare i suoi vestiti. Era sicuramente una grande colpa delle leggi del Parlamento [...] il fatto che un uomo fosse libero di rubare un bambino senza essere punito mentre non poteva rubare le scarpe di quel bambino senza essere condannato. E [...] il giudice, in casi di questo tipo, se esistevano dubbi sul fatto che la persona volesse semplicemente rubare il bambino, e non i suoi vestiti (cioè il reato considerato maggiore), allora poteva anche decidere di liberarla6.

 

 

I bambini venivano rapiti per il valore dei loro vestiti o per essere venduti a mendicanti che li obbligavano a chiedere la carità, o a datori di lavoro che, generalmente, li facevano lavorare come spazzacamini. Secondo la legge esistente, soltanto coloro che venivano considerati colpevoli di furto dei bambini per appropriarsi dei loro vestiti venivano condannati. Il furto dei minori fu soggetto alle punizioni previste per i reati più gravi, lo scopo della legge era quello di offrire la protezione dello stato ai bambini rapiti che avevano genitori che non potevano proteggerli; successivamente la protezione da parte dello stato si estese ad altre sfere e fu stimolata dalla reinterpretazione dei diritti dei genitori sui propri figli e dalla nuova visione dell’infanzia che si diffuse in Inghilterra nel XIX secolo.

Partendo da queste premesse storiche il presente studio su Dickens si suddivide in due parti: la prima parte si basa soprattutto sulla situazione dei bambini nell’Inghilterra vittoriana, sul loro abbandono da parte della società, sullo loro sfruttamento all’interno delle fabbriche e sulle idee relative all’infanzia che si sono modificate nel tempo.

La seconda parte analizza l’influenza della condizione dell’infanzia inglese e dell’esperienza personale dell’autore, caratterizzata dalla trascuratezza dei genitori sempre presente nella sua memoria, sulla scelta del tema dell’abbandono dei bambini. L’analisi si basa su due romanzi di Dickens più legati all’esperienza personale dell’autore, Oliver Twist che rappresenta il primo tentativo di trasporre la sua esperienza privata celata dalla scrittura, e David Copperfield, in cui compaiono, con qualche modifica, alcuni dei frammenti autobiografici scritti da Dickens e resi noti dal suo biografo Forster.

 

Questa ricerca, tra letteratura e pedagogia, è nata in seguito all’interesse per la condizione dei bambini abbandonati stimolata dalla lettura del Poema pedagogico di Makarenko e si basa principalmente sul legame tra alcune parole chiave che ne chiariscono il percorso: lingua, letteratura, storia, educazione. Per comprendere le scelte letterarie di Dickens, infatti, non si può non considerare la situazione dei bambini inglesi e quindi la storia sia sociale che personale dell’autore. Analizzando i suoi romanzi alla luce di queste informazioni si comprende perché la sofferenza infantile, sperimenta dentro e fuori di sé, sia diventata la protagonista quasi ossessiva dei suoi scritti. Attraverso i racconti d’infanzia negata e a volte ritrovata, Dickens mostra una capacità che va oltre quella puramente letteraria. Egli riesce a descrivere la situazione psicologica di abbandono e solitudine che un bambino può provare e analizza i rapporti adulto-bambino sottolineandone la fondamentale importanza per lo sviluppo dell’individuo. Dietro i suoi personaggi di carta si nascondono verità sull’educazione e sul tipo d’affetto che un bambino dovrebbe ricevere, verità implicite che rendono Dickens un precursore di alcune teorie psicologiche e pedagogiche che si sono diffuse dopo di lui.

L’interesse di Dickens per l’infanzia è legato alla situazione reale dei bambini, ai suoi ricordi infantili e anche alle notizie che, come lettore e giornalista, si presentavano alla sua attenzione. Le opere letterarie, anche se autobiografiche, uniscono elementi reali e immaginari, ci raccontano la realtà che però è rielaborata dalla mente dello scrittore e mescolata alla sua fantasia. Le lettere e gli articoli scritti da Dickens, invece, sono uno specchio fedele della realtà e dimostrano, insieme ai documenti storici, che la situazione di abbandono sociale esisteva realmente, confermando molti fatti che lo scrittore ci racconta nei romanzi.

 

Nell’Appendice di questo lavoro di ricerca sono presenti due lettere che testimoniano l’impegno sociale di Dickens: una lettera-articolo scritta al Daily News che racconta la sua visita a una Ragged School, una scuola per bambini poveri, e sottolinea l’importanza dell’istruzione come mezzo per evitare l’aumento dei bambini vagabondi e corrotti nelle strade. La seconda lettera Dickens l’ha scritta perché fosse diffusa tra le prostitute, invitandole a cambiare vita trasferendosi in un istituto creato insieme ad una sua amica per il loro recupero.

Il rapporto tra la letteratura e la realtà infantile raccontata nei giornali vittoriani viene soltanto accennato nell’Appendice di questo lavoro, ed è una linea di ricerca interessante da sviluppare.

 Il percorso seguito termina con l’ultima parola chiave: lingua, lo strumento che permette di conoscere il pensiero dello scrittore e di renderlo noto attraverso la traduzione dei suoi scritti meno conosciuti; per questo le due lettere sono presenti tradotte con testo a fronte. L’Appendice comprende alcune interviste della Commissione parlamentare del 1832, con a capo Michael Sadler, ad alcuni giovani lavoratori nelle fabbriche che testimoniano la dura realtà in cui vivevano.

 

Dickens è in realtà sia l’autore che il protagonista delle sue opere, parla di bambini abbandonati ricordando la sua infanzia e cerca delle figure adulte nei suoi romanzi che siano in grado di amare i bambini nella maniera adeguata. Durante la sua vita si alternavano in lui momenti di irrequietezza e momenti di serenità; cercò di essere un padre migliore del suo, dividendo con i figli momenti di felicità ma spesso la sua angoscia ritornava in superficie e allora mostrava un altro lato di sé. L’ossessione per l’ordine lo portava a fare delle vere e proprie ispezioni nelle camere dei figli; forse la sua inquietudine interiore legata al passato lo spingeva a trovare un ordine fuori di sé. I suoi ricordi passati hanno influenzato lo sviluppo del suo carattere particolare ma gli hanno anche permesso di parlare dei rapporti tra adulti e bambini, e dei problemi che spesso ne derivano e che esistono anche oggi, in un’epoca in cui ancora molti bambini sono abbandonati, vittime di genitori violenti, o si sentono rifiutati e incompresi.

