Anno Accademico 1999-2000

 

 

 

Tesi di laurea in pedagogia generale

 

 

 

 

 

Il gioco degli scacchi nelle sue dimensioni culturali ed educative. Temi, problemi, direzioni d’indagine.

 

 

di Alberto Vicentini

 

 

 

 

 

 

 

Relatore: Prof. Nicola Siciliani De Cumis             Correlatore: Dott. Furio Pesci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sommario

 

Introduzione                                                                                                                                I

 

Capitolo I :   Il Gioco: considerazioni generali___________________________________ 1

         § 1.1 : Il Gioco nel mondo animale_________________________________________ 2

         § 1.2 : Il Gioco Umano: alcune teorie______________________________________ 9

         § 1.3 : Una visione culturale: Johan Huizinga______________________________ 25

 

Capitolo II :    Il gioco degli Scacchi e i suoi Maestri_____________________________ 30

         § 2.1 : Alcuni celebri studi______________________________________________ 32

         § 2.2 :  Vite per gli Scacchi______________________________________________ 38

         § 2.3 : Analisi  e riflessioni______________________________________________ 59

 

Capitolo III : Scacchi ed educazione___________________________________________ 75

         § 3.1 :  Una esperienza utile: la Lega Scacchi UISP__________________________ 82

         § 3.2 : Un “incontro” amichevole: colloquio- intervista con Edelvisa Iarusci_____ 86

         § 3.3 : Spunti di riflessione_____________________________________________ 101

         § 3.4 : Esperienza con bambini non udenti________________________________ 104

         § 3.5 : Esperienza a Casal del Marmo_____________________________________ 107

 

Capitolo IV:    Rapporto tra gli scacchi ed altri ambiti culturali___________________ 109

         § 4.1 : Scacchi e matematica____________________________________________ 111

         § 4.2 : Arte e collezionismo_____________________________________________ 118

                   Le scacchiere ed i pezzi___________________________________________ 119

                   I pezzi ornamentali_______________________________________________ 123

                   Altre testimonianze artistiche______________________________________ 128

                   Filatelia_______________________________________________________ 131

         § 4.3 : Scacchi e letteratura_____________________________________________ 134

                   Rassegna letteraria______________________________________________ 138

                   Il Libro dei Re di Firdusi_________________________________________ 139

                   Rudlieb________________________________________________________ 142

                   Abraham Ibn Esra_______________________________________________ 145

                   Lo Scacchia ludus di Marco Girolamo Vida__________________________ 146

                   Una Partita a Scacchi di Giuseppe Giacosa__________________________ 149

                   L’Alfier Nero di Arrigo Boito______________________________________ 152

                   Novella degli Scacchi di Stefan Zweig_______________________________ 156

                   La variante di Luneburg di Paolo Maurensig_________________________ 161

                   Il re degli scacchi di Acheng_______________________________________ 166

                   Attraverso lo specchio di Lewis Carroll______________________________ 170

                   La scacchiera davanti allo specchio  di Massimo Bontempelli____________ 178

                   Il carteggio epistolare Gossage-Vardebedian di Woody Allen____________ 182

                   La Difesa di Vladimir Nabokov____________________________________ 187

                   Il Settimo Sigillo di Ingmar Bergman_______________________________ 191

                   La Tavola Fiamminga di Arturo Pérez-Reverte________________________ 196

                   Pianeta Morphy di Adrian Rogoz___________________________________ 199

         § 4.4 : Rapporto letteratura scacchistica – educazione_______________________ 202

 

Capitolo V: Riviste scacchistiche italiane______________________________________ 204

 

Capitolo VI :  Gli scacchi degli altri:  confronti ludici___________________________ 207

         § 6.1:  Lo Shogi______________________________________________________ 208

         § 6.2 : Il gioco del Go__________________________________________________ 212

 

ALLEGATI______________________________________________________________ 219

         Indice Allegati_______________________________________________________ 221

         Allegati del Capitolo III_______________________________________________ 223

         Allegati del Capitolo V________________________________________________ 327

 

Bibliografia______________________________________________________________ 339

Indice dei nomi___________________________________________________________ 347

Indice delle tematiche principali_____________________________________________ 349

Indice dei termini_________________________________________________________ 351

Indice delle immagini______________________________________________________ 357

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione

 

 

 


In questo nostro lavoro cercheremo di mettere in luce, così come è sintetizzato dal titolo, gli aspetti culturali e pedagogici del gioco degli scacchi; la prima domanda che ci potrebbe essere mossa è quella del perché si sia scelto il gioco degli scacchi e non altri giochi anch’essi culturalmente importanti, visto che in Italia gli scacchi non sono così diffusi a livello popolare.

Chi conosce un po’ di storia degli scacchi sa, a dispetto di quanto si potrebbe superficialmente pensare, che il nostro paese è stato uno dei più prolifici dal punto di vista della letteratura, delle arti, dei trattati morali, e di molte altre espressioni culturali con sottofondo scacchistico fino all’epoca del Rinascimento e che solo negli ultimi secoli altri paesi europei, e in seguito gli Stati Uniti, hanno preso il sopravvento in questo campo. Il nostro paese è dunque ricco di cultura scacchistica ma ha purtroppo dimenticato negli ultimi tempi questa sua grande ricchezza; anche dal punto di vista agonistico l’Italia fu un paese leader, ma sfortunatamente questo settore ha seguito le declinanti orme di quelli prima citati.

Perfino chi non segue in modo assiduo e appassionato le vicende della scacchiera sa benissimo che negli ultimi decenni i paesi dell’Est sono stati i capofila del movimento scacchistico internazionale, sfornando campioni a ripetizione e soprattutto riuscendo a rendere gli scacchi parte stessa della loro cultura, anche a livello popolare.

Gli scacchi dunque sono stati scelti poiché sono presenti in tutti i paesi europei e nel mondo occidentale, rappresentando quindi un patrimonio comune della nostra cultura, e poiché i paesi dell’Est dell’Europa hanno dimostrato le capacità sociali ed educative di questo gioco.

 

La nostra ricerca si soffermerà inizialmente sulla valenza pedagogica dell’attività ludica in generale, sia nell’uomo che negli animali, e citeremo brevemente alcuni degli autori e degli studi che più ci hanno favorevolmente impressionato per l’attenzione che hanno saputo rivolgere al mondo del gioco    ( Capitolo I: Il Gioco: considerazioni generali).

Dopo questo breve excursus sul gioco passeremo all’analisi del mondo degli scacchi soffermandoci inizialmente sulle figure dei Maestri e dei Campioni e cercando, con l’ausilio di alcuni celebri studi, di capire meglio le analogie e le differenze tra di essi ed il semplice giocatore ( Capitolo II: Il gioco degli scacchi e i suoi Maestri); in questo capitolo ci renderemo conto di come la troppa dedizione al solo mondo della scacchiera possa portare delle conseguenze a livello psicologico e sociale, rendendo le figure dei Campioni un interessante campo di studio per esperti di queste discipline.

Naturalmente la nostra attenzione non può essere concentrata esclusivamente sulle figure dei “virtuosi” della scacchiera se vogliamo, come abbiamo detto, studiare soprattutto gli aspetti culturali ed educativi del gioco; abbiamo quindi la necessità di spostare la nostra attenzione su chi non fa degli scacchi una professione. Un primo confronto tra il giocatore “normale” ed il Maestro fa subito risaltare le differenze mentali tra le due categorie, mettendo in evidenza l’importanza di una certa predisposizione verso il gioco ( § 2.3 : Analisi e riflessioni), non escludendo tuttavia l’importanza della pratica; nel capitolo successivo abbiamo quindi deciso di analizzare più a fondo le capacità educative degli scacchi in chi non partecipa a competizioni agonistiche.

Come dicevamo inizialmente gli scacchi non godono attualmente di una grande popolarità nel nostro paese, e come per tutti i cambiamenti radicali che si vogliono attuare nella cultura e nel modo di pensare di un popolo si dovrebbe cercare innanzitutto di far conoscere questo gioco alle nuove generazioni, sfruttando, per quanto possibile, le istituzioni scolastiche.

In molti paesi europei già da alcuni anni sono presenti iniziative a livello scolastico finalizzate a favorire la conoscenza degli scacchi; purtroppo da noi la situazione non è delle più rosee anche se negli ultimi anni alcune lodevoli iniziative si sono fatte apprezzare; è soprattutto il caso del progetto della Lega Scacchi UISP ( § 3.1 :  Una esperienza utile: la Lega Scacchi UISP ), ma anche  di alcuni arditi esperimenti di qualche gruppo di ricercatori ( § 3.4 - § 3.5 ).

Particolare lode và da parte nostra alla UISP che ha dimostrato un sincero interesse verso gli aspetti educativi degli scacchi non cercando invece  con la sua attività (come ad esempio fa la Federazione) di scovare nuovi campioni o talenti del futuro.

Grazie a queste esperienze abbiamo potuto apprezzare la grande valenza pedagogica degli scacchi, sia come mezzo per un giusto sviluppo della personalità dei giovani, sia come importante ausilio alle normali materie di insegnamento. Gli scacchi infatti hanno dimostrato una grande capacità di collegamento tra le varie discipline, e proprio del suo rapporto con alcune di esse abbiamo trattato nel quarto capitolo; qui ci siamo soffermati soprattutto sui rapporti con le discipline matematiche, con l’arte e con la letteratura, ritenendo opportuno inserire anche una rassegna letteraria di opere a sfondo scacchistico (ma non di argomento tecnico o storico).

Dopo un breve sguardo anche al mondo delle riviste scacchistiche italiane (Capitolo V), abbiamo cercato di trovare delle similitudini tra gli scacchi ed altri giochi presenti in altre culture, analizzando differenze ed analogie, provando a non chiuderci nel solito “Europacentrico” modo di pensare proprio della nostra cultura (Capitolo VI).

 

Durante tutto il nostro lavoro crediamo di aver messo in luce, in modo abbastanza chiaro, le grandi valenze culturali ed educative degli scacchi; il nostro auspicio è quello che anche il mondo della cultura e dell’educazione italiane riscoprano queste grandi valenze, abbattendo i radicati preconcetti verso la ludicità, e facciano dono di questa grande ricchezza alle giovani generazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Capitolo II :    Il gioco degli Scacchi e i suoi Maestri

 

 

 


In tutto il mondo vi sono milioni di appassionati del gioco degli scacchi, milioni di persone che ogni anno si sfidano in migliaia di tornei e competizioni o che si appassionano solamente degli aspetti teorici del gioco; molti di essi fanno parte degli innumerevoli club scacchistici presenti in ogni nazione, e dedicano al gioco molte ore della loro giornata.

Questo universo è quanto di più variegato si possa immaginare: si passa dai semplici appassionati, che non hanno mai partecipato ad alcun torneo e non posseggono nessuna tessera di federazione, ai vecchi topi di club che conoscono in ogni dettaglio quasi ogni pubbicazione esistente al mondo (o così lasciano intendere), per finire con incredibili collezionisti che asseriscono di possedere testi scacchistici filippini o libanesi.

Ma l’apice della piramide degli “adepti” è sicuramente formato dai Maestri, nazionali ed internazionali, visti come delle muse e studiati in ogni loro particolarità da tutti gli appassionati.

Il Maestro, e con questo termine non vogliamo indicare solo colui che ha conseguito questo titolo scacchistico ma colui che fa da guida e da esempio per gli altri scacchisti, esso, dicevamo, rappresenta ciò che ogni bambino che si avvicina agli scacchi vorrebbe diventare.

I bambini di oggi sognano di battere Karpov o Kasparov, o di diventare come loro, ed in passato generazioni di ragazzi americani si sono identificati con Fischer o Reshevsky, mentre i sovietici esaltavano Spassky e Botvinnik.

I Maestri, ma d’ora in poi sarà meglio chiamarli “Campioni”, entrano a far parte dell’immaginario collettivo e fanno nascere un’immensa letteratura incentrata sui loro incontri , sulle loro vittorie, sulle loro personalità.

Perché  tutto questo? Perché queste figure, alle volte non molto attraenti, riescono ad attirare su di loro una così enorme attenzione?

Le risposte possono essere diverse; i campioni di scacchi divengono con la loro grandezza e forza, una sorta di figura paradigmatica a cui ogni dilettante e appassionato fa riferimento, e a cui quasi tutti si ispirano: tra i giovani è molto facile imbattersi in colui che conosce a memoria tutti gli incontri di Capablanca o di Morphy e che vorrebbe dare al proprio gioco la stessa impostazione e struttura di questi veri e propri “mostri” della scacchiera.

Qui viene messo in evidenza il primo motivo di interesse di queste figure, e cioè l’identificazione che esse riescono a creare in tutti i giocatori.

Le partite dei campioni del mondo di qualsiasi epoca sono studiate ogni giorno da una miriade di scacchisti e ad esse vengono dedicate ogni anno decine di testi specialistici.

Una seconda motivazione dell’interesse verso i campioni è la grande personalità che quasi tutti hanno dimostrato; essi dimostrano, agli occhi dei dilettanti e dei giocatori di club, che gli scacchi non sono un “semplice gioco” ma possono essere un’esperienza che cambia la vita di un individuo, e che marchia indelebilmente un’esistenza.

Essi divengono così gli “eroi” scacchistici,coloro che fanno volare la fantasia, che riescono a rendere possibile tutto o quasi tutto sulle sessantaquattro case tanto amate (o odiate?).

Grazie ad essi la figura dello scacchista ha assunto nei decenni quell’alone di romanticismo, di mistero, di fascino che lo rende così attraente anche agli occhi dei profani.

Ma anche il campione, così come lo scacchista, non è e non può essere una figura stereotipata; tra di essi vi sono numerose, e  a volte decisive, differenze e distinzioni.

Vi sono i campioni che hanno dedicato la vita ed ogni energia agli scacchi e per gli scacchi, ed altri che invece sono riusciti ad eccellere pur dedicando ad essi solo una parte del loro impegno.

In questa parte del nostro lavoro cercheremo di evidenziare, ripercorrendo gli studi che ci sono sembrati più degni di nota e più originali, le differenze e le similitudini tra le figure che hanno segnato la storia moderna degli scacchi, e di trovare, dove possibile le differenze tra di essi e i semplici scacchisti.

 

§ 2.1 : Alcuni celebri studi

 

Un testo che ha segnato la storia della letteratura scacchistica in questo ambito è sicuramente il celebre studio di Reuben Fine, La Psicologia del Giocatore di Scacchi.[1]

In questo testo Fine analizza la psicologia e la personalità di tutti i campioni del mondo esistiti fino ad allora: si parte quindi dai non-ufficiali Staunton, Anderssen e Morphy, e si percorre poi la lista dei campioni ufficiali passando per Steinitz, Lasker, Capablanca, Alechin, Euwe e Botvinnik.

Molto interessante è però anche la parte introduttiva in cui Fine ricorda gli studi di Karpman, Coriat, Manninger, Fleming e soprattutto Djakov, Petrovsky e Rudik con il loro  Psychologie des Schachspiels .[2]

I tre studiosi sovietici in occasione del torneo internazionale di scacchi di Mosca del 1925 sottoposero dodici partecipanti ad alcuni tests psicologici tra cui il famoso test di Roschach.

I risultati furono incentrati su alcune misurazioni nelle seguenti aree:

 

Memoria:

1.   Memoria e capacità di percezione (Aufnahmevermogen) della      scacchiera

2.   Capacità di ricordare la posizione dei singoli pezzi

3.   Memoria per i numeri

4.   Memoria per le figure geometriche

Attenzione:

1.   Ampiezza dell’attenzione

2.   Capacità di concentrare la propria attenzione sulla scacchiera

3.   Distribuzione dell’attenzione (capacità di notare simultaneamente             molte cose diverse)    

4.   Dinamica dell’attenzione (capacità di fare attenzione a impressioni successive)

Funzioni combinatorie e intellettuali:

1.   Otto Regine sulla scacchiera[3]

2.   Serie numeriche (sequenze logiche)

3.   Velocità dei processi intellettuali (stimoli astratti)

4.   Velocità dei processi intellettuali (stimoli concreti)

Immaginazione e tipo psicologico (Test di Rorschach)

 

Reuben Fine commenta così i risultati:

 

Negli scacchi quattro aspetti sembrano predominanti: la memoria, la visualizzazione, l’organizzazione e l’immaginazione. Per giocare bene è necessario ricordare centinaia, probabilmente migliaia di posizioni precedenti. La memoria di un esperto di scacchi diventa così altamente specializzata e così sagace che spesso egli compie imprese che al profano sembrano incredibili. Un maestro può giocare su cinquanta o sessanta scacchiere simultanemente; va da una scacchiera all’altra e fa una mossa su ciascuna di esse. Se la posizione dei pezzi su una qualsiasi scacchiera viene modificata anche di pochissimo, come per esempio facendo avanzare di una casa un Pedone, egli si accorgerà immediatamente del cambiamento. Senza esserne conscio, si porta con sé ricordi molto precisi di tutte le sessanta scacchiere. La visualizzazione è essenziale perché al giocatore non è permesso di muovere i pezzi se non per la mossa effettiva.[…]

La continua visualizzazione sviluppa nel maestro la capacità di giocare senza vedere la scacchiera o pezzi (“alla cieca”).[…]

Essenziale è anche l’organizzazione che, del resto, appartiene alla facoltà raziocinante in generale. Il giocatore di scacchi deve essere in grado di coordinare e unificare le azioni dei pezzi in  modo tale che esse acquistino il massimo di efficacia.[…]

L’immaginazione di cui ci si serve negli scacchi è certamente connessa con la visualizzazione, ma fino ad un certo punto ne è anche indipendente. Gli scacchi sono, in sé stessi, una creazione dell’ingegno: come la musica, l’arte e la letteratura possono anch’essi diventare un mondo a sé, lontano da preoccupazioni pratiche e senza alcun rapporto con la vita di ogni giorno. E’ proprio questo aspetto, di dare cioè all’immaginazione un particolare mezzo di esprimersi, che collega gli scacchi al mondo dell’arte.[4]

 

Fine sottolinea anche che  “secondo i criteri attuali, i tests scelti erano tuttavia così rozzi e i metodi così inefficaci che non si può dare grande valore a queste conclusioni”[5] : possiamo quindi supporre che oggi, molto tempo dopo lo scritto di Fine, questi studi siano ancora più “approssimativi” e tuttavia restano uno dei pochi tentativi scientifici fatti in questo campo.

Reuben Fine trae dallo studio dei tre psicologi sovietici la conclusione di uno scacchista come individuo coartato, “caratterizzato da un’accentuazione estrema di quelle tendenze che possono essere rafforzate dall’applicazione dell’attenzione cosciente. Il coartato e il coartativo sono ,in primo luogo, persone logicamente disciplinate. Ciò però è ottenuto a spese di una estesa atrofia delle tendenze introverse ed estroverse: da un sacrificio della loro capacità di esperienza.”[6]

Lo studioso analizza in seguito anche gli studi di Buttenwieser e dello psicologo olandese De Groot.

In The Relation of Age and Skill in Expert Chess Players [7] di Buttenwieser lo studioso cercò di valutare il grado di deterioramento dell’abilità scacchistica che un maestro subisce andando avanti con gli anni.

Lo studioso conclude che non vi è perdita di abilità fino a cinquant’anni, mentre dopo quest’età  si ha una lieve flessione, inversamente proporzionale alla forza del giocatore (più forza, minor flessione).

Importante è la nota che evidenzia come neanche la psicosi influisce sull’abilità scacchistica; questo è dimostrato da numerosi casi di campioni del mondo che già durante incontri per il titolo mondiale mostrarono qualche segno di decadenza psichica, e purtuttavia restarono formidabili scacchisti.

Lo studio del 1938 dell’olandese De Groot si occupa invece dei processi mentali di maestri e dilettanti .

La sua conclusione fu quella che lo scacchista opera, nella ricerca della mossa giusta o decisiva, come farebbe un ricercatore scientifico, analizzando le varie possibilità che ha di fronte.

L’unica, ma decisiva differenza, sta nel fatto che lo scacchista non può sbagliare, non ha la possibilità di “sperimentare”, deve fare la mossa che ritiene più giusta, e se  questa si rivelerà invece errata, non potrà tornare indietro ma subirà le conseguenze di questo errore e forse la sconfitta.

Si può dire, con De Groot, che lo scacchista vive in una situazione di tensione e concentrazione sconosciuta dal ricercatore scientifico, almeno a certi livelli.

Questa abilità di concentrazione e questo banco di prova della volontà fa sì, come rileva ancora lo studioso olandese , che lo scacchista, di un certo livello, ottengono spesso notevoli successi anche in altri campi.

Gli scacchisti cercano di trovare degli sfogho a questa tensione nervosa che va accumulandosi nel corso di un incontro e ricorrono ad alcuni stratagemmi stereotipati:

 

Quando non è il suo turno di muovere, il giocatore ha spesso a disposizione molto tempo- cinque, dieci minuti, talvolta mezz’ora e perfino un’ora. Ci si potrebbe aspettare che egli approfitti di questo periodo per studiare la posizione: ebbene, ciò accade raramente. Per la maggior parte del tempo, sogna a occhi aperti, e questo sognare a ochhi aperti, di solito, non ha niente a che fare con gli scacchi. Al tempo stesso la tensione persiste, perché non sa mai quando sarà chiamato a fare la nuova mossa. Esiste dunque un netto contrasto: incertezza febbrile e intensa concentrazione quando gli tocca muovere – oziose divagazioni quando la mossa tocca all’avversario. Tutto questo in uno stato di tensione permanente. Non c’è quindi da meravigliarsi che molti giocatori si lamentino che il gioco degli scacchi li rende 'nervosi', e molti smettono di giocare perché giudicano insopportabile questa tensione, o che lo sforzo non valga la pena.[…]

In genere giocando non si parla, ma talvolta si ha una curiosa eccezione in coloro che, in partite estemporanee, arrivano all’estremo opposto, e non smettono mai di parlare: c’è chi recita versi di Lewis Carroll, chi dice delle tiritere che non hanno senso, nemmeno per loro stessi. Uno per esempio diceva, quando dava scacco ‘ Shminkus krakus tyfus mit plafkes schrum schrum’. Un altro: ‘ Andiamo a Vera Cruz con quattro acca ‘. Mai però che usino il linguaggio normale di tutti i giorni. Sarebbe come dire: qualsiasi tipo di attività fisica permessa deve essere mantenuta a un livello infantile. E la dissociazione tra la parola e il suo significato originario è caratteristica notoria del pensiero ossessivo.[…]

Il processo mentale stesso oscilla tra una fase in cui si esige una prestazione intellettuale di altissimo livello, paragonabile per certi versi a quella necessaria nella ricerca scientifica, e una fase in cui esso è semplicemente espressione di un’ambivalenza ossessiva.[8]

 

 Naturalmente Fine ha cercato di spiegare la psicologia dello scacchista soprattutto avvalendosi delle teorie psicoanalitiche che ritroviamo in abbondanza nella sua interpretazione.

L’analisi di Reuben Fine parte da alcune semplici considerazioni sulla figura del Re degli scacchi; come si sa la cattura del Re è lo scopo finale del gioco e quindi questo pezzo viene ad assumere, per Fine, un’importanza decisiva anche per scoprire le motivazioni represse ed inconscie del giocatore.

Secondo Fine il Re ha un triplice significato: simboleggia il pene del ragazzo nello stadio fallico, l’immagine di sé, ed infine la figura del padre.

Assunti questi significati, lo scacco matto sarà di conseguenza la castrazione, lo “smascheramento” di qualche debolezza, oppure l’uccisione della figura paterna.

Tutto ciò è pero lontano dalla coscienza del giocatore, che anzi rimangono spesso stupiti se si fa notare loro la violenza intrinseca degli scacchi.

Altra famosa interpretazione di Fine è quella di “eventuali sottotoni omosessuali, anche se l’esperienza ci dice che l’omosessualità manifesta è quasi sconosciuta tra i giocatori di scacchi .”[9]

Secondo Fine tuttavia, l’Io del giocatore di scacchi dimostra una forza fuori dal comune, in quanto riesce a far fronte a tutte le ansie e a tutti i conflitti che un incontro genera (per via dei significati inconsci che riveste); questa forza dell’Io però sfocia molto spesso in una “fissazione narcisistica” da cui raramente il giocatore riesce a venire fuori.

Ed ecco che “ immerso in sé stesso, nei suoi successi, in quelli dei suoi eroi, spesso  egli rivela una insufficiente capacità di dar vita a rapporti oggettivi autentici, in particolare con le donne.[…]D’altro canto questo narcisismo ha anche un aspetto sano, in quanto aiuta l’uomo a vedere al di là di ciò che è convenzionale e artificioso e a produrre qualcosa di nuovo e di valido.”[10]

 

Tutto ciò che Fine ha teorizzato può naturalmente essere condiviso o meno  (molto dipende dalla nostra fiducia nella psicoanalisi), e in ogni caso rappresenta forse il tentativo più forte di dare una spiegazione coerente ed unitaria alle motivazioni che sottostanno all’interesse verso gli scacchi.

 

Cercheremo ora di proporre una breve, ma non troppo,  carrellata sulle figure più importanti della storia degli scacchi, sempre tenendo particolarmente in considerazione lo studio di Reuben Fine, e cercando di notare e mettere in evidenza somiglianze, comuni sottofondi culturali o differenze.

 

 

§ 2.2 :    Vite per gli Scacchi

 

La moderna storia degli scacchi può fissare un suo principio nel pomeriggio dell’ 11 gennaio 1886, quando Wilhelm Steinitz e Johannes Hermann Zuckertort disputarono a New York la prima partita dell’incontro che avrebbe incoronato il primo campione del mondo di scacchi.

Prima di allora altre importantissime figure si erano alternate sulla scacchiera: Ruy Lopez, Gioacchino Greco, Philidor etc, ma solo nel XIX° secolo si iniziò l’organizzazione di veri e propri tornei internazionali aperti atutti i maggiori giocatori del mondo.

Il primo torneo internazionale si disputò infatti a Londra nel 1851, e fu organizzato da quello che veniva, forse a torto, considerato il maggiore giocatore dell’epoca: Howard Staunton.

Talvolta proprio la data del 1851 è da molti indicata come l’inizio della moderna era scacchistica, mentre altri vedono nel 22 giugno 1837 una data ancora più importante: quel giorno nacque Paul Morphy , una delle figure più importanti nell’immaginario collettivo.

Adolf Anderssen, Howard Staunton e Paul Morphy sono considerati come veri e propri campioni del mondo, anche se in modo ufficioso, rispettivamente negli anni 1844-51, 1851-58 e 1858-59.

Howard Staunton  (1810-74) , viene ricordato non solo come brillante scacchista ma anche come una delle maggiori autorità britanniche nel campo della letteratura Shakespiriana.

Il suo interesse verso gli scacchi si manifestò relativamente tardi, intorno ai trent’anni, ma subito egli si impose all’attenzione di un mondo scacchistico ancora privo di grandi figure carismatiche.

Fu ufficialmente considerato come migliore giocatore del mondo dopo aver battuto il francese Saint-Amant nel 1843.

 Egli si tuffò subito in moltissime iniziative riguardanti gli scacchi, e fondò nel 1841 il Chess Player’s Chronicle che diventò ben presto la pubblicazione in lingua inglese di riferimento.