L’educazione rigida e che tenta di dominare i bambini era presente all’età di Dickens ma è diffusa ancora oggi; anche la trascuratezza e l’assenza di genitori-guida sono dannose quanto il dominio autoritario degli adulti. Dickens sembra rendersene conto quando, nel David Copperfield, contrappone alla figura del patrigno autoritario, e della madre-bambina, la figura della zia che offre una terza via educativa: il rispetto delle differenze del bambino, la guida nella crescita attraverso un rapporto reciproco di fiducia, e la trasmissione, e non l’imposizione, dei valori. L’incontro con ciò che è diverso, in questo caso il bambino, non avviene cercando di dominarlo, né attraverso l’identificazione: come dice Rossi non ha senso “la proposta [...] di un processo di identificazione come rimedio alla diversità, vale a dire la proposta di un incontro che si realizzerebbe appieno solo attraverso una rinuncia ai propri valori o in una totale assenza di valori”7. Il bambino non ha bisogno di adulti che si trasformino in bambini o che pensino come loro, ma di persone che rispettino la diversità che permette di arricchire le due parti che si confrontano.

 

 

 
Come scrittore Dickens influenzò i suoi lettori cercando di farli riflettere soprattutto sull’atteggiamento negativo, diffuso nella sua società, nei confronti dei più piccoli ed é ancora in grado di commuovere e di far riflettere sulla situazione drammatica di molti bambini che, oggi come allora, vengono abbandonati, sfruttati e derubati della loro infanzia. Il messaggio che un’opera può contenere e i sentimenti che suscita, infatti, non rimangono imprigionati nell’epoca in cui l’opera è scritta; come dice Bachtin: “Le opere spezzano le frontiere del loro tempo e vivono nei secoli, cioè nel tempo grande, e spesso (e le grandi opere sempre) di una vita più intensa e piena che nell’età loro contemporanea”8.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6. Il recupero dei bambini

 

                                                                    Dolcezza, severità, medicine non aiutano: i bambini soffrono di fame mentale.[...] Se il bambino viene avviato su una strada che gli permetta di costruire la sua condotta e la sua vita, tutto andrà bene: spariranno i malesseri, spariranno gli incubi1.

                                                Maria Montessori

 

 

 

 

 

 

6.1 L’esperienza  del recupero

Il recupero dei bambini abbandonati si compie, nei romanzi di Dickens, attraverso l’aiuto di adulti che rappresentano dei genitori sostitutivi. Dickens sembra nutrire, probabilmente anche a causa dell’esperienza personale, una sfiducia totale nella capacità dei genitori naturali di offrire ai propri figli una sicurezza affettiva ed economica.

Il recupero, quindi, è affidato ad altri adulti ed è un compito difficile, per il quale sono richieste doti particolari. Prima di tutto gli adulti devono provare e dimostrare un amore sincero nei confronti dei bambini; Mr. Brownlow, la zia Betsey, Mr. Peggotty, tutti loro offrono un affetto che si manifesta concretamente e che viene ricambiato spontaneamente dai piccoli orfani. Il signor Brownlow non fa mancare niente ad Oliver, come la zia Betsey aiuta David, lo protegge e lo guida verso la vita adulta; Mr. Peggotty, anche se di mezzi più modesti, trasforma un vecchio battello cercando di creare una casa accogliente per i suoi bambini. Oltre a provvedere ai bisogni materiali, i genitori sostitutivi contribuiscono a creare il carattere dei bambini di cui si prendono cura, e lo fanno attraverso il loro esempio positivo. Questi adulti, ai quali Dickens assegna il compito del recupero, devono aiutare coloro che, vittime dell’ingiustizia sociale, non possono farcela da soli; la loro  natura positiva è contrapposta alla negatività di individui come Murdstone, che non corrispondono all’ideale di Dickens.

David diventa un bambino nuovo quando fugge dai Murdstone e viene accolto dalla zia Betsey. Vivendo con il patrigno, David si sentiva abbandonato e in colpa perché tutti lo consideravano malvagio e così iniziò a convincersi che lo fosse veramente:

 

My stripes were sore and stiff, and made me cry afresh, when I moved; but they were nothing to the guilt I felt. It lay heavier on my breast than if I had been a most atrocious criminal, I dare say 2.

 

Il patrigno e la sua indifferenza rimangono impresse nella mente di David che, anche da adulto, non riesce a comprendere e a perdonare il comportamento di Mr. Murdstone: “it is matter of some surprise to me, even now, that I can have been so easily thrown away at such an age”3.

 

 
Diversamente dai Murdstone, la zia Betsey ha un ruolo positivo nella formazione di David e nel suo recupero dopo l’esperienza negativa della sua infanzia. Dietro l’aspetto brusco e taciturno si nasconde una madre sostitutiva che è in grado di salvare il bambino dal patrigno e di aiutarlo ad affrontare il processo di crescita verso la vita adulta. La zia Betsey rappresenta l’inizio di una vita serena dopo una serie di traumi vissuti da David: il matrimonio della madre con il terribile Mr. Murdstone, l’esperienza umiliante del lavoro, la morte della madre. In ogni momento della sua esperienza passata il mondo adulto si è approfittato di David, perché, come dice lui stesso, i bambini hanno una “simple confidence” che però “change for worldly wisdom”4.

 

 
 Il mondo adulto, nella finzione come nella realtà, spesso non aiuta il bambino ma ostacola il suo sviluppo impedendo la formazione di un solida identità. I bambini vagabondi dei romanzi di Dickens sono in cerca della loro identità e questo percorso interiore è spesso simboleggiato da un viaggio fisico che compiono i protagonisti, come Oliver e David. La zia Betsey rappresenta la meta del viaggio fisico compiuto da David mentre l’obiettivo psicologico consiste nello sviluppo di una personalità equilibrata. La zia aiuta e favorisce David nel suo sviluppo diventando la sua guida, un punto di riferimento stabile; mette alla prova il nipote facendogli credere di essere in rovina per conoscere la reazione di David di fronte alla povertà. David supera il test della zia, infatti si impegna nel lavoro per mantenersi, dimostrando di aver assorbito i suoi principi. Nel periodo infantile nessuno aveva guidato David con il buon esempio, la sua educazione si basava soprattutto sulle punizioni e sulla repressione mentre la zia lo educa per mezzo dei suoi principi; Dickens mostra, attraverso questo personaggio, che l’educazione è fondamentale nel recupero dei bambini e può permettere lo sviluppo, ostacolato in passato, delle loro potenzialità.