Scrisse anche alcuni testi, tra cui il suo Handbook [11] che verrà considerato per anni il miglior manuale scacchistico.

La sua abilità di organizzazione si concretò ai massimi livelli con il Torneo Internazionale di Londra del 1851 dove cercava indubbiamente la propria consacrazione.

Qui doveva però subire la prima e decisiva umiliazione al proprio narcisismo in quanto non riuscì nell’intento di vincere, ma dovette invece cedere virtualmente la palma di migliore del mondo ad Adolf Anderssen, trionfatore nel torneo.

Da allora Howard Staunton si ritirò in pratica dalle competizioni e si occupò esclusivamente della pubblicazione delle proprie riviste scacchistiche.

Reuben Fine vede nell’organizzazione, nell’aggressività e nel narcisismo i tratti dominanti della personalità di Staunton; dell’organizzazione abbiamo già accennato, mentre l’aggressività sembra fosse più manifesta fuori dalla scacchiera in quanto il suo gioco non mostrò mai particolari brillantezze.

Il narcisismo, che ricordiamo secondo Fine è una delle caratteristiche comuni a molti scacchisti, fu la causa del suo declino poiché la sconfitta del 1851 rappresentò una ferita irreparabile per il suo Io abituato alla gloria e agli elogi.

La sua aggressività e il suo narcisismo troveranno sfogo particolare nei confronti di Paul Morphy, come vedremo.

Howard Staunton, in conclusione, non è certo una delle figure pù apprezzate della storia scacchistica, proprio per la sua scarsa sportività e la mancanza, in fondo, di veri apporti alla teoria del gioco.

Come abbiamo accennato, il torneo del 1851, fu l’ultimo dell’attività di Staunton, ma segnò anche l’entrata in scena di Adolph Anderssen, figura senz’altro più serena e positiva.

All’epoca del torneo di Londra Anderssen aveva 33 anni ed era professore di matematica al Friedrich Gymnasium di Breslavia; i suoi unici interessi furono l’insegnamento e gli scacchi.

Egli fu negli scacchi l’esatto opposto di Staunton: mentre il britannico era tanto aggressivo nella vita quanto prudente e poco brillante sulla scacchiera, così Anderssen sfoderava sulla scacchiera tutta la fantasia ed i sacrifici più azzardati.

Due sue partite, che sono ormai considerate mitiche, la “Sempreverde” giocata contro Dufresne nel 1852 e l’”Immortale” giocata nel 1851 contro Kieseritzky, confermano proprio questa inclinazione all’attacco tipica di Anderssen.

Tuttavia egli non fu mai particolarmente traumatizzato dalle sconfitte che dovette subire in carriera, mostrando un equilibrio non comune a questi livelli di agonismo.

L’ultimo dei campioni non ufficiali fu il grande Paul Morphy, che ha attirato su di sé le attenzioni di tutti gli scacchisti ed anche di moltissimi psicologi che analizzarono la sua personalità e la sua breve ma intensa carriera.

Paul Morphy nacque, come già detto, il 22 giugno 1837 a New Orleans.

Morphy imparò a giocare all’età di 10 anni da suo padre, il giudice Alonzo Morphy, e all’età di dodici anni era già il primo giocatore della città.

Nel 1857, quando aveva 20 anni, fu ammesso nell’Ordine degli Avvocati della Luisiana, e decise, dopo tanto studio, una meritata vacanza.

Approfittò dell’occasione per partecipare al 1° congresso Scacchistico di New York, e naturalmente vinse con facilità.

L’anno successivo visitò Parigi e Londra dove incontrò i maggiori scacchisti europei, e li sconfisse, tra  i quali Anderssen allora considerato come il migliore del mondo.

Howard Staunton fu l’unico giocatore con il quale Morphy non riuscì a confrontarsi, e gli studi psicologici sul campione americano vedono in questo mancato incontro uno dei momenti cruciali della vita di Morphy.

Come già detto la figura di Paul Morphy è forse la più studiata dell’universo scacchistico anche a livello psicologico.

In questo campo lo studio più conosciuto ed influente è senza dubbio quello di Ernest Jones ,  Il problema di Paul Morphy, del 1930.[12]

Le analisi di Jones, così come quelle di Fine, si incentrano soporattutto sulla personalità di Morphy e sui momenti cruciali della sua vita agonistica e psichica.

Due figure, secondo Jones, che segnarono la vita di Morphy, in senso negativo, furono quelle di Harrwitz e di Staunton.

Come abbiamo detto Staunton veniva considerato all’epoca come uno dei migliori giocatori del mondo, anche se forse senza merito, ed era per Morphy l’avversario più importante da affrontare.

Howard Staunton tuttavia si rifiutò sempre di incontrare su una scacchiera Paul Morphy, adducendo alle volte le scuse più improbabili: di certo non immaginava le incredibili conseguenze che questo rifiuto avrebbe avuto sulla psiche del campione americano.

Contemporaneamente Staunton continuò a bersagliare di critiche Morphy dalle pagine delle proprie pubblicazioni, sostenendo anche una ormai tramontata superiorità dei giocatori europei sugli americani.

Gli americani naturalmente la pensavano in maniera differente e lo spiega bene lo stesso Jones:

 

E’ facile immaginare le accoglienze che gli furono riservate al suo ritorno a New York, dove al normale entusiasmo si aggiungeva il fervore patriottico. Tutti sentivano che per la prima volta nella storia un americano si era dimostrato nel suo campo non solo alla pari, ma addirittura superiore ai rappresentanti di Paesi di più antica civiltà: grazie a Morphy, la statura della civiltà americana creaceva di un cubito. Alla presenza di un folto pubblico Morphy ricevette nella cappella dell’Università un riconoscimento consistente in una scacchiera con le case in ebano e madreperla e i pezzi in oro e argento; ricevette pure un orologio d’oro che al posto delle ore aveva i vari pezzi degli scacchi a colori.[13]

 

Dopo il ritorno di Morphy in patria iniziano a verificarsi nella sua personalità le evidenti tracce della decadenza psichica che lo avrebbe accompagnato fino alla morte.

Howard Staunton, in questo Jones e Fine concordano, rappresentava nell’inconscio di Paul Morphy la figura paterna, ed incontrarlo sulla scacchiera e batterlo rappresentava per lui un’importante tappa della propria vita.

Fine a questo proposito ci dice:

 

Staunton era per lui la suprema immagine paterna e per Morphy sconfiggerlo significava mettere alla prova non solo la propria capacità di giocare a scacchi, ma, inconsciamente, anche molte altre cose.Quando Staunton, invece di incontrarlo alla scacchiera, gli lanciò attacchi maliziosi e triviali, il cuore di Morphy cedette ed egli abbandonò il 'cattivo sentiero’ della sua attività scacchistica. Era come se il padre avesse smascherato le sue cattive intenzioni e, per ritorsione, adottasse ora nei suoi confronti questo atteggiamento ostile.[14]

 

Un’altra particolarità analizzata dagli studiosi della personalità di Paul Morphy è quella del suo atteggiamento verso il gioco degli scacchi, soprattutto dopo le sue strabilianti vittorie.

Il giovane campione americano non accettò mai di considerare gli scacchi come un’attività seria e “professionale”, rifiutando in ogni modo l’appellativo di “giocatore di scacchi”.

Durante un suo discorso a New York, di ritorno dall’Europa, disse:

 

Gli scacchi non sono mai stati né possono essere che uno svago. Non si dovrebbe indulgere in esso a detrimento di altre e più serie occupazioni, né dovrebbe assorbire o accaparrarsi i pensieri dei suoi adoratori, al contrario, essere tenuto in secondo piano, confinato entro i limiti che gli sono propri. Come puro gioco, come distensione nei duri impegni della vita è degno del massimo elogio.[15]

 

Fine vede in questo atteggiamento la necessità per Morphy di utilizzare gli scacchi come mezzo per una fissazione che non gli permetta  di crescere ed esprimersi come persona.

 

Morphy imparò a giocare a dieci anni, divenne campione di New Orleans a dodici, campione degli Stati Uniti a venti e campione del mondo a ventuno. Imprese come queste sono state compiute da molti altri dopo di lui, ma esse possono riuscire solo a prezzo di un enorme dispendio di tempo e di fatica; in altre parole, per tutta la sua adolescenza, Morphy deve aver dedicato la maggior parte del proprio tempo al gioco degli scacchi. A quanto risulta, non ebbe mai esperienze sessuali o, tutt’al più, solo occasionali: in questo modo, le normali attività competitivo-sessuali dell’adolescente furono da lui tralasciate in favore degli scacchi. In pratica, quindi, furono questi che lo salvaguardarono dalla psicosi.[16]

 

Quando cercò di impegnarsi in un’attività “seria”, quella legale, l’ambiente intorno a lui favorì ancor di più il suo crollo nervoso e psichico, poiché tutti coloro che l’avevano conosciuto come grande scacchista si rifiutarono di prenderlo sul serio come avvocato.

Il suo passato di scacchista lo danneggiò addirittura nel campo affettivo, peraltro molto limitato, allontanando da lui le attenzioni di una ragazza di New Orleans:

 

…essendosi innamorato di una ricca e bella ragazza di New Orleans, partecipò la cosa a un amico comune affinchè la sottoponesse alla fanciulla in questione; ma la fanciulla scartò l’idea di poter sposare ‘un semplice giocatore di scacchi’ .[17]

 

La causa, almeno scatenante, della psicosi di Paul Morphy fu, come già detto, l’ostinato rifiuto da parte di Howard Staunton di sfidare l’americano; perché fu così importante, e grave, nella vita di Morphy, questo rifiuto?

 

Abbiamo visto come Staunton dovette rappresentare per lui la super-imago e come Morphy non riuscisse a indurlo ad impegnarsi.[…]

Il temuto padre non solo si tenne alla larga, ma mostrò segni inequivocabili di ostilità. Non essendo riuscito a risolvere come pensava questa aggressività repressa nei confronti del padre (e la paura di quella del padre nei suoi confronti), Morphy la convertì in uno scontro omosessuale amichevole. Staunton lo ferì duramente sotto ciascuno di questi aspetti: lo trattò in maniera tutt’altro che amichevole, anzi in modo addirittura triviale; in pratica lo accusò di essere un avventuriero in cerca di quattrini; e finalmente lo evitò con la scusa di avere cose più serie (cioè più da adulto) di cui occuparsi. Di fronte a queste accuse Morphy soccombette: il coraggio gli venne meno e abbandonò l’infamante carriera di giocatore di scacchi. Fu come se il padre avesse smascherato le sue cattive intenzioni e a sua volta avesse adottato nei suoi confronti un atteggiamento ostile. Quella che gli era sembrata un’innocua e lodevole espressione della propria personalità, veniva ora inquadrata come una realizzazione del più infantile ed ignobile dei suoi desideri: l’impulso inconscio di aggredire sessualmente il padre e mutilarlo, cioè di ‘mattarlo’ nel senso vuoi italiano che persiano del termine.[18]

 

Resta un’ultima domanda: che ruolo hanno gli scacchi in tutto questo? Hanno gli scacchi contribuito alla psicosi di Morphy?

Sicuramente la causa scatenante della psicosi di Morphy è il rapporto irrisolto con la figura paterna; tuttavia gli scacchi, come rilevato da Fine, costituiscono un’attività che chiama in gioco  grandi energie psichiche e nasconde significati inconsci non del tutto studiati (omosessualità latente, uccisione del padre, crescita personale etc) .

Essi furono quindi il modo migliore che Morphy trovò per dare sfogo alla propria energia psichica repressa , e svelano da questo punto di vista un importante ruolo di sublimazione degli istinti inconsci.

Tutto ciò crollò con il trasformarsi del gioco stesso in un’attività troppo seria, che non poteva più nascondere le vere intenzioni di Morphy.

In ogni caso, la gloria e il fascino di Morphy, che lo hanno fatto divenire un simbolo degli scacchi nel mondo, sono anche legati al mistero e all’improvviso scoppio, sia del suo talento sia della sua psicosi.

 

Wilhelm Steinitz nacque a Praga nel 1836 e fu il primo giocatore di scacchi ad essere considerato ufficialmente campione del mondo.

In età giovanile si distinse soprattutto negli studi scientifici e in particolare nella matematica ma ben presto decise di dedicarsi totalmente agli scacchi.

Al contrario di Morphy, Steinitz non negò mai la sua passione per il gioco ed anzi è ancora oggi ricordato come uno dei più appassionati innovatori e cultori della scacchiera.

Steinitz influenzò il mondo scacchistico, forse in modo meno appassionante e clamoroso di quanto non abbia fatto l’americano, ma sicuramente in modo più duraturo; molti dei concetti teorici che ancora oggi sono alla base della tecnica e tattica scacchistica sono dovuti all’infaticabile lavoro di Steinitz, che vi si dedicò per tutta la vita.

Ecco ciò che Steinitz pensava degli scacchi:

 

Il gioco degli scacchi non è fatto per i timidi. Richiede un uomo completo, che non si attenga passivamente a quanto gli è stato insegnato, ma cerchi con iniziativa personale di approfondirne gli aspetti. E’ vero che, riguardo agli altri giocatori, io non mi accontento facilmente e sono pronto alla critica, ma come possiamo non essere critici quando così spesso sentiamo esprimere opinioni superficiali riguardo alle posizioni che invece possono essere adeguatamente chiarite soltanto se analizzate con grande attenzione? Come possiamo non preoccuparci nel vedere la tranquilla acquiescenza con cui si rimane abbarbicati a tecniche antiquate semplicemente perché non vogliamo prenderci la briga di cambiare le nostre comode abitudini? Si, il gioco degli scacchi è difficile, richiede fatica e seria riflessione, che solo uno studio attento può soddisfare. Solo una critica spietata può condurre alla meta, ma, sfortunatamente, molte persone considerano il critico come un nemico, invece che una guida  verso la verità. Nessuno, però, riuscirà mai a sviarmi dal sentiero della verità.[19]

 

Eppure anche  Wilhelm Steinitz manifestò, verso la fine della sua carriera e della vita, forme paranoiche e psicotiche.