Anche di fronte alle relazioni sentimentali di David, pur non intervenendo, zia Betsey cerca di consigliare il nipote ma lascia sempre che sia lui a decidere, favorendone l’autonomia. Dopo la morte di Dora, la moglie di David, è sempre la zia che aiuta David a riconoscere il suo affetto per Agnes; il suo ruolo di madre è basato sull’amore ma anche sul rispetto, sulla capacità di dare consigli senza comandare.

David riconosce alla zia di essere stata importante nella sua vita, sostenendo che la madre stessa “not have loved me better, or studied more to make me happy”5.

 Nell’esperienza del recupero gli effetti positivi si hanno per entrambe le parti: bambino e adulto. Anche la zia di David, infatti, risulta trasformata dal suo rapporto con il bambino, si è addolcita rispetto al passato. La relazione adulto-bambino è quindi reciproca e Dickens mostra l’influenza positiva che i bambini hanno sugli adulti. Il ritratto della zia Betsey può rappresentare la realizzazione di un desiderio inconscio dello scrittore; David ha trovato in lei un affetto sincero e una guida morale mentre Dickens fu costretto a percorrere da solo la difficile strada verso la vita adulta.

Un’altra figura sostitutiva, presente nel romanzo David Copperfield, e fondamentale per il recupero dei bambini, è rappresentata da Mr. Peggoty, un pescatore che accoglie nella sua casa una vedova e due orfani, Emily e Ham. La devozione di quest’uomo nei confronti dei bambini che ha adottato supera quella di molti genitori naturali descritti da Dickens. Mr. Peggotty, come la zia Betsey, offre una vita serena a dei bambini orfani che altrimenti sarebbero rimasti soli ad affrontare il mondo adulto pieno di pericoli. Dopo la fuga di Emily con Steerforth, e il suo abbandono, Mr Peggotty offre di nuovo il suo aiuto alla ragazza e cerca di farle superare il trauma lasciando l’Inghilterra ed emigrando in Australia.

Il recupero di questi bambini abbandonati consiste nel cercare di far superare loro le esperienze negative vissute in passato e causate da adulti irresponsabili. Anche se esiste una differenza sociale tra la zia Betsey e Mr Peggotty, non c’è diversità nel loro affetto nei confronti dei bambini. Secondo Dickens la validità di un genitore non deriva dalla classe a cui appartiene, ma dalla capacità di capire e aiutare i propri figli.

Un elemento che accomuna sia Oliver che David consiste nel fatto che alla fine ottengono entrambi una stabilità economica oltre a quella affettiva. Oliver Twist scopre di avere un’eredità che gli ha lasciato il padre e viene adottato dal benestante Brownlow, David Copperfield e la zia recuperano i soldi di cui erano stati derubati. Probabilmente Dickens, che sperimentò in prima persona gli effetti della povertà, premia i suoi bambini garantendo loro una vita agiata oltre che una serenità affettiva, cercando così di allontanare il ricordo doloroso del suo passato.

Dickens è consapevole che i bambini hanno delle necessità diverse dagli adulti che devono essere rispettate: essi hanno il diritto di vivere la loro età senza essere inseriti precocemente nel mondo adulto e se vengono privati della loro infanzia il loro sviluppo ne sarà compromesso. Soltanto un ambiente familiare sereno può permettere la formazione di una personalità equilibrata; gli adulti come la zia Betsey, Peggotty e Brownlow rispettano l’infanzia e contribuiscono positivamente alla crescita dei bambini, favorendo la loro indipendenza. Le figure negative come Murdstone, invece, rappresentano l’irresponsabilità del mondo che priva i bambini della possibilità di vivere la loro infanzia e li obbliga a crescere troppo in fretta, come si capisce dalle parole di Murdstone: “What is before you, is a fight with the world; and the sooner you begin it, the better”6.

Dickens contrappone, quindi, due esperienze nei suoi racconti: l’abbandono dei bambini maltrattati e sfruttati dagli adulti, e il loro recupero per mezzo di adulti validi. I bambini che non hanno la possibilità di vivere serenamente la loro età possono sviluppare caratteristiche negative che faranno parte di loro anche da adulti, Dickens mostra che “soltanto un amore maturo e stabile può garantire alla psiche in formazione quel nutrimento di cui ha bisogno per crescere e diventare un’unità completa”7.

Per Dickens il recupero è possibile attraverso un’educazione gestita da adulti responsabili. Nei casi simili a quelli di Steerforth e di Heep, una madre incapace e priva di valori provocherà soltanto dei danni nel figlio, spesso irreparabili, mentre David riesce a superare l’esperienza negativa del passato grazie alla zia che lo guida e crea un ambiente familiare tranquillo e adatto a soddisfare le sue necessità. Oliver e David riescono a superare i loro dolori nel momento in cui vivono con adulti consapevoli del fatto che “né minacce né lusinghe sono necessarie, ma solo condizioni normali di vita”8.

Dickens osservò il fallimento dei genitori del XIX secolo e offrì, nei suoi romanzi, questi modelli di adulti per mostrare al pubblico e allo stato le responsabilità educative. Per Dickens soltanto riconoscendo i doveri dei genitori nella crescita dei figli e, più in generale, le responsabilità dello stato, una nazione può evitare il disastro; egli cerca di risvegliare la coscienza del suo pubblico e di diffondere, attraverso i suoi scritti, la consapevolezza dell’importanza dell’educazione dei bambini per un futuro migliore.

 

 

 

 

6.2 Modalità e forme

Per recuperare i bambini maltrattati e abbandonati e inserirli positivamente nella società è necessaria una corretta educazione. L’importanza che Dickens assegna all’educazione traspare non soltanto dai suoi romanzi ma anche dai suoi articoli di giornale e dai discorsi pubblici che fece. Egli fu molto sensibile agli sviluppi educativi che si stavano verificando in Inghilterra nel corso del XIX secolo e considerò l’educazione, che per lui doveva essere universale e non settaria, un mezzo efficace per evitare la catastrofe sociale. Il suo pensiero generale su questo tema è espresso nel discorso che tenne a Birmingham nel 1844: “Se si vuole ricompensare l’onestà, se si vuole incoraggiare il bene e se si vuole estirpare il male e correggere il vizio, l’educazione, liberale e di vasta portata, è l’unica cosa necessaria e l’unico mezzo efficace”9.