Secondo Fine il gioco di Steinitz subì una evoluzione dovuta al cambiamento psicologico che in lui avvenne dopo la conquista del titolo nel 1886.

 

 

 In Steinitz il rapporto tra personalità e stile scacchistico è abbastanza semplice e diretto: in gioventù fu uno spericolato giocatore di gambetti, che vinceva con attacchi audaci e brillanti combinazioni; ironicamente, le partite da lui giocate in questo periodo sono tipiche di un modo di giocare erroneamente attribuito a Morphy. È chiaro che egli spodestava il padre con la forza bruta; ma una volta divenuto campione, il padre era lui stesso, e doveva difendersi dagli attacchi dei figli. Di conseguenza il suo stile di gioco subì una trasformazione radicale e divenne un giocatore difensivo insuperabile. E come aveva spinto l’attacco alle estreme conseguenze, così fece con la difesa…[20]

 

Le manifestazioni di un cedimento psicologico già si potevano intuire se, come afferma Fine, dopo la conquista del titolo scivolò “gradualmente verso una specie di complesso del Messia: quasi alla lettera si sentiva chiamato a redimere i giocatori perduti”.[21]

Tutto ciò raggiunse comunque il suo apice negli ultimi anni della vita quando si convinse di poter rispondere al telefono senza sollevare la cornetta o di essere capace di muovere i pezzi con il pensiero; celebre è anche la sua convinzione di poter sfidare e battere Dio stesso a scacchi offrendo un pedone di vantaggio.

Le due psicosi, di Motrphy e di Steinitz, anche se accomunate dal sottofondo scacchistico, appaiono diverse.

Morphy scivolò nella paranoia a causa del fatto che gli scacchi avevano raggiunto nella sua vita un’importanza che egli non voleva dare loro, e si sentì così smascherato nella sua ricerca di un mezzo di sfogo e regressione.

Steinitz invece manifestò i sintomi più gravi dopo la sconfitta del 1894 ad opera di Lasker, che gli tolse il titolo mondiale; lui voleva essere il Re, il “Messia” degli scacchi, e  sia l’eccessivo investimento psichico sia il fatto di non poter più essere ciò per cui aveva vissuto devono aver alterato il suo equilibrio.

 

Josè Raul Capablanca (1888-1942) fu un altro degli “eroi” della scacchiera, secondo la classificazione di Fine , e di certo rappresentò una figura un po’ atipica nel serio mondo scacchistico.

Anch’egli, come quasi tutti i grandi giocatori, apprese le regole degli scacchi in età molto precoce:

 

Non avevo ancora cinque anni quando, per caso, entrai nello studio privato di mio padre e lo trovai intento a giocare con un’altra persona. Prima di allora non avevo mai visto una partita di scacchi; i pezzi destarono la mia attenzione, ed il giorno seguente tornai a vederli giocare. Il terzo giorno, mentre stavo guardando, mio padre, un principiante decisamente mediocre, spostò un cavallo da una casa bianca ad un’altra casa bianca. Il suo avversario, evidentemente giocatore non migliore di lui, non se ne accorse. Mio padre vinse, ed io lo chiamai imbroglione mettendomi a ridere. Dopo una piccola baruffa, durante la quale fui quasi cacciato dalla stanza, mostrai a mio padre quello che aveva fatto. Mi chiese come facevo a conoscere gli scacchi e cosa ne sapevo. Gli risposi che avrei potuto batterlo; mi disse che era impossibile, visto che non avrei potuto nemmeno sistemare correttamente i pezzi. Giocammo, ed io vinsi. Ho incominciato così.[22]

 

Egli si dimostrò subito come un grandissimo talento e in breve tempo fu considerato il miglior giocatore di Cuba, la sua nazione.

Divenne campione del mondo all’età di 33 anni battendo Emanuel Lasker a L’Avana nel 1921, e realizzando così ciò a cui il destino sembrava averlo predestinato.

Reuben Fine lo definisce come una personalità fallico-narcisista, che vuole a tutti i costi vincere e mettersi in mostra in ogni impresa tentata.

Capablanca in effetti si dedicò anche ad altri sport ( baseball, tennis, bridge), ed in tutti sviluppò il massimo agonismo.

Tuttavia una volta battuto Lasker nel match mondiale egli dimostrò un interesse minore verso gli scacchi, proponendo addirittura di cambiare alcune regole e di introdurre nuovi pezzi.

Egli riuscì, in un certo senso, a realizzare ciò che a Morphy non era riuscito, e cioè battere la figura paterna, incarnata da Lasker; dopo averlo fatto il suo interesse andò scemando.

Anche se breve la parabola scacchistica di Capablanca, insieme a quella di Morphy , rappresenta uno dei momenti ormai “mitici” della storia degli scacchi, ed è arricchita da centinaia di aneddoti più o meno verosimili.

Capablanca morì l’8 marzo del 1942 a New York per emorragia cerebrale, dovuta forse all’eccessiva ipertensione. Nel cimitero di Colon sulla sua tomba, posta nel viale principale, non vi sono parole ma solo il suo nome: “Capablanca”.

Il giocatore che inaugurò il predominio dell’est negli scacchi fu Alexander Alechin, che divenne campione del mondo nel 1927 battendo Raul Capablanca.

 Alechin nacque a Mosca nel 1892, ed imparò a giocare dalla madre; a 16 anni aveva già ottenuto il titolo di maestro, anche favorito dalla ricchezza della famiglia.

Nel 1929 conseguì la laurea in Giurisprudenza alla Sorbona. Dopo la Prima Guerra Mondiale fuggì dall’Urss e si trasferì in Germania, senza tuttavia rinunciare alla cittadinanza russa.

Durante la Seconda Guerra Mondiale fu un collaborazionista e negli anni della guerra divenne il principale vanto scacchistico del nazismo.

Intorno al 1941, sulla Deutsche Schachzeitung, apparverò alcuni articoli con la firma di Alexander Alechin. Uno era intitolato Scacchi giudei ed ariani, un altro Il concetto ariano di attacco, titoli che fanno ben capire da che parte pendessero i favori di Alechin.

Egli tuttavia si difese affermando più tardi che nulla fu scritto in realtà da lui, ma venne solo utilizzato il suo nome a scopo propagandistico.

Il clima più ostile verso Alechin fu naturalmente quello che si creò in Urss, dove alcuni proposero addirittura di togliergli il titolo mondiale.

Alechin stesso aveva nel 1929 tenuto un discorso antisovietico a Parigi ad una colonia di emigrati russi; tuttavia nonostante questo clima teso nel febbraio del 1946 Botvinnik inviò una sfida al campione del mondo per un incontro che doveva tenersi in Inghilterra nel 1947.

Alechin accettò ma purtroppo il 24 marzo 1946 venne trovato morto in una camera d’albergo a Lisbona, probabilmente per collasso cardiaco.

Reuben Fine definisce Alexander Alechin come il “sadico” degli scacchi. Egli, al contrario di Capablanca, amava profondamente il gioco degli scacchi, e faceva di tutto per abbattere nel modo più clamoroso il suo avversario.

Secondo Fine lo stesso fatto che egli non volle più incontrare Raul Capablanca dopo averlo sconfitto nel 1927, ed addirittura non volle più sentirne il nome, dimostra che per Alechin l’avversario “doveva essere completamente sterminato e persino il suo nome doveva essere cancellato”.[23]

 

Anche il sovietico dimostrò qualche squilibrio della personalità negli anni della maturità; egli cominciò a bere in modo smodato e spesso fu trovato ubriaco prima di incontri importanti ( anche durante il match con Euwe del 1935, che gli costò il titolo).

Ebbe sempre dei rapporti problematici con le donne: si sposò cinque volte e alcune delle mogli furono molto più grandi di lui.

Fine ritiene importante il fatto che egli abbia imparato il gioco dalla madre, e non da una figura maschile, in quanto per lui vincere significava battere la figura materna e restare vicino ad essa; per questo amava moltissimo gli scacchi. Dopo la morte di Alechin il titolo restò vacante.

Si organizzò allora un torneo pentagonale, cioè con cinque giocatori, in cui, nel 1948, riuscì a vincere Mikhail Botvinnik.

Egli fu il primo vero campione creato dalla cultura sovietica, cultura che dava molta importanza a questo gioco.

Si distinse anche negli studi di ingegneria, che non abbandonò totalmente anche se divenne campione del mondo.

La cultura sovietica, che considerava gli scacchi alla stregua di un’arte, non accettava dagli artisti comportamenti particolarmente eccentrici o fuori dal comune, giustificati dal talento.

Botvinnik rispecchiò questa cultura non manifestando comportamenti fuori dalla norma ma anzi conducendo una vita di studio ed impegno. Egli fu addirittura decorato con l’Ordine di Lenin.

Euwe definì Botvinnik come “il campione più versatile nella storia degli scacchifornendone la seguente descrizione:

 

La maggior parte dei giocatori si sentono a disagio in posizioni difficili, ma Botvinnik sembra divertircisi… Quando i pericoli lo minacciano da tutte le parti e la minima diminuzione di concentrazione può essere fatale, in posizioni che richiedono nervi d’acciaio e intensa concentrazione, Botvinnik è nel suo elemento… Il suo metodo di preparazione di un attacco è molto caratteristico: quando pare che egli sia totalmente sulla difensiva, tenterà pressantemente di sfondare, spesso per mezzo di qualche profonda combinazione. Con rapidità devastante egli è all’attacco, e da campione. Simili sorprendenti cambiamenti sono caratteristici delle sue partite, con l’intera situazione che cambia in un attimo.[24]

 

Da questo punto la scuola sovietica dominerà letteralmente la scena mondiale, a parte la parentesi di Bobby Fischer, ed ancora oggi vediamo ai vertici giocatori prodotti da quella cultura.

Si può dire che per una buona parte del secolo i Campionati Sovietici siano stati più importanti degli stessi Tornei Interzonali, designanti lo sfidante al titolo.

Molto spesso, specie da parte americana, fu denunciato un ostruzionismo sovietico all’ingresso di nuovi giocatori, non-sovietici, nell’Olimpo scacchistico.

Tra i giocatori sovietici vi fu molta collaborazione tecnica, ed il giocatore che si dimostrava come il più forte in patria veniva da quel momento sostenuto da tutti i propri connazionali.

Noi non possiamo naturalmente dire cose nuove e definitive in merito, ma sicuramente, guardando con attenzione la storia recente non si può negare che il blocco dei sovietici abbia fatto ostruzione, ad esempio con patte piu o meno concordate in tornei importanti, verso gli europei e gli americani.

 

Unico momento di gloria scacchistica per l’Occidente fu l’ascesa di Bobby Fischer ai piu alti gradi del gioco.

Egli rappresentò, specie dopo il suo incontro con Spassky nel 1972, un punto di rottura con il passato per tutto il mondo scacchistico.

Da Fischer in poi il giocatore divenne “professionista”, dedicandosi quasi esclusivamente al gioco nella sua vita.

Prima di Fischer i precedenti campioni avevano tutti trovato altri interessi in importanti settori: insegnamento, avvocatura, scienza etc.

Bobby Fischer dichiarò fin dall’adolescenza di non avere altro interesse al di fuori degli scacchi, e mantenne questa “vocazione” esclusiva per tutta la carriera.

Altro motivo di rottura, anche se temporanea, con il passato, è l’interruzione che finalmente si riuscì dare alla dominazione sovietica dei vertici scacchistici; dopo Botvinnik, campione dal 1948, fino al 1972, anno della vittoria di Fischer, solo giocatori sovietici si erano alternati al titolo.

Con l’incontro tra Fischer e Spassky si propose anche sulla scacchiera l’opposizione politica e militare tra Occidente e blocco sovietico, sublimando nel gioco le tensioni della Guerra Fredda.

 

Bobby Fischer nasce a Chicago il 9 marzo 1943, figlio di un fisico tedesco e di una svizzera; la sua infanzia non fu felice poiché i suoi genitori si separarono quando aveva l’età di due anni, ed egli in pratica non conobbe mai il padre.

Amche con la madre i rapporti non furono dei più felici e ben presto si guastarono e si interruppero del tutto.

Molta della sua infanzia la passerà davanti ad una scacchiera o in compagnia della sorella Joan.

Imparò a giocare all’età di sei anni e da allora gli scacchi sostituirono in lui ogni rapporto umano: con gli amici, con la famiglia, con le donne etc.

Fin da questa piccola età egli si rese conto che questo gioco sarebbe diventato la ragione della sua esistenza e ben presto abbandonò lo studio delle altre discipline per dedicarvisi completamente.

Meritò subito una scarsa, per non dire nulla, accettazione della sconfitta, ritenendosi, anche se a quel tempo non ne aveva ragione, ben superiore a qualunque suo avversario.

La sua passione e il suo impegno diedero i primi grandi frutti nel 1956 quando all’età di tredici anni vinse il Campionato degli Stati Uniti, e da allora venne considerato uno dei maggiori maestri del mondo.

Si impose anche in molti tornei internazionali attestandosi ai vertici scacchistici ed attirando l’attenzione su di sé anche per le stravaganze del suo carattere.

La prima cosa che salta all’occhio è la sicurezza nei propri mezzi e la mancanza assoluta di incertezze, almeno nelle dichiarazioni, sul fatto che un giorno sarebbe divenuto campione del mondo.