Nell’età di Dickens il senso di responsabilità dello stato cominciava ad aumentare nei confronti dell’istruzione dei cittadini. La possibilità di accedere alle scuole variava a seconda del sesso, del luogo e della classe sociale; coloro che potevano pagare avevano la possibilità di frequentare diversi tipi di istituti, anche se la qualità dell’istruzione non era sempre garantita.

Dickens ricevette un’istruzione irregolare, iniziata a Chatham, nella scuola elementare gestita da una direttrice non qualificata. Successivamente frequentò una scuola più organizzata, nella quale ricevette un’istruzione migliore rispetto al passato, ma fu costretto ad interrompere gli studi nel 1824, quando il padre fu imprigionato per debiti. Nel 1825 tornò a scuola, frequentando la Wellington House, diretta dal sadico Jones che ispirò Mr Creakle, il direttore di Salem House, la scuola descritta in David Copperfield. La critica al direttore della sua scuola trovò posto non solo nella finzione ma anche nei discorsi pubblici di Dickens. In un discorso del 1857 Dickens descrisse la sua esperienza a scuola e il direttore Jones “la cui occupazione consisteva nel sottrarre da noi il più possibile e nell’inserire il meno possibile”10.

Mentre Dickens, figlio di un impiegato, ricevette un’educazione, anche se irregolare, per i bambini più poveri non era possibile studiare. Nel XIX secolo si diffuse una controversia sul tema dell’educazione religiosa che veniva considerata da molti un ostacolo per la diffusione del sistema scolastico a livello nazionale. Dickens si oppose all’insistenza dell’intervento della Chiesa nell’educazione ritenendo che il catechismo non fosse adatto allo stato di ignoranza diffuso in quel momento. L’interesse per il problema dell’educazione portò Dickens, nel 1843, a visitare le Ragged Schools, che accoglievano i bambini poveri e abbandonati, e a divenire uno dei principali sostenitori di questi istituti, nonostante fosse consapevole dei loro limiti, soprattutto della mancanza di insegnanti qualificati. Dickens aveva le sue idee personali sui metodi educativi più efficaci e criticava le lezioni basate sugli oggetti e la loro forma e su un vocabolario e un contenuto non adatti alle esperienze dei bambini.

 

 
Dickens credeva nell’estensione dell’educazione a tutti i cittadini anche se non offrì delle strategie specifiche per raggiungere questo scopo. Criticando quelli che considerava abusi e carenze ed elogiando gli sviluppi che riteneva positivi, svolse un ruolo di guida sociale per il suo pubblico, inoltre fu uno dei primi ad introdurre il tema dell’educazione sia nella finzione che nel giornalismo. Nell’anno della sua morte, 1870, il Parlamento approvò il progetto di legge sull’Educazione Elementare che portò all’istruzione obbligatoria. Dickens con le sue idee favorì il risveglio della coscienza nazionale nei confronti del tema dell’abbandono dell’infanzia e dell’importanza dell’educazione. In una lettera scritta al Daily News il 4 febbraio 184611, è evidente l’importanza che  Dickens riconosce all’infanzia e alle conseguenze negative che la mancanza di un’educazione può produrre; egli sostiene, infatti, che tra i bambini vagabondi e soli si potrebbe trovare “il figlio di ogni uomo di questa terra, non importa quale sia il suo rango, se dopo la sua nascita avesse avuto lo stesso tipo d’infanzia di queste povere creature!”, inoltre riconosce il dovere dello Stato di intervenire per recuperare questi bambini, accusandolo di noncuranza “nei confronti di coloro che punisce così spesso, ed ai quali potrebbe, più facilmente e meno dispendiosamente, fornire un’istruzione e salvarli”.

Oltre agli articoli Dickens scrisse anche molte lettere private che mostrano il suo interesse per il problema della povertà e per le azioni compiute  in  aiuto delle persone meno fortunate; il 15 dicembre del 1840, egli scrisse una lettera al Dottor Southwood12:

Mio caro signore vi sono grato per la vostra gentile nota e per l’allegato di oggi. Non avevo mai visto l’opuscolo del Sanatorio13 e mi ha fatto molto piacere riceverlo. Le ragioni alla base di tale Istituzione, e i vantaggi che probabilmente ne risulteranno, non potevano venire espressi più eloquentemente e con maggiore efficacia”14.

 

 

 
Preoccupato e indignato per la situazione in cui vivevano le persone più povere nelle città, Dickens decise di lottare per i più deboli. Questa idea si fece strada nella sua mente nel marzo del 1843, quando ricevette una copia del Rapporto della Commissione sul Lavoro Minorile, che gli fu inviata dal suo amico dottor Southwood, membro della Commissione. Il documento era sconvolgente e svelava che gli orfani allevati dalle parrocchie e i bambini di famiglie povere erano mandati a lavorare all'età di sette anni e qualche volta fin dai tre o quattro anni e che il loro apprendistato, se avveniva, non gli conferiva nessuna abilità reale e si svolgeva in condizioni di privazioni e maltrattamenti. Venendo a conoscenza della situazione in cui si trovavano questi bambini, Dickens scrisse a Southwood:

Sono talmente atterrito dal libro che mi avete spedito che penso [...] di scrivere e pubblicare un opuscolo chiamato "Un appello al popolo d’Inghilterra a favore del figlio dell'uomo povero", con il mio nome aggiunto, naturalmente15.

 

Quattro giorni dopo Dickens scrisse di nuovo all'amico dicendo di aver deciso di scrivere, al posto di un opuscolo, un racconto che avrebbe avuto un maggior effetto sul pubblico.

Dickens utilizzava lo stile giornalistico nelle lettere, negli articoli e nei romanzi per esprimere le sue idee quando i suoi sentimenti venivano colpiti dall'ingiustizia sociale. Nel giugno del 1842 scrisse una lettera al Morning Chronicle per sostenere il progetto di legge di Lord Ashley contro il lavoro delle donne e delle ragazze nelle miniere:

 

Secondo i nobili proprietari delle miniere - scrisse Dickens ironicamente - i minatori conducevano una vita così allegra e chiassosa che è bene lavorino sotto la superficie della terra, altrimenti la società verrebbe assordata dalle loro grida di gioia16.