Tuttavia l’eccessiva concentrazione sul proprio Io ostacolò i suoi rapporti con le altre persone; nota è la sua avversione verso le donne, e più volte rifiutò di partecipare a tornei in cui erano presenti delle giocatrici.

Fine ricorda che l’unica donna il cui nome sia stato accostato a quello di Fischer fu una misteriosa signora Grumette di Los Angeles, molto più grande di lui; è facile, in chiave psicanalitica, vedere in questa figura una sostituzione della figura materna, distaccatasi da Bobby.

La figura paterna , secondo Fine, è sostituita nella vita di Fischer dalla sua conversione alla setta Worldwide Church of God, una sorta di mescolanza tra giudaismo vetero-testamentario e fondamentalismo avventista.

Tra l’altro chiede l’osservanza della dieta ebraica e del Sabato.

Il padre non conosciuto sarebbe così sostituito da un Dio a cui fare riferimento.

Tutte le ansie, le preoccupazioni, le frustrazioni, trovano in Bobby Fischer una sola ed unica valvola di sfogo: gli scacchi.

Molto diversa è la figura di Boris Spassky, avversario di Fischer nel 1972.

Spassky nasce a Leningrado il 30 gennaio 1937; non ebbe un’infanzia facile: i nazisti invasero la sua città quando aveva appena quattro anni ed anche i suoi genitori divorziarono.

Presto dovette assumere il ruolo di capofamiglia e si assunse grandi responsabilità.

Dalla madre ereditò il carattere mite e pacato, che lo fece resistere alle provocazioni di Fischer.

A cinque anni imparò a giocare a scacchi, e sviluppò la propria abilità prima giocando nel padiglione degli scacchi del parco, poi nella Casa dei Pionieri di Leningrado.

Nel 1955 si segnalò all’attenzione del pubblico conquistando il titolo di campione mondiale juniores ad Anversa e piazzandosi terzo nel Campionato Sovietico.

A parte i precoci successi scacchistici, Spassky fu molto diverso da Fischer, sia nel gioco che nella vita.

Prima differenza è l’impegno che Spassky mise anche in altri ambiti della vita, ottenendo il titolo di “giornalista”.

C’è da dire che in Urss i principali giocatori di scacchi ottenevano sovvenzioni da parte dello stato sotto la copertura di posizioni ufficiali, e le più comuni erano quelle di “studente” e “giornalista”.

 Psicologicamente Spassky non è aggressivo come Fischer e non vedeva come fine della sua vita il desiderio di diventare campione del mondo.

Si può anzi addirittura affermare che il ruolo di campione non fu per Spassky facilmente sostenibile, dato che egli non possedeva l’anelito alla vittoria tipico di Fischer, e di altri maestri precedenti.

Alcune sue dichiarazioni possono far luce sulla non eccezionale combattività del sovietico:

 

Fra tre o quattro anni spero di essere più forte di ora; poi declinerò, e un altro forte giocatore prenderà il mio posto. Gli scacchi costringono a vivere una vita anormale e per restare tra i primi bisogna imporre a se stessi una notevole disciplina. Botvinnik è un uomo pieno di interessi e possiede questa autodisciplina, che è una qualità innata; io sono il contrario di lui; assai poco pratico e completamente disorganizzato.[25]

 

Possiamo anche notare come la sua impassibilità e tranquillità siano in realtà solo apparenti:

 

 

Effettivamente mi sento molto nervoso durante una partita, come se stessi per scoppiare. Quando faccio un errore cerco di controllarmi, di rimanere impassibile e calmo e di trovare la via migliore per uscire da una situazione difficile. Quando gioco probabilmente non sembro agitato, ma non è così: è come una maschera che mi metto sul viso; quando appaio particolarmente calmo, in realtà sono particolarmente nervoso.[26]

 

 

Il ventesimo secolo ha sicuramente segnato una svolta nella storia scacchistica in quanto si è verificato un proliferare di tornei e competizioni mai riscontrato nelle poche precedenti; questa rinnovata attenzione verso gli scacchi ha naturalmente stimolato lo sviluppo di un gran numero di giocatori di alto livello.

Mentre durante il medioevo e le epoche successive si avevano pochi grandi astri che restano ancor oggi nell’immaginario collettivo, nell’ultimo secolo sono moltissime le personalità che hanno segnato la storia degli scacchi.

Finora abbiamo esaminato le figure di molti campioni del mondo ma crediamo che per rendere più completa la nostra rassegna sia opportuno soffermarci anche su qualche “campione” minore.

 

Akiba Rubinstein, polacco (1882-1961), ebbe una vita molto travagliata.

Egli raggiunse l’apice della carriera nel 1912 quando vinse in cinque mesi ben cinque tornei: San Sebastiano, Breslavia, Pistyan, Varsavia e Vilna.

Avrebbe dovuto battersi contro il campione mondiale Lasker nel 1914 ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale rese impossibile l’incontro.

Nel 1925 spartì con Nimzowitsch il primo posto nel torneo di Marienbad e da quel momento in poi la sua carriera conobbe un lento ma inesorabile declino.

Rubinstein è forse una delle figure, al di fuori dei campioni del mondo, ha più di altre ha concentrato su di sé le attenzioni, sia per il suo gioco, sia per la propria storia personale.

Nel 1949 fu nominato Grande Maestro Internazionale dalla FIDE.

Aaron Nimzowitsch, lettone (1886- 1935), è stato un grandissimo teorico egli scacchi e molti suoi scritti sono ancora oggi considerati dei “classici”.

Die Blockade, Mein System e Die Praxis meines System, sono testi classici della letteratura scacchistica ed espongono le teorie innovative e personali di Nimzowitsch, che fecero da base alla scuola “ipermoderna”.

Egli fu naturalmente anche un grande giocatore, temuto anche dai campioni del mondo, e tra i suoi successi ricordiamo quelli di Copenhagen (1923), Marienbad (1925) e Londra (1927).

Xavier Tartakower, russo naturalizzato francese (1887-1956), è ricordato per le sue qualità di studioso, ed anch’egli appartenne alla scuola ipermoderna.

Si laureò in Giurisprudenza a Vienna nel 1909, e tra i suoi scritti possiamo menzionare Die Neuromantische Schach, Die Hypermoderne Schachpartie, Modern Schachpartie, Indisch; grazie ai suoi studi e alla sua personalità egli godette di grande popolarità in Europa e si segnalò anche con le vittorie a Vienna (1923), Varsavia(1935) e Venezia(1947).

L’ultima figura che vogliamo citare è quella di Evfim Dmitrievic Bogolijubov, russo naturalizzato tedesco (1889-1952); fu un grandissimo giocatore e la sua grandezza risentì solo della contemporanea presenza di Alechin sulla scena mondiale.

Egli vinse addirittura trentaquattro tornei, dal 1921 al 1951.

Nel 1929 e nel 1934 perse per due volte un match mondiale contro il campione del mondo Alechin, riuscendo tuttavia a combattere in modo onorevole (+5 –11 =9 nel primo match e +3 –8 =15 nel match del 1934)

Bogolijubov ebbe gravi problemi dopo la fine del secondo conflitto mondiale poiché, avendo richiesto la cittadinanza tedesca, fu accusato di simpatie naziste.

Queste accuse rallentarono anche la sua nomina a Grande Maestro che arrivò infatti solo nel 1951.

 

§ 2.3 : Analisi  e riflessioni

 

Dopo questa carrellata di campioni del mondo e di altre figure di rilievo, anche se non completa per lo scarso interesse di alcuni personaggi dal nostro punto di vista, possiamo cercare di tirare alcune conclusioni ed avanzare ipotesi sulle differenze ed i punti in comune con i giocatori “normali”.

Come dicevamo inizialmente la figura del maestro e del campione stimola la fantasia di quanti si avvicinano al gioco o di chi gioca a livello amatoriale o di club.

 Alcuni si appassionano agli scacchi proprio venendo a conoscenza delle gesta sportive di qualche grande giocatore del passato, sognando di poter fare in un futuro ciò che il suo idolo fece, o addirittura di meglio.

Il traino che questi uomini hanno fatto all’interno del mondo scacchistico è enorme, ed influenza praticamenete ogni campo: è grazie a loro se la tecnica scacchistica, delle aperture del mediogioco, del finale, si è evoluta fino ai livelli che conosciamo, e molte aperture tuttora utilizzate portano il nome di qualche grande giocatore del passato che con studio e passione riuscì a perfezionarla.

Anche dal punto di vista organizzativo il loro apporto è determinante: grazie ad alcuni audaci campioni del mondo (Fischer, Kasparov) il regolamento della Federazione Internazionale è stato radicalmente modificato, ed anche la figura del giocatore di scacchi ha assunto altre colorazioni.

Si può dire quasi tramontato il tempo in cui Morphy poteva sdegnarsi di essere definito come un “giocatore di scacchi”, o altri campioni potevano conciliare l’attività scacchistica ad alto livello con altre professioni piu o meno impegnative; la figura dello scacchista, a certi livelli naturalmente, è oramai quella di un vero e proprio professionista che dedica a questa attività tutto il tempo a disposizione, facilitato chiaramente in questo dalla crescita esponenziale dei premi e dei guadagni dei giocatori a più alto livello. Da questo punto di vista gli scacchi possono dirsi come oramai già assimilabili ad alcuni sport tra i più famosi: tennis, calcio, baseball etc.

Naturalmente c’è anche da dire che in tutto questo l’apporto positivo dei nuovi mezzi di comunicazione ha amplificato l’importanza degli eventi più importanti; punto di svolta in questo è sicuramente l’incontro tra Fischer e Spassky che richiamò l’attenzione mondiale su di una attività considerata fino a quel momento d’èlite, o per topi di club.

In cosa è diverso un grande campione da un normale giocatore o appassionato?

A questo cercheremo ora di dare qualche risposta.

Il primo tratto distintivo, almeno nella grande maggioranza di questi campioni, è la grande determinazione e la grande volontà che essi sembrano riversare sul gioco.

Alcuni di essi hanno addirittura escluso dalla loro vita qualunque cosa non riguardi la scacchiera, ed altri sono entrati in profonda crisi una volta persa la vetta del mondo scacchistico. Ciò dimostra come sia difficile utilizzare un’unica passione come valvola di sfogo delle pulsioni inconscie senza in seguito pagarne un dazio in termini di equilibrio mentale o comportamento fuori dalla norma.

Ma come si passa dal semplice livello di appassionato a quello di professionista degli scacchi o comunque come minimo ad un livello magistrale?

Partiamo cercando di analizzare il retroterra sociale e culturale, e le attività parallele dei campioni del passato, ritenendo importante l’eventuale messa in luce di  interessi preponderanti.

Reuben Fine nota a questo proposito somiglianze e differenze tra gli scacchisti da lui “analizzati”; egli nota che quasi la metà dei campioni del mondo ha una provenienza dal campo scientifico e matematico: Anderssen, Lasker e Euwe erano matematici, Botvinnik e Capablanca si interessarono di ingegneria.

Lo stesso Fine nota subito dopo come gli altri campioni o grandi giocatori non avessero alcun interesse matematico o logico: Ruy Lopez era un ecclesiastico, Philidor un musicista, Saint-Amant, Lewis e Mc Donnell uomini d’affari, Kolisch era banchiere, Deschappelles soldato, Zuckertort e Tarrasch medici, Buckle era uno storico, Tartakower  era un poeta, Taimanov un pianista.

Tutti comunque risultano occupati da professioni abbastanza “impegnate” e riservate ad una minoranza culturale (tranne il caso di Sultan Khan , fu servo di un feudo indiano e quasi analfabeta).

Dobbiamo allora supporre o concludere che i club scacchistici  ed i tornei sono riservati ad una stretta minoranza culturale o sociale?

Non sembrerebbe se prendiamo in esame i risultati ottenuti da Wally Festini Cucco nel suo  Psicologia degli scacchi.[27]

In questo testo l’autrice mostra i risultati di una interessante ricerca da lei svolta presso la Società Scacchistica Milanese, uno dei circoli più importanti d’Italia e tra i piu grandi d’Europa.

Wally Festini si contrappone nettamente all’atteggiamento di Fine, accusando quest’ultimo di aver attaccato senza ragione un mondo dal quale non traeva piu alcuna soddisfazione, e partendo dall’intenzione di svolgere una analisi “sul campo”, al contrario di Fine.

La ricerca è stata condotta su 100 membri della Società scacchistica Milanese, divisi in varie tipologie: sesso, età, forza di gioco etc.


Nella prima tabella statistica che l’autrice ci propone viene messa in luce la diversa area professionale degli intervistati:[28]

Il 29% risulta composto da impiegati, commercianti e tecnici, e non è di certo una percentuale trascurabile; al secondo posto notiamo con piacere il 28% rappresentato dagli studenti seguito dalla categoria dei professionisti e imprenditori con il 20%; con l’11% troviamo gli operai e artigiani e agli ultimi posti ci sono i pensionati (7%), gli artisti (2%), gli scacchisti professionisti (2%) e le casalinghe (1%).

L’autrice nota che nella categoria degli imprenditori-professionisti non emerge alcuna prevalenza per gli ingegneri e i matematici, così come risulta invece dalla letteratura precedente.

La categoria dei pensionati intervistati era completamente composta da ex-imprenditori o ex-professionisti.

Questi dati portano verso una visione più “democratica” degli scacchi, non visti più come un gioco per intellettuali o artisti.

Interessanti sono anche i dati Doxa, sempre tratti dallo studio della Festini, anche se differenti nelle valutazioni percentuali:

 

·       Imprenditori                  4,8

·       Impiegati                      27,4

·       Artigiani ed operai       22,4

·       Casalinghe                    9,5

·       Pensionati                     5,6

·       Studenti                        22,9

·       Altri                              7,0

 

Riteniamo importante avvalerci in buona misura dei dati del testo della Festini poiché è proprio nei circoli che vengono a formarsi i giocatori che partecipano ai tornei internazionali e quindi si posizionano nelle categorie più elevate.