 

Dickens fu spesso protagonista di discorsi pubblici per aiutare i più bisognosi cercando di raccogliere fondi, come nel caso dell'Ospedale per bambini malati di Londra17. L’ospedale, durante i cinque anni di assistenza, aveva soccorso cinquantamila bambini dei quali trentamila avevano meno di cinque anni, ma la mancanza di fondi ne aveva ostacolato il lavoro. Fu quindi organizzata una cena pubblica per raccogliere fondi e Dickens fu scelto come presidente; durante il suo discorso raccontò del sacrificio economico fatto dai poveri stessi per mantenere in vita l'ospedale. Il discorso del 9 febbraio del 1858 fu uno dei migliori tra tutti quelli che Dickens tenne in pubblico:

 

Ho visto molti bambini poveri e abbandonati a Londra.[...]. Ma tali cose non devono succedere e non accadranno se queste persone qui riunite, che sono solo una goccia della linfa vitale del grande e compassionevole cuore pubblico, sosterranno i mezzi di soccorso e prevenzione che è mio compito proporre18.

 

Dickens si interessò anche del problema delle donne corrotte e costrette alla prostituzione. Nei suoi romanzi sono spesso presenti due tipi di donna: Agnes e Rose, in David Copperfield e Oliver Twist, incarnano l’ideale vittoriano della donna in grado di gestire la casa e di essere una buona moglie, e si contrappongono a personaggi come Emily, Martha, e Nancy che rappresentano l’altra faccia della realtà femminile, che diventa corrotta a causa dell’abbandono e dello sfruttamento della società. Nei suoi romanzi, nonostante la compassione verso di loro, Dickens spesso punisce queste donne che pagano per la loro caduta; nella realtà invece aiutò la sua amica Angela Burdett Coutts a far nascere “Urania Cottage”, una casa creata per riabilitare le prostitute offrendo loro una seconda possibilità19.

Dickens auspicava una società basata sulle relazioni umane piuttosto che sul denaro; con la sua originalità e ironia rappresentò un mondo in cui i bambini sono l'unico elemento positivo. La visione critica che Dickens ha della sua società insensibile alle sofferenze dei più deboli, e il suo modo di descrivere i bambini abbandonati e sfruttati, lo rendono uno scrittore e un critico attuale.

 

 

 

Bibliografia

 

 

 

 

Seguono in ordine alfabetico le principali opere di e su Dickens utilizzate nella ricerca:

 

 

Dickens C., David Copperfield (1849-1850), London, Penguin, 1996; tr. it. Milano, Mondadori, 2001.

 

 

Dickens C., Oliver Twist (1838), London, Penguin, 1996, tr. it. Milano, Mondadori, 1999.

 

 

Dickens C., Christmas Books (1852), Oxford, Oxford University Press, 1998, tr. it., Racconti di Natale, Milano, Mondadori, 1999.

 

 

Forster J., The Life of Charles Dickens, London, J. W. T. Ley, 1928.

 

 

Frank L., Charles Dickens and the Romantic Self, London, University of Nebraska, 1984.

 

 

House M., Storey G., Tillotson K. (eds.), The Letters of Charles Dickens, Oxford, Clarendon Press, 1965.

 

 

Jordan J. O. (ed.), The Cambridge Companion to Charles Dickens, Cambridge, Cambridge University Press, 2001.

 

 

Mackenzie N. and  J., Dickens: A Life, Oxford, Oxford University Press, 1979.

 

 

Schlicke P. (ed.), Oxford Reader’s Companion to Dickens, Oxford, Oxford University Press, 1999.

 

 

Shepherd R. H. (ed.), The Speeches of Charles Dickens, 1841-1870, London, Chatto & Windus, 1906.

 

 

Slater M. (ed.), Dickens 1970, London, Chapman and Hall, 1970.

 

 

Watkins G., Dickens in Search of Himself, London, Macmillan Press, 1987.

 

 

Zweig S., “Dickens”, in Tre Mestri, Milano, Sperling & Kupfer, 1961.

 

 

 

Per la ricerca sull’evoluzione del significato del termine “abbandono” sono stati consultati i seguenti volumi:

 

 

Standard Dictionary of The English Language, New York, Funk & Wagnalls, 1962.

 

 

Collins English Dictionary, Glasgow, Collins, 1988.

 

 

Middle English Dictionary, Michigan, University of Michigan Press, 1954.

 

Vocabolario della Lingua Italiana, Bologna, Zanichelli, 1994.

 

 

Dizionario dei sinonimi e dei contrari, Bologna, Zanichelli, 1987.

 

 

Dizionario d’Italiano, Milano, Garzanti, 1998.

 

 

Enciclopedia Pedagogica (diretta da Mauro Laeng), Editrice La Scuola, 1989.

 

 

Seguono, in ordine alfabetico, gli altri testi utilizzati:

 

 

Anderson M., Interpretazioni storiche della famiglia: l’Europa occidentale 1500-1914, Torino, Rosenberg & Sellier, 1982.

 

 

Ariès P., Padri e figli nell’Europa medievale e moderna, Roma-Bari, Laterza, 1991. 

 

 

Bachtin M., L’autore e l’eroe, teoria letteraria e scienze umane, Torino, Einaudi, 1988.

 

 

Becchi E., I bambini nella storia, Roma, Laterza, 1994.

 

 

Briggs A., Storia sociale dell’Inghilterra, Milano, Mondadori, 1983.

 

 

Carotenuto A., La strategia di Peter Pan, Milano, Bompiani , 1995.

 

Chinol E., Masters of English Literature, Napoli, Liguori, 1983.

 

 

Cunningham H., The Children of the Poor: Representations of Childhood  since the Seventeenth Century, Oxford, Blackwell, 1991.

 

 

Cunningham H., Storia dell’infanzia, Bologna, il Mulino, 1997.

 

 

De Mause L., Storia dell’infanzia, Milano, Emme, 1983.

 

 

Digby A., Searby P., Children, School and Society in Nineteenth-Century England, London and Basingstoke, Macmillan Press, 1981.

 

 

Grylls D., Guardians and Angels, Parents and Children in Nineteenth-Century Literature, London-Boston, Faber and Faber, 1978.

 

 

Houghton W., The Victorian Frame of Mind, 1830-1870, New Haven and London, Yale University Press, 1975.

 

 

Izzo C., Storia della Letteratura Inglese, Milano, Accademia Sansoni, 1968.

 

 

Lamb M., La scuola della signora Leicester, tr. it. di Maria Stella, Palermo, Sellerio, 1987.

 

 

Mantoux P., La rivoluzione industriale, Saggio sulle origini della grande industria moderna in Inghilterra, Roma, Editori Riuniti, 1971.

 

Montessori M., La mente del bambino, Milano, Garzanti, 1980.