Abbiamo potuto notare come quasi tutti i campioni da noi precedentemente illustrati abbiano appreso a giocare a scacchi in età precocissima, alcuni addirittura prima dei 6 anni.

Vediamo se anche i dati ricavati nella Società Scacchistica Milanese confermano questa tendenza:

 


 

 

 


Abbiamo subito una piccola grande conferma: i Maestri imparano prima a giocare a scacchi.

Vediamo infatti che addirittura il 63% dei Maestri intervistati ha imparato prima dei 9 anni, ed il 100% prima dei 19 anni, di contro al 35% del totale degli intervistati (prima dei 9 anni), e del 71% prima dei 19 anni.

Solo il 15% ha imparato a giocare tra i 20 e i 29 anni.

Molto giustamente la Festini ricorda il dibattito sulla migliore età per avvicinarsi agli scacchi: è migliore la fanciullezza o l’adolescenza?

Secondo Krogijus si hanno migliori risultati con l’apprendimento nella fanciullezza, ma d’altra parte chi lo fa nell’adolescenza ha una carriera più rapida e duratura.

Come noto Reuben Fine vede nel gioco degli scacchi una sublimazione di istinti omosessuali e parricidi (edipici); questo istinto avverso alla figura del padre è rafforzata dal fatto che le regole del gioco vengono insegnate ai giovani giocatori quasi sempre dai padri.

Il testo della Festini Cucco ci da dei dati interessanti anche su questo. È chiaro che la situazione analizzata dall’autrice fotografa una situazione “italiana” per cui la diversità dei dati può trovare anche in questo una giustificazione:

 


 

 

 


Dal grafico non appare la preponderanza dell’insegnamento da parte della figura paterna; questo si verifica nella statistica del testo solo nel 36% dei casi mentre addirittura il 33% è rappresentato da un amico.

Interessantissimo ci appare il 2% di intervistati che ha imparato a giocare da un computer ritenendo che da qualche anno a questa parte questa percentuale sia molto aumentata in risposta al fantastico sviluppo avutosi nel campo dell’informatica applicata agli scacchi.

Sembrerebbe quindi non essere così presente il conflitto edipico, almeno all’origine, che Reuben Fine teorizzava.

C’è da dire chiaramente che le cose sono molto cambiate dai tempi del libro di Fine soprattutto dal punto di vista delle relazioni sociali, in quanto oggi i giovani che vogliono avvicinarsi al gioco possono trovare più punti d’incontro fuori dalla cerchia familiare, e quindi è più grande l’opportunità di imparare le regole o avvicinarsi al gioco in modo serio in un gruppo di pari.

 

Accennavamo all’importanza delle motivazioni che inducono a giocare ed alla forza di queste motivazioni. Nei grandi maestri e nei campioni infatti si può notare una grandissima forza di volontà e di ricerca del successo, molto più grande di quella che si può ritrovare nel giocatore medio.

Alcuni campioni, come abbiamo visto, avevano già dall’infanzia la certezza che sarebbero divenuti in futuro i più grandi del mondo.

La Festini analizzando le motivazioni al gioco ci dice che per i Maestri “la motivazione a divertirsi scende (dal 45% al 33%), mentre la competizione con gli altri sale dal 29% al 40%. L’aspetto scientifico è maggiormente apprezzato (dal 28% al 37%) così come aumentano il desiderio di verificare le proprie capacità (dal 19% al 33%) e l’interesse per la componenete estetica (dal 12% al 22%).”[29]

Ecco quindi che troviamo conferma della maggiore competitività di chi al gioco dedica molto del suo tempo, ma al tempo stesso proprio qui possono cercare una prima spiegazione delle degenerazioni psichiche e paranoiche che abbiamo notato in figure di spicco.

Gli scacchi perdono ad un certo livello la caratteristica di “gioco” inteso come divertimento o movimento sociale, ed iniziano a divenire un qualcosa di ben più importante nella vita di chi vi si dedica con costanza, molto spesso iniziando a creare problemi nella vita sociale. Fischer è come abbiamo visto un tipico caso di centramento del proprio mondo sulla scacchiera, e ne ha pagato le conseguenze risultando completamente incapace e scostante nelle relazioni sociali.

 

Ma quali e quante tappe dividono l’appassionato dal maestro? Vi è un “metodo” per diventare maestri?

Tralasciamo per un momento le figure dei veri e propri “geni” degli scacchi, di coloro che non hanno avuto bisogno di alcun apprendistato particolare per raggiungere il livello più alto, e consideriamo la possibilità di ognuno di raggiungere il “semplice” livello di Maestro.

Cerchiamo insomma di prescindere per un momento dalla pura e semplice genialità ed inclinazione personale, e soffermiamoci sulla possibilità di imparare la maestria.

In questo il discorso sugli scacchi non differisce da quello che si può fare per altre attività, e i metodi usati per giocare meglio possono essere assimilati, operazionalmente e dal punto di vista motivazionale, a quelli utilizzati per padroneggiare qualunque altra  attività.

Presso l’Università di Chicago una equipe guidata da Benjamin Bloom ha selezionato a questo scopo 120 giovani di talento che avevano raggiunto un altissimo livello in vari ambiti prima dei 40 anni: pianisti, scultori, nuotatori, tennisti, matematici e medici.

Gli studiosi hanno individuato delle tappe di sviluppo comuni a tutti questi individui benchè operanti in settori diversi.

Lo sviluppo è diviso in tre fasi: ambiente familiare, scelta del primo maestro, scelta di un nuovo e più esperto maestro.

Nella prima fase l’ambiente familiare risulta favorevole allo sviluppo di una particolare attività, ed anche altri componenti della famiglia hanno interessi nello stesso ambito.

Spesso anzi la spinta iniziale proviene proprio dai genitori più che dalla volontà e dall’interesse del bambino. È chiaramente importante per un futuro pianista, ad esempio, aver avuto una famiglia appassionata di musica o addirittura un padre egli stesso pianista.

Si passa poi alla seconda fase in cui ha una grande importanza la scelta del primo maestro; questi è quasi sempre una persona entusiasta della propria attività e capace di rendere interessante e divertente lo studio.

I piccoli allievi progrediscono velocemente nel proprio talento incoraggiati da questi maestri molto attivi e capaci, e dopo due, tre o quattro anni essi cominciano a vedersi nei termini della loro attività: abbiamo così giovani ragazzi che già si considerano “pianisti”, “tennisti” o altro.

Intorno ai quindici anni si ha la terza e ultima fase di crescita nella maestria; intorno a quest’età si cambia maestro e si passa a qualcuno di più esperto, anche se pedagogicamente meno capace.

Questo secondo maestro è quasi sempre un perfezionista, un individuo che dedica il proprio tempo solo ai veri talenti; per il ragazzo questo è un periodo più duro dei precedenti perché in questa fase è richiesto un suo impegno per molte ore al giorno.

Queste tre fasi si compiono in un arco di tempo che va dai dieci ai quindici anni, in cui si passa dal semplice interesse ad una padronanza molto alta degli strumenti mentali o fisici necessari ad eccellere.

I veri maestri non interrompono mai, per tutta la vita, l’approfondimento di nuove capacità nel loro ambito, sostenuti in tutto questo, come già abbiamo detto, da una fortissima motivazione e da una dedizione tale che rende i veri “maestri” individui abbastanza rari.

 

Quello del perfezionamento dell’abilità scacchistica è un tema che sta molto a cuore a tutti gli appassionati, che vorrebbero migliorare il proprio gioco, e a molti maestri che auspicano una maggiore organizzazione nazionale in questo senso.

Quasi sempre lo sviluppo dell’abilità è lasciato alla buona volontà ed al talento del singolo, e si può dire che solo nei paesi dell’Europa orientale si è riusciti a radicare una cultura scacchistica e delle strutture tali da permettere la nascita e lo sviluppo, quasi “programmato”, di grandi giocatori e campioni.

Abbiamo visto in precedenza come sia determinante la scelta dei maestri che seguono i giovani talenti: tutto ciò potrebbe, ed è in alcuni casi, essere valido anche per il mondo degli scacchi. Purtroppo, forse per un difetto culturale, lo scacchista tende molto spesso a vedersi come “singolo”, come non facente parte di nessun movimento, e quindi è mentalmente predisposto all’auto-perfezionamento, al rifiuto quasi totale di insegnanti che possano ingabbiare la sua spontaneità, e presunta genialità ( ogni scacchista pensa di averne).

A questo proposito, personalmente, crediamo che in realtà il vero progresso di abilità negli scacchi possa essere raggiunto solo grazie allo studio fatto singolarmente, e che il confronto con gli altri sia utilissimo come riprova delle proprie capacità e carenze, ma poco possa apportare al reale sviluppo di forza di gioco.

Lo studio di gruppo, con il supporto di insegnanti o meno, è invece importantissimo durante l’apprendimento del gioco e nei primi anni dopo di esso; ma per chi vuole “fare sul serio”, ciò che si prospetta sono ore di studio solitario sui classici del genere o nell’analisi di propri incontri.

Risulta evidente già da quanto detto che il problema maggiore da affrontare è la disponibilità di tempo da dedicare agli scacchi. Al momento attuale lo sforzo maggiore per migliorare l’abilità scacchistica sembra poter essere fatto solo in età di studio, poiché lo studente, universitario e non, dispone di alcune ore giornaliere da dedicare a questo scopo.

Non a caso è molto difficile rilevare miglioramenti interessanti nel gioco dopo i 35 anni, visto che il lavoro e l’eventuale famiglia di certo non agevolano il compito dello scacchista.

Ci conforta in quanto da noi affermato l’intervento di Alvise Zichichi sul perfezionamento dello scacchista apparso ne Le Letture di Mondoscacchi[30] ; egli dice:

 

Da noi invero solo un giovane studente potrebbe dedicare un congruo numero di ore giornaliere, quando non presio da impegni scolastici particolarmente impegnativi, a tal fine. Situazione in genere destinata a terminare con il completamento degli studi. Questa possibile disponibilità di tempo è uno dei principali motivi per incitare i giovani ad impegnarsi concretamente – pur senza trascurare gli studi normali, è ovvio – nel perfezionamento. Il più favorevole rapporto tempo/risultati in genere consente di pervenire ad interessanti traguardi. Purtroppo in Italia i giovani sono poco assistiti, non esiste una diffusa conoscenza delle metodologie più appropriate, cosicchè spesso il giovane appassionato – abbandonato a sé stesso – perde anni preziosi disperdendosi tra studi e letture parziali o poco utili, giocando poco, oppure giocando troppo spesso ma senza alcuna preparazione. Alla fine sovente ottiene una gran confusione ‘in testa’, non riesce a centrare l’essenza degli scacchi, si pone traguardi errati di ‘categoria’ e non di conoscenza.[31]

 

 

In questo interessantissimo studio Zichichi elenca anche i sistemi più comuni di preparazione ed allenamento.

Essi sono:

 

- Studio di classici del mediogioco, del finale, raccolte di partite, monografie di       grandi giocatori, etc.;

- Studio di testi sulle aperture;

- Partite amichevoli e di allenamento;

- Analisi di posizioni;

- Soluzioni di posizioni combinative;

- Conversazione ed analisi con giocatori più esperti;

- Partite semilampo e blitz;

- Partecipazione a tornei ufficiali;

- Analisi delle proprie partite di torneo;

- Partecipazione a corsi di perfezionamento e relativa pratica assistita;

 

Come possiamo ben vedere nei metodi di preparazione suggeriti da Alvise Zichichi ve ne sono alcuni che richiedono particolare concentrazione e che, praticamente sempre, vengono attuati in solitario, come ad esempio lo studio dei classici e l’analisi delle proprie partite; l’analisi di posizioni e le soluzioni di analisi combinatorie possono essere invece molto fruttuose specialmente se si confrontano con le proprie intuizioni con quelle di qualche altro giocatore.

Si può dire che la preparazione dello scacchista, ma potremmo estendere questo concetto a tutta la sua vita agonistica, è sempre divisa in momenti di crescita personale e in momenti di confronto con gli altri.

Spesso le più grandi delusioni, soprattutto agli inizi, vengono fuori da una sopravvalutazione del proprio gioco che si scontra con una realtà più dura nell’affrontare altri giocatori.

Tutti coloro che si sono occupati dello sviluppo della maestria hanno tuttavia concordato su alcuni aspetti fondamentali; lo studio tecnico e tattico è certamente un momento fondamentale per il primo approccio e i primi avanzamenti di abilità nel gioco ma permette uno sviluppo abbastanza limitato: la semplice assimilazione di concetti presenti in testi, più o meno classici, non può portare all’acquisizione di una forza di gioco molto alta.

Il momento decisivo è quello pratico: il vedere attuate durante una partita le situazioni studiate, e molto spesso il rendersi conto che le cose non sono così semplici come appaiono sui libri, e che quasi sempre le posizioni che si creano sono uniche e vanno analizzate sul momento, stimola di più il giocatore e facilita un “vero” apprendimento.

A questo punto entra in gioco la vera e propria abilità del giocatore che deve fare affidamento solo sulle proprie capacità di analisi e di creazione di “immagini anticipatrici” (per dirla con Piaget).

Superata la fase di apertura, in cui si seguono in genere delle linee di gioco ben studiate e conosciute ai due giocatori, si passa al centro di partita in cui di solito si decide la sorte dello scontro: un principiante che conosca le aperture non può essere distinto da un maestro nella prima fase della partita, ma sarà ben presto ridimensionato quando alla semplice conoscenza mnemonica si dovrà sostituire la “maestria”.