 

 

Pearce R. H. (ed.), Experience in the Novel: Selected papers from the English Institute, Columbia University Press, 1968.

 

 

Pinchbeck J., Hewitt M., Children in English society, I-II, University of Toronto, Toronto, 1973.

 

 

Pollock L., Forgotten Children: Parent-Child Relations from 1500 to 1900, Cambridge, Cambridge University Press, 1983.

 

 

Postman N., La scomparsa dell’ infanzia, Roma, Armando, 1984.

 

 

Richter D., Il bambino estraneo. La nascita dell’immagine dell’infanzia nel mondo borghese, Firenze, La Nuova Italia, 1992.

 

 

Rose L., Rogues and Vagabonds, Vagrant Underworld in Britain 1815-1985, London and New York, Routledge, 1988.

 

 

Rossi P., Bambini, sogni, furori; tre lezioni di storia delle idee, Milano, Feltrinelli, 2001.

 

 

Rousseau J. J., Emilio o dell’educazione, trad. di P. Massimi, Roma, Armando Editore, 1981.

 

 

Sanesi R. (a cura di), William Blake, Opere, Milano, Guanda Editore, 1984.

 

Siciliani de Cumis N., “Che ne pensano i bambini”, in corso di stampa, sui problemi della Pedagogia (numero monografico con gli atti del Convegno di L’Aquila, settembre 2001).

 

Stedman Jones G., Outcast London, A Study in the Relationship between Classes in Victorian Society, Oxford, Clarendon Press, 1971.

 

 

Stone L., Famiglia, sesso e matrimonio in Inghilterra tra Cinque e Ottocento, Torino, Einaudi, 1983.

 

 

Winn M., Bambini senza infanzia, Roma, Armando Editore, 1984.

 

 

Zweig S., “Dickens”, in Tre Mestri, Milano, Sperling & Kupfer, 1961.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indice delle tematiche ricorrenti*

 

 

 

Abbandono, VIII, XIV-XVI, XVIII, 64, 82, 84, 88, 89, 95, 98, 102, 103,

                      109, 113, 114, 126, 130, 133, 140-142, 144, 146, 151, 154,

                      162, 164, 169, 173, 187, 193, 201, 209, 212

      fisico e morale, 31, 32, 102-104, 113, 114, 140, 146, 151

 

 

Adulto / Bambino, VIII, XV, XVII, XVIII, XIX,  4-6, 9, 12, 13, 15, 16,

                              21, 22, 25, 26, 31, 36, 37, 45-47, 55-57, 60-62, 74,

                              80, 86, 100-108, 115, 124, 126, 128-130, 135, 138-

                              146, 157-165, 187, 189, 204-206.

 

 

Affetto, XV, 5, 56, 83, 84, 93, 95, 96, 103, 105, 106, 116, 128, 142, 150,

154-156, 158, 161, 162, 201, 204, 205

 

Analisi / Psicoanalisi, 98, 101, 107, 142

 

 

Apprendisti, 23, 24, 27, 28, 32, 36, 121, 132, 170

 

 

Armonia e Società, 42-45

 

 

Austerità, 40, 55, 60, 80, 83, 85, 157, 209

 

Autobiografia, VII, XIV-XVII, 9, 79, 130, 134, 137, 142, 153

 

 

 

Bambini

deportazione dei, VIII, XIX

furto dei, XII, XIII

punizione dei, VIII, IX, 193

di carta, XV, 108     

 “schiavi”, 27, 29-31, 35, 36

 

Benefattori, 41-43

 

Benessere, 44, 54, 86, 96, 128, 143, 146, 197, 199

 

Bisogno / Necessità, 4, 6, 16, 20, 22, 25, 27, 37, 39, 41, 42, 45, 50, 53,

                                60, 62, 63, 65, 67, 69, 84, 93, 102, 105-107, 114,

                                123, 129, 139, 141, 157, 162-164, 169, 172, 191,

                                193, 199  

 

Borghese / Borghesia, 14, 16, 50, 54, 71-73, 75, 215

 

 

 

 

Casa / Famiglia, 3, 6 e n, 7 e n, 21, 24, 25, 39, 54, 55, 60, 63, 64, 71, 85,

                             89, 90, 92, 93, 95, 96, 116, 117, 122, 124, 125, 127,

                            131, 132, 141, 142-144, 146, 148, 151, 158, 162, 173,

                            189, 197, 199, 201, 204, 213, 216

        case di correzione, 189, 199, 201

 

Chiesa, 66, 72, 168, 187, 189, 193

 

Classe sociale, 7, 14, 16, 37, 54, 66, 68, 71-74

 

 

Compassione, 14, 29, 42, 45, 65, 91, 105, 172, 173, 187, 199

 

Crescita / Sviluppo, XV, XVII, XVIII, 6, 7, 12, 27, 32, 34, 49, 55, 57,

                                  58, 63, 67-69, 71-74, 80, 81, 86, 99-104, 106, 107,

                                  115, 125, 135, 139-141, 143, 144, 146, 149, 151,

                                  159, 160, 161, 163, 165, 178, 179, 182, 184, 185,

                                  206

 

Crimine /Criminali, VIII, XII, 22, 39, 48, 49, 69, 122, 125, 187, 189, 199

 

Curiosità

bambini e, 55, 57, 58, 104, 106 

 

 

 

 

Debolezza, 26, 27, 53, 111, 142, 182, 184, 204, 205

 

Disciplina, 8, 20, 24, 46, 56, 59, 138, 150

 

Dolore / Sofferenza, VII, XV, 8, 44, 84, 99, 101, 105, 107, 110, 111,

                                    119, 124, 143, 148, 156, 184, 197, 209 

Donne perdute

            nella finzione, 125, 127, 173, 206

            nella realtà, 173, 196-201

    

Educazione, XV, XVIII, 23, 28, 32, 33, 38, 40, 43, 47, 56, 57, 60-63, 66-

                    69, 71, 72, 83, 85, 100, 103, 104, 129, 139, 144, 146, 160,

                    163-169, 206, 208, 215

Dickens ed, 169, 186-195

 

Esperienza, VII, XIV, 9, 56, 73, 90, 92, 93, 102, 105, 106, 108, 110, 114,

                   134, 137, 142, 157, 159, 161, 164, 167, 197

 

Età vittoriana, XIV, XVI, 16, 53, 55, 56, 60, 62, 66, 70, 79, 85, 95, 103

 

 