Il Maestro ha, rispetto al semplice giocatore, due qualità fondamentali a proprio vantaggio: un enorme bagaglio di “ricordi posizionali” accumulato con l’esperienza e la capacità di cogliere subito le situazioni problematiche o combinatorie presenti sulla scacchiera.

Per quanto riguarda la prima abilità è stato dimostrato da molti studi come la memoria di un maestro non differisca, in generale, da quella degli altri giocatori.

Se infatti poniamo su di una scacchiera dei pezzi, senza creare una particolare situazione tattica con gli stessi, e dopo un certo tempo di osservazione chiediamo al maestro di riprodurre la situazione veduta, egli non dimostrerà una capacità maggiore di chiunque altro; questo perché nelle situazioni presentate egli non poteva scorgere alcun “tema scacchistico” e quindi si trattava solo di un puro esercizio mnemonico.

Se invece si presentano delle situazioni con “significato” scacchistico, cioè situazioni tattiche che hanno un qualche interesse, il Maestro sarà di gran lunga più abile nel ricrearle dopo il periodo di osservazione.

Perché questo? Nel compito appena descritto il Maestro può sfruttare tutta la sua esperienza e soprattutto egli ha un bagaglio di “ricordi posizionali” enorme rispetto al principiante.

Secondo alcuni calcoli un Maestro è in grado di riconoscere anche più di 100.000 posizioni, trovando così immediatamente la mossa giusta per ognuna di esse.

In pratica, quando una di queste posizioni si presenta nel corso di una partita, il Maestro non ha bisogno di analizzarla ma deve solo applicare le proprie conoscenze e far funzionare la memoria.

Questa è una abilità che si sviluppa solo con le partite di torneo, e vano è il tentativo di acquisirla tramite lo studio di migliaia di testi o l’analisi di incontri del passato.

Il Maestro inoltre ha la capacità di cogliere subito la situazione problematica di una data posizione, e quindi concentrarsi su di essa; il principiante invece, molto spesso, non riesce a vedere e  a focalizzare la vera natura dell’incontro che sta giocando, e si sofferma così su questioni stereotipate, in alcuni casi, come il vantaggio di materiale o il controllo del centro.

 

Il nostro lavoro tuttavia non vuole trascurare, anzi ne fa un argomento centrale, la grande valenza educativa e sociale del gioco degli scacchi; in questo capitolo abbiamo esaminato le vite di grandi Campioni del passato e abbiamo messo in luce le differenze tra il pensiero dei Maestri e quello dei normali  giocatori, e tutto ciò ci ha fatto capire che, anche se indubbiamente si può nascere con un particolare genio scacchistico, alcuni metodi di allenamento e soprattutto la grande pratica possono assottigliare le distanze tra le due categorie. Nel prossimo capitolo il nostro discorso si sposterà sulle valenze pedagogiche degli scacchi, insegnati non più con l’intento di formare campioni ma con più alte e varie finalità educative.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia

 

 

Nella seguente Bibliografia si fa menzione, oltre ad i testi consultati, anche di alcune opere citate all’interno della Tesi o ritenute comunque importanti ma di cui, per impossibilità di reperirle, non è stata presa personale visione.

 

Per quanto riguarda le opere letterarie a sfondo scacchistico, oltre a quelle contenute all’interno del capitolo IV, se ne aggiungono altre ritenute comunque di una certa rilevanza.

 

Le opere non sono suddivise per argomento o capitolo di riferimento ma sono disposte in un unico elenco alfabetico per autore.

 


 

AA.VV.,  Racconti neri della Scapigliatura, Milano, Mondadori, 1980

 

AA.VV.,  Gli Scacchi Per Tutti – Estratto dagli atti dei Seminari Nazionali per Formatori di istruttori della Lega scacchi UISP, S.Vincenzo (LI), 1990-91

 

Acheng,  Il re degli scacchi, Milano, Bompiani, 1992

 

Agostinucci Ariodante,  Scacchi e francobolli, Milano, edizione dell’Autore, 1977

 

Anderson Poul,  Scacchiera fra le stelle, Roma, Fanucci, 1972

 

Allen Woody, Saperla lunga, Milano, Bompiani, 1973.

 

Barzanti Luca – Fabbri Stefania, Gli scacchi come strumento per la didattica della matematica, intervento contenuto negli Atti del Convegno su Matematica e Scacchi, tenutosi a Forlì il 18 settembre 1992, pp. 41-43

 

Bergman Ingmar, Il Settimo Sigillo, Milano, Iperborea, 1994

 

Bontempelli Massimo,  La scacchiera davanti allo specchio, Palermo, Sellerio, 1981

 

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Di quest’opera sono stati utilizzati in modo particolare i seguenti studi:

 

van Lawick-Goodall Jane,  Il gioco delle scimpanzè madri coi loro piccoli,  pp. 325-331;

Dolhinow Phyllis,  Giochi spontanei di scimmie allo stato libero, pp. 380-389;

Egan Jane,  Il gioco degli oggetti nei gatti, pp.192-197;

Groos Karl,  Il gioco degli animali: gioco e istinto, pp. 64-66;

Suomi Stephen-Harlow Harry,  Scimmie che non giocano, pp. 581-587.

 

Brunner John,  La Scacchiera, Milano, Mondadori, 1969

 

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Capablanca Josè Raul,  I Fondamenti degli Scacchi, Milano, Martello, 1971

 

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Christie Agatha,  Poirot e i quattro, Milano, Mondadori, 1939

 

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Dewey John,  Democrazia e educazione, Firenze, La Nuova Italia, 1965

 

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Lo stesso articolo era apparso in  Mondoscacchi , N.1, 1984.

 

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Indice dei nomi

 

 

 


A

Acheng · 166; 167; 169; 341; 351

Albano · 91; 102; 107

Alechin · 32; 50; 51; 52; 59; 158

Allen · 182; 184; 293; 341; 351

Anderssen · 32; 39; 40; 41; 61; 153; 154

Anguissola · 130

B

Barzanti · 111; 115; 116; 341

Bergman · 191; 192; 194; 197; 202; 341; 351

Bogolijubov · 58; 59; 77

Boito · 152; 153; 154; 155

Bontempelli · 178; 180; 341; 351

Bordone · 130

Botvinnik · 30; 32; 51; 52; 54; 56; 61; 79

Bruner · 3; 5; 6; 8; 341

Brunner · 341

Buttenwieser · 35; 341

C

Capablanca · 31; 32; 49; 50; 51; 61; 132; 311; 342

Carracci · 130

Carroll · 36; 170; 171; 172; 173; 174; 175; 177; 178; 180; 181; 342; 351

Chicco · 311; 312; 329; 342

Christie · 342

Cigorin · 132

Claparède · 13; 14; 15; 342

Cook · 122

Croce · 21

D

D’Amore · 111

da Cessole · 137

da Levanto · 137

De Groot · 35; 36; 85

De Marchi · 128

Delacroix · 130

Dewey · 18; 19; 20; 21; 342

Dextreit · 76; 78; 342

Djakov · 32; 78; 80; 342

Dolhinow · 3; 5; 341

Dubois · 204; 205

Duchamp · 131

Dufresne · 41

E

Egan · 5; 341

Engel · 76; 78; 342

Euwe · 32; 51; 52; 61; 342

F

Fabbri · 90; 111; 115; 116; 314; 341

Ferrante · 204

Festini Cucco · 61; 65; 342

Fine · 32; 33; 34; 37; 38; 40; 42; 43; 44; 46; 47; 48; 49; 51; 55; 57; 61; 62; 65; 66; 85; 267; 309; 312; 342

Firdusi · 136; 139; 140; 141; 202; 342; 343; 350

Fischer · 30; 53; 54; 55; 56; 60; 67

Frangiamore · 130

Freud · 85

Froebel · 15; 16; 17; 18; 343

G

Giacosa · 149; 150; 151; 197; 202; 350

Greco · 38; 136

Groos · 5; 6; 7; 341

H

Harlow · 7; 8; 341

Hegel · 21

Horowitz · 49; 343

Huizinga · 25; 26; 27; 29; 109; 343; 350

Hummel · 131

I

Iarusci · 86; 101; 102; 103

Ibn Esra · 145

J

Jolly · 3; 5; 6; 8; 341

Jones · 42; 43; 45; 85; 267; 343

K

Kant · 21

Karpov · 30

Kasparov · 30; 60

Kawabata · 216; 343

Kieseritzky · 41

Korschelt · 343

Krogijus · 64

L

Lasker · 32; 48; 49; 50; 58; 61; 85; 132; 158; 343

Lawick-Goodall · 2; 3; 341

Leggett · 343

Levin · 172; 343

M

Magari · 111

Mander · 131

Maresca · 83; 85

Marino · 98; 104; 107; 108

Maurensig · 161; 162; 164; 187; 190; 197; 267; 343; 351

Mearini · 297; 343

Messa · 297; 310; 343

Milton · 131

Morphy · 31; 32; 39; 40; 41; 42; 43; 44; 45; 46; 47; 48; 50; 60; 199; 200

Muelich · 131

Mussini · 130

N

Nabokov · 187; 188; 189; 190; 202; 313; 343; 351

Nimzowitsch · 58; 183

O

Orsini · 205

P

Pérez-Reverte · 196; 197; 344; 351

Petrosjan · 79

Petrovsky · 32; 78; 80; 342

Philidor · 38; 61; 132

Piaget · 9; 11; 12; 13; 15; 72; 268; 311; 344

Poe · 85; 152; 267; 344

Pompa · 83; 84

Porreca · 311; 312; 342

R

Reshevsky · 30

Reti · 268; 282; 344

Richards · 78; 344

Rogoz · 199; 200; 201; 344; 351

Rosino · 312; 342

Rubinstein · 57; 58

Rudik · 32; 78; 80; 268; 294; 312; 342

Ruy Lopez · 38; 61; 130; 132; 136; 148

S

Sacca · 129

Saint-Amant · 39; 61

Salomone · 114; 115; 344

Santi · 111; 112; 113; 344

Sanvito · 329; 342; 344

Sciascia · 144; 344

Seghieri · 205

Smith · 344

Sorbi · 130

Spassky · 30; 53; 54; 55; 56; 60

Staunton · 32; 39; 40; 41; 42; 43; 45; 122; 123; 124; 337; 345

Steinitz · 32; 38; 46; 47; 48; 132

Sultan Khan · 61

Suomi · 7; 8; 341

Sylva · 3; 5; 6; 8; 341

T

Taimanov · 61

Tarrasch · 61

Tartakower · 58; 61; 158

U

Uniechiowski · 131

V

Vida · 146; 147; 148; 202; 343; 350

Volpicelli · 21; 22; 24; 345

Z

Zichichi · 70; 71; 332; 345

Zuccari · 129

Zuckertort · 38; 61

Zweig · 85; 156; 157; 159; 160; 164; 165; 187; 190; 267; 345; 350


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indice delle tematiche principali

 

 

 

 

Apprendimento della maestria: 69, 70, 71, 72, 73;

 

 

Arte: 94, 109, 110, 118, 119, 120, 121, 122, 123, 124, 125, 126, 127, 128, 129, 130, 131, 133, 134, 135, 136, 148, 196;

 

 

ASIS: 81, 104, 206;

 

 

Diffusione popolare degli scacchi: I, 79,82,89,92,99,107,118,135,161;

 

 

Europa dell’Est: I, 50, 52, 54, 56, 69, 75, 78, 79, 98, 119;

 

 

Filatelia: 131, 132, 133, 206;

 

 

Gioco

              simbolico: 10, 11, 14, 15;

              con regole: 11, 12, 80, 80, 90, 109, 115;

              e apprendimento: 3, 4, 6, 8, 13, 14, 18, 19, 23, 25, 68;

              e cultura: 16, 19, 24, 25, 27, 28, 29, 134;

              valenza pedagogica: II, 1, 16, 19, 22, 79, 103;

 

 

Go: 207, 212, 213, 214, 215, 216;

 

                              

Handicap: 97, 98, 104, 105, 106;

 

 

Immagini mentali: 12, 13, 33, 34;

 

 

Legge sull’autonomia: 92, 96;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Letteratura scacchistica: I, 85, 109, 110, 134, 135, 136, 137, 138, 139, 142, 145, 146, 149, 152, 161, 166, 170, 178, 182,

187, 191, 195, 196, 199, 202;

 

 

Logica: 172, 174, 175, 177, 211, 216;

 

 

Maestri (Campioni): II, 30, 31, 32, 59, 60, 67;

              età: 35, 70;

              omosessualità: 37, 45, 46, 65;

              provenienza sociale: 61;

 

 

 

Matematica: 89, 109, 110, 111, 112, 113, 114, 115, 116, 211, 216;

 

 

Memoria: 32, 33, 73, 87;

 

 

Motivazioni: 66, 80;

 

 

Narcisismo: 38, 40, 49, 109;

 

 

Pensiero egocentrico: 10, 115;

 

 

Problematiche psicologiche: II, 32, 33, 34, 35, 37, 43, 45, 47, 48, 51, 67, 78, 82, 85, 159, 176, 177, 189;

 

 

Provveditorato: 82, 87, 91, 92, 100, 102, 103;

 

 

Riviste scacchistiche: 204;

 

 

 

Scacchi

              e cultura: I, III, 75, 79, 85, 89, 94, 109, 110, 119, 123, 134, 135, 136, 144, 146, 148, 150, 153, 156, 164, 168, 202, 206, 207;

              ed educazione: II, III, 76, 79, 81, 84, 86, 93, 94, 96, 103, 106, 107, 110, 114, 116, 202;

              e scuola: III, 75, 76, 7, 78, 86, 89, 91, 92, 95, 97, 99, 100, 102, 104, 106, 114, 115, 117;            

 

 

Scacchisti

              provenienza sociale: 62,63;

              età apprendimento gioco: 63, 64, 68;

 

 