Figli

     della borghesia, 50, 54, 74

     dei poveri, 13-16, 20, 23-29, 37, 38, 40, 43, 45, 49, 50, 51, 54, 63, 64, 74,

                       75, 167, 168, 171, 172

 

Filantropia, 11, 20, 22, 34, 43, 49, 50, 64, 74, 173, 197

 

Fotografia e bambini, 8, 28, 32, 34, 49, 50, 53

Focolare

       mito del, 95, 96

 

Genitori / Figli, 10, 19-21, 27, 36, 37, 54, 55, 60, 65, 79, 80, 82, 89, 107,

                            141, 143, 146, 149, 151, 153, 154, 156, 157, 162, 164,

                            165, 189

 

 

“Holy Thursday”, 43-45

 

 

 

Inconscio, 4, 107, 109, 161

Industrializzazione, VII, 15, 24, 35, 38, 50, 54, 63, 122

Innocenza / Corruzione, 11, 37, 56, 59, 61, 79, 83, 87, 115, 116, 119,

                                          124, 126, 129, 187, 191, 197

Insoddisfazione, 95, 107

Ironia, VII, 115, 117, 118, 173

Istruzione, 13, 23, 24, 28, 40, 41, 43, 45-49, 50, 67-73 

           bambine / bambini, 69 -73

 

 

Lavoro minorile, IX-XI, 15, 35, 36, 38, 39, 46, 50, 63-67

 

nelle miniere, XI, 15, 36, 54

nelle fabbriche, IX, XI-XIV, 23, 26-28, 31-36, 46, 54, 63, 67

spazzacamini, IX-XIII, 28-31, 36    

Leggi, X, XI, XIII, 15-17, 19, 33, 37, 38, 65, 67, 121, 122

sulle fabbriche, 35

per la protezione dell’infanzia, 17

 

Londra e povertà, 20, 38, 86, 88, 94, 124, 125, 172, 187, 193

Memoria / Ricordi, 88, 89, 90, 95-98, 101, 102, 115, 124, 130, 134, 142,

                               163, 199, 20

Natura / Città, 20, 28, 38, 49, 57-59, 75, 86-88, 116, 124, 170, 199

 

 

Obbligo scolastico, 65-67, 71-73, 140

Ospizi, 23, 24, 40, 48, 49, 86, 103, 115, 119, 120, 122, 123, 125, 128

Ozio / Ordine statale, 20, 22, 23, 25, 38, 40, 44, 45, 59, 60, 65, 122

 

 

 

Passato, XVII, 6, 8, 9, 51, 55, 56, 60, 63, 74, 75, 80, 95, 97-99, 101, 106-

             109, 126, 134, 137, 143, 155, 161-164, 167, 199

Poesia e bambini, 19, 29, 44, 58, 59

Potenzialità / Capacità, XV, 13, 25, 36, 37, 49, 63, 69, 71, 84, 91, 98,

                                         99, 102, 106, 107, 109, 139, 144, 146, 157, 161,

                                        162, 189, 203

 

 

Realtà / Finzione, VII, XV-XVII, 9, 10, 88, 94, 96, 97, 102, 103, 115,

                                119, 125, 133, 141, 142, 160, 167, 168

 

Recupero, XVI, 105, 127, 157-164, 189, 199

 

Relazione infanzia vita adulta, 57, 101, 103, 105, 107, 108, 143, 144,

                                                     150, 159, 160, 163, 169, 189, 191

 

Responsabilità, VIII, XII, 36, 65, 66, 79, 84, 86, 89, 93, 110, 115, 123,

                           138, 146, 150, 152, 155, 162-166, 191

 

Scrittura bambina  / Catarsi, XIV, XV, 9, 84, 95, 106, 110, 131

Scuole

Working-charity Schools, 23, 40, 41, 42

Sunday Schools, 41

Ragged Schools, 47, 48, 186-195

 

Storia, XV, 3, 4, 7, 9, 11, 37, 64, 69, 82, 90, 108, 115, 119, 126, 131, 134,

            135, 137, 154, 213-215

 

Televisione e letteratura, 203-210

Testimonianze

         dei medici sul lavoro minorile, 32-34

         dei bambini sfruttati nelle fabbriche, 177-185

 

Unità / Costruzione del sé, XVII, 100, 102, 105, 108, 109, 131, 133-135

 

Utilitarismo, 58, 62, 71, 103

 

 

 

Vagabondi, XVI, 22, 39, 41, 47, 48, 65, 86, 88, 93, 115, 124, 125, 160,

                    169, 197, 199, 206

 

Virtù, 22, 23, 55, 58, 61, 72, 74, 140, 143, 199

 

Visione dell’infanzia, 10, 11, 13, 37, 46, 53

              puritana, 56, 59-62, 80, 84, 85, 139

              romantica, 56-62, 64, 115

 

 

 

 

Indice dei nomi*

 

 

Anderson M., 7 e n, 213

Ariès P., 3, 5 e n, 7, 8, 213

Armstrong A., 210

Ashley E., vedi Shaftesbury

 

 

Bachtin M., XIX e n, 130 e n, 213

Barrett Browning E., 19,

Becchi E., 213

Bell, T., IX

Biglen W., IX

Blake W., 29 e n, 43, 59

Blincoe R., 27n,

Briggs A., 35n, 213

Brown H., 179

Brown J., 27n

Burdett-Coutts A., 173

 

 

Capodaglio W., 210

Carotenuto A., 100n, 101n, 104n, 106n, 213

Carpenter M., 39 e n

Chesterton, Mr., 188, 189

Chevalier R., 210

 

 

 
 


Chinol E., 214

Coleridge S. T., 59

Cunningham H., 11n, 14n, 19n, 21n, 22n, 25n, 30n, 31n, 32n, 34n, 36n, 39n, 40n, 42n, 43n, 46n, 50n, 62n, 64n, 214

Curtis S., 206, 207, 210, 217

 

 

Davenport-Hill F., 64n

De Mause L., 3, 4 e n, 5, 7, 8, 214

Dickens E., 89

Dickens J., 89

Digby A., 49n, 66n, 214

 

 

 

Efrikian L., 210

Eve T., 210

 

 

Forster J., XIV, 79n, 86n, 90 e n, 91n, 93n, 95, 97, 98 e n, 101n, 109n, 110n, 131n,   

                 155, 211

Frank L., 141n, 211

 

Freud S., 107, 130, 131, 133, 141

 

 

Giachetti F., 210

Giannini G., 210

Godwin M. J., 82

 

Gooder S., X

Grylls D., 3 n, 55n, 60n, 214

Guarnieri A., 210

 

Hanway J., XI,

Hebergam J., 183

Hewitt M., VIII n, XIII n, 22n, 25n, 38n, 215

Hodges A., 210

Hoskins B., 210

Houghton W., 56n, 214

House M., 170n, 211

 

 

Izzo C., 19n, 59n, 214

 

 

Jones, Mr., 167,

Jordan J. O., 123n, 210

 

 

Laeng M.,

Lamb C., 82

Lamb M., 82 e n, 214

Lane R., 210

Lay U., 210

Mackenzie J., 89n, 93n, 94n, 143n, 171n, 212

Mackenzie N., 89n, 93n, 94n, 143n, 171n, 212

Majano A. G., 203-208, 210, 217

Makarenko A. S., XIV,

Mantoux P., 26n, 27n, 33n, 214

Marshall E., 177

Massimi P., 53n, 215

McMenamin C., 210

Montessori M., 139n, 140, 144 e n, 157 e n, 165n, 215

 

 

Neubauer P., 106n

 

 

O’Neill M., 207

Ortolani R., 210

 

 

Page J., 210

Pearce R. H., 215

Percival, dott., 32, 33, 34,

Pestalozzi J. E., 70

Pinchbeck J., VIII n, XIII n, 22n, 25n, 38n, 215

Pollock L., 8 e n, 9, 215

Postman N., 215

 

 

Quirke P., 210

 

 

Radcliffe D., 207, 210

Richter D., 74n, 215

Roberts S., 30n, 31n, 50

Romano C., 210

Rose L., 48, 215

Rossetti C., 83

Rossi P., XVIII e n, 215

Rousseau J. J., 53 e n, 56, 57 e n, 58, 59, 60, 61n, 62, 79, 87, 131, 139, 215

Rowland D., 181

Ryan A., 210

 

 

Sadler M., XVII, 177 e n, 179, 181, 183

Sanesi R., 29n, 44n, 215

Schlicke P., 86n, 212

Searby P., 49n, 66n, 213

Seymour M., IX

Shaftesbury, Lord, XI, 47 e n, 48, 171

Shepherd R. H., 104n, 166n, 172n, 212

Siciliani de Cumis N., 216

 

Slater M., 212

Smith M., 210

Stedman Jones G., 21n, 216

Stella M., 82n, 214

Stone L., 6 e n, 7, 8, 54n, 216

Storey G., 170n, 211

Southwood T., 169 e n, 170

 

 

Tillotson K., 170n, 210

Tracey, Mr., 188, 189

 

 

Vazzoler E., 210

 

 

Watkins G., 164n, 212

Weller M., 81

Wesley J., 56, 59, 60

Whalley S., 36n

Winn M., 106n, 216

Wordsworth W., 59

 

 

Zweig S., VIIn, 212, 216

 

 

 

 



1 Stefan Zweig, “Dickens” in Tre Maestri, tr. it., Milano, Sperling & Kupfer, 1961, p. 81.

2 J. Pichbeck, M. Hewitt, Children in English society, vol. 2, University of Toronto, Toronto, 1973, p. 352;  (ove non altrimenti indicato le traduzioni delle opere inglesi citate sono mie).

 

3 Ibidem.

4 Ivi, p. 354.

5 Ibid.

6 J. Pichbeck, M. Hewitt, op. cit., p. 360.

7 Paolo Rossi, Bambini, sogni, furori;tre lezioni di storia delle idee, Milano, Feltrinelli, 2001, p. 42.

 

8 Michail Bachtin, L’autore e l’eroe, teoria letteraria e scienze umane, Torino, Einaudi, 1988, p. 344.

 

1 Maria Montessori, La mente del bambino, Milano, Garzanti, 1980, p. 198.

 

2 “Le frustate mi avevano lasciato lividi profondi e dolorosissimi, che mi strappavano le lacrime a ogni movimento, ma questo era nulla, in confronto al sentimento che avevo della mia colpa: esso mi gravava sul cuore peggio che se fossi stato, oso dire, il più feroce dei delinquenti” (David Copperfield, cap. 4).

3 “Non posso ripensare senza una certa sorpresa alla facilità con cui, a quell’età, mi avevano messo alla porta” (cap. 11).

4 “Una ingenua buona fede [...] che viene distrutta dall’esperienza del mondo” (cap. 5).

5 “Non avrebbe potuto amarmi di più o stillarsi più il cervello per rendermi felice” (cap. 37).

6 “Il tuo destino è la lotta per la vita: più presto comincerai, e meglio sarà” (cap. 10).

7 Gwen Watkins, Dickens in Search of Himself, London, Macmillan Press, 1987, p. 9.

8 Maria Montessori, op. cit., p. 199.

9 R. H. Shepherd (ed.), The Speeches of Charles Dickens (1841-1870), London, Chapman and Hall, 1970, p. 95.

10 Ivi, p. 180.

11 Crf. Appendice pp. 186-195.

12 Thomas Southwood Smith era un riformatore sanitario. Dal 1820 praticò medicina a Londra e fu uno dei fondatori della Westminister Review per la quale scisse i suoi primi articoli sulla riforma sanitaria. Fu anche uno dei quattro membri della Commissione sul Lavoro Minorile.

13 Il Sanatorio era una Istituzione, basata sull'autofinanziamento, per l'alloggio, il nutrimento e la cura delle persone malate. Southwood fu il principale promotore del Sanatorio che fu aperto nell'aprile del 1842. Charles Dickens fu membro della nuova Commissione.

14 M. House, G. Storey, K. Tillotson (eds.), The letters of Charles Dickens, Oxford, Clarendon Press 1965, p. 164.

15 Ivi, p. 459.

16 N. and J. Mackenzie, Dickens: A Life, Oxford, Oxford University Press, 1979, p. 130.

17 Il Rapporto del Ministero della Salute mostrò che su ogni migliaio di morti in un anno a Londra, la proporzione immensa di quattrocento morti era rappresentata da bambini sotto i quattro anni d'età, venne quindi ritenuto necessario creare un ospedale per bambini malati e poveri che morivano soli e senza aiuti.

18 R. H. Shepherd (ed.), op. cit., p. 192.

19 Cfr. Appendice pp. 196-201.

* Gli argomenti riportati nel seguente indice evidenziano le problematiche e i temi presenti nel lavoro e rappresentano uno strumento che permette una lettura trasversale del testo.

* Il nome Charles Dickens non compare in questo indice data la costante presenza nel testo.