Shogi: 167, 207, 208, 209, 210, 211;

 

 

Tensione: 36, 37;

 

 

Trattati morali: 137, 145;

 

 

UISP: III, 80, 82, 83, 86, 88, 90, 91, 96, 97, 98, 101, 102, 103, 105, 107;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Indice dei termini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


A

abilità · 3; 4; 28; 33; 35; 36; 40; 56; 69; 70; 72; 73; 78; 79; 105; 115; 125; 126; 142; 168; 199; 212; 213; 214; 261

adolescenza · 44; 53; 64; 313

Africa · 120; 121; 125; 142

aggiornamento · 86; 91; 92; 95; 103; 221; 281; 282; 285; 288

aggressività · 40; 45; 267; 268

agonismo · 41; 49; 82; 264; 266; 302

allenamento · 71; 74; 268

analisi · 13; 15; 19; 37; 42; 59; 62; 70; 71; 72; 73; 76; 78; 82; 86; 109; 111; 167; 261; 264; 266; 291; 295; 298; 302; 306; 342

animali · 2; 3; 5; 6; 7; 8; 25; 29; 120; 125; 129; 148; 260; 341

aperture · 59; 71; 72; 134; 268

appassionati · 30; 46; 69; 83; 84; 131; 146; 154; 161; 178; 206; 209

apprendimento · 13; 20; 64; 70; 72; 87; 103; 114; 115; 116; 211; 260; 261; 278; 279; 280; 283; 285; 286; 289; 297; 298; 299; 302; 303; 304; 305; 306; 307; 349; 350

Arabi · 120; 129; 130

ARCI · 101; 309; 329

aritmetica · 113

armonia · 16; 26; 110; 137; 156; 159; 215; 305

arte · 23; 25; 34; 52; 119; 125; 134; 135; 152; 154; 159; 167; 196; 204; 216; 266; 319; 324

artisti · 52; 62; 63; 118; 124; 130; 136; 146; 152; 212; 216; 268

Asia · 120; 125

ASIS · 81; 104; 206; 293; 294; 299; 300; 301; 305; 309; 311; 314; 316; 330; 349

attenzione · 1; 17; 20; 24; 25; 26; 31; 33; 35; 39; 47; 49; 53; 55; 56; 57; 60; 75; 78; 80; 85; 87; 89; 109; 112; 115; 136; 137; 149; 172; 187; 204; 263; 266; 268; 295; 303; 305; 307; 320

attività · 1; 3; 4; 5; 7; 8; 9; 11; 13; 14; 17; 18; 19; 20; 22; 24; 25; 26; 27; 28; 29; 36; 40; 43; 44; 46; 60; 61; 67; 68; 75; 79; 82; 83; 86; 87; 89; 90; 94; 95; 96; 97; 98; 99; 100; 101; 103; 105; 106; 107; 112; 115; 118; 159; 161; 166; 202; 219; 221; 259; 260; 266; 267; 269; 278; 279; 280; 281; 282; 283; 284; 285; 286; 287; 294; 295; 296; 298; 299; 300; 302; 303; 304; 307; 309; 310; 316; 318; 319; 321; 322; 324

attività ludica · 1; 25; 26; 89

audiolesi · 104; 106; 107; 221; 294; 295; 305; 306; 309

avversario · 12; 13; 36; 42; 49; 51; 54; 55; 80; 104; 109; 154; 160; 164; 165; 176; 183; 189; 190; 200; 263; 264; 268; 297; 303; 305; 306; 307; 310

B

bambini · 8; 10; 11; 12; 13; 15; 18; 29; 30; 81; 86; 87; 90; 93; 94; 95; 104; 105; 106; 115; 166; 174; 259; 260; 261; 267; 269; 292; 294; 295; 296; 298; 299; 300; 301; 302; 303; 304; 305; 306; 307; 308; 309; 310

bambino · 7; 8; 9; 10; 11; 12; 13; 14; 15; 16; 17; 18; 20; 22; 24; 30; 68; 79; 80; 81; 89; 90; 93; 94; 104; 106; 168; 178; 179; 180; 261; 263; 265; 268; 292; 294; 295; 297; 300; 302; 303; 304; 305; 306; 307; 308; 309; 310; 314; 315; 344

Barleycorn · 124; 337

bianco · 123; 127; 153; 157; 159; 173; 177; 178; 179; 180; 195; 214; 259

C

calcolo · 78; 111; 113; 268; 306

campione · 31; 38; 41; 42; 43; 44; 46; 48; 49; 50; 51; 52; 54; 55; 56; 57; 58; 59; 60; 90; 132; 156; 165; 169

campioni · 31; 32; 35; 39; 41; 49; 53; 57; 58; 59; 60; 61; 63; 66; 69; 74; 79; 103; 111; 132; 267; 343

capacità · 5; 12; 13; 17; 25; 28; 33; 34; 35; 38; 43; 66; 69; 72; 73; 78; 79; 82; 87; 93; 94; 102; 103; 111; 116; 118; 146; 157; 169; 176; 184; 199; 216; 261; 268; 285; 287; 292; 294; 295; 302; 304; 305; 306; 307; 310; 316

Case dei Pionieri · 79

Cina · 120; 126; 127; 167; 208; 212; 213

circoli · 61; 63; 77; 83

civiltà · 1; 25; 28; 42; 110; 139; 291

classicità · 146

club · 30; 31; 59; 60; 61; 76

collezionisti · 30; 118; 119; 124; 126; 131; 132

competizione · 28; 29; 66; 185; 200

computer · 66; 98; 111; 304

concentrazione · 26; 36; 52; 55; 71; 80; 87; 165; 214; 216; 263; 267; 300; 319

corso · 13; 18; 36; 73; 86; 87; 92; 93; 101; 103; 110; 162; 192; 197; 219; 259; 261; 262; 263; 268; 280; 284; 297

coscienza · 16; 37; 159; 160

crescita · 9; 46; 60; 68; 72; 103; 173; 261; 269; 279; 295; 307; 309

cultura · 25; 27; 29; 52; 53; 69; 75; 79; 84; 101; 109; 119; 125; 135; 148; 156; 159; 202; 207; 216; 259; 291; 305; 307; 322; 349; 350

culturale · 25; 29; 61; 69; 76; 79; 89; 123; 128; 135; 150; 207; 260; 261; 263; 266; 278; 279; 281; 284; 288; 292; 305; 308; 309; 310; 315

D

dipinti · 118; 128; 130; 133; 259

diritto · 25; 28; 29; 100; 187; 279; 323

divertimento · 12; 67

E

educazione · 15; 16; 17; 18; 19; 20; 75; 76; 104; 202; 260; 278; 282; 284; 285; 309; 310; 342; 343; 350; 358

egocentrismo · 10; 115

eroi · 31; 38; 49

esperienza · 4; 23; 24; 31; 35; 37; 73; 75; 76; 77; 78; 79; 80; 81; 82; 102; 105; 106; 107; 108; 165; 221; 262; 263; 265; 267; 294; 297; 301; 303; 304; 309; 316; 317

Est · 77; 98; 119; 349

età · 2; 3; 9; 11; 16; 17; 25; 35; 41; 46; 49; 54; 62; 63; 64; 68; 70; 76; 80; 81; 105; 115; 173; 202; 260; 267; 294; 295; 296; 297; 309; 310; 349; 350

etologia · 1

Europa · 43; 58; 61; 69; 75; 99; 119; 120; 121; 127; 128; 145; 156; 164; 267; 349

extrascolastico · 92

F

fanciullezza · 64; 173

fanciullo · 1; 9; 10; 12; 13; 14; 342

fantascienza · 109; 199

fantasia · 1; 31; 41; 59; 94; 124; 125; 146; 148; 151; 157; 183; 197; 260; 263; 268; 295; 302

fascino · 31; 46; 110; 118; 136; 181; 191; 198; 207; 211; 310

filatelia · 131; 206

filosofia · 1; 18; 19; 25; 28; 82; 84; 100; 195; 215

forza · 17; 23; 24; 31; 35; 37; 47; 62; 66; 69; 72; 78; 80; 157; 209; 215; 297; 305; 317; 323; 324

Francia · 75; 77; 97; 99; 121; 123; 124

francobolli · 118; 131; 132; 337; 341

G

geometria · 89; 113; 170; 263

Germania · 50; 75; 76; 77; 124; 294

Giappone · 126; 167; 207; 208; 209; 211; 212; 213; 216

giocare · 1; 2; 3; 4; 6; 7; 8; 11; 12; 14; 26; 28; 33; 34; 36; 41; 43; 44; 47; 49; 50; 54; 56; 63; 64; 66; 67; 75; 81; 88; 89; 93; 95; 101; 143; 147; 149; 157; 159; 162; 164; 178; 180; 182; 185; 193; 200; 259; 260; 266; 267; 268; 292; 297; 298; 299; 301; 302; 310; 317; 318; 321; 322; 323

giocatore · 13; 26; 32; 34; 35; 36; 37; 39; 41; 43; 45; 46; 47; 49; 50; 53; 56; 58; 59; 60; 66; 71; 72; 78; 85; 118; 122; 129; 132; 143; 153; 162; 164; 168; 169; 190; 193; 200; 204; 209; 213; 215; 216; 263; 264; 267; 268; 294; 342

giocatori · 12; 31; 36; 37; 39; 42; 47; 48; 49; 52; 53; 54; 56; 57; 59; 60; 61; 63; 65; 69; 71; 72; 73; 74; 77; 78; 79; 81; 94; 107; 121; 126; 128; 129; 130; 131; 185; 209; 212; 213; 215; 260; 266; 299; 300; 301; 337

giochi · 4; 7; 10; 11; 12; 13; 14; 15; 23; 26; 27; 80; 89; 90; 109; 112; 114; 115; 118; 126; 134; 167; 175; 207; 208; 210; 211; 212; 216; 259; 260; 298; 301; 304; 307; 309; 311; 318; 322; 323; 344

gioco · 1; 2; 3; 4; 5; 6; 7; 8; 9; 10; 11; 12; 13; 14; 15; 16; 17; 18; 19; 21; 22; 23; 24; 25; 26; 27; 28; 29; 30; 31; 36; 37; 40; 43; 44; 46; 47; 48; 51; 52; 53; 54; 56; 57; 58; 59; 60; 62; 63; 65; 66; 67; 69; 70; 72; 74; 75; 76; 77; 78; 79; 80; 81; 82; 83; 84; 85; 86; 87; 89; 90; 91; 92; 93; 94; 98; 99; 100; 103; 104; 105; 106; 107; 109; 110; 111; 113; 115; 116; 118; 120; 123; 124; 125; 126; 128; 129; 130; 131; 134; 135; 136; 137; 139; 140; 141; 142; 143; 145; 146; 147; 148; 150; 153; 154; 156; 157; 159; 160; 161; 162; 163; 164; 165; 167; 168; 169; 179; 183; 184; 185; 187; 188; 190; 195; 196; 201; 202; 204; 206; 207; 208; 209; 210; 211; 212; 213; 214; 215; 216; 225; 227; 233; 237; 239; 259; 260; 261; 262; 263; 264; 265; 267; 269; 292; 293; 294; 295; 296; 297; 298; 300; 301; 302; 303; 304; 305; 306; 307; 308; 309; 310; 311; 317; 318; 321; 322; 323; 324; 341; 343; 344; 350

giovani · 2; 3; 4; 6; 7; 24; 31; 65; 66; 67; 68; 69; 70; 77; 78; 79; 84; 87; 150; 166; 167; 171; 202; 206; 262; 291

Go · 207; 209; 212; 213; 214; 215; 216; 343; 344; 349;

guerra · 16; 25; 50; 156; 163; 165; 190; 212; 215; 259; 261; 312

H

handicap · 98; 106; 215; 280; 304; 305; 308

I

immaginazione · 33

immagine · 16; 37; 43; 89; 114; 179; 189

immagini mentali · 12; 13

inconscio · 43; 45

India · 89; 120; 125; 139; 140

individuo · 1; 8; 31; 34; 68; 109; 260; 261; 304; 308

infanzia · 14; 18; 29; 54; 55; 66; 115; 172; 173; 174; 278; 313

informatica · 66; 267

informazione · 79; 281; 285; 307; 314

Inghilterra · 51; 124; 145; 170; 259

insegnamento · 20; 22; 40; 53; 66; 76; 77; 78; 79; 81; 86; 89; 91; 94; 97; 98; 99; 106; 110; 115; 163; 170; 202; 261; 262; 263; 265; 267; 278; 279; 280; 288; 289; 292; 294; 295; 296; 298; 299; 304; 308; 309; 344

insegnante · 20; 81; 86; 89; 91; 97; 105; 171; 261; 267; 297; 298; 299; 300; 303; 306; 308; 309; 310

insegnanti · 69; 70; 80; 82; 85; 91; 92; 93; 95; 96; 97; 99; 100; 103; 114; 115; 225; 227; 233; 237; 239; 260; 261; 267; 294; 296; 299; 301; 302; 304; 305; 308; 309; 310

intelligenza · 5; 6; 8; 14; 25; 78; 118; 268; 292; 293; 304; 308; 310

istruttori · 80; 82; 83; 84; 85; 92; 93; 94; 95; 97; 100; 102; 103; 219; 221; 259; 294; 305; 341

Italia · 18; 20; 61; 70; 75; 76; 77; 80; 83; 98; 99; 104; 107; 120; 128; 129; 133; 135; 139; 145; 196; 204; 205; 259; 260; 266; 267; 287; 291; 293; 294; 300; 306; 307; 308; 312; 313; 318; 319; 342

K

Kholmogory · 125; 337

L

lavoro · 8; 13; 15; 18; 19; 20; 21; 22; 24; 32; 46; 70; 74; 79; 91; 101; 109; 137; 138; 146; 167; 169; 182; 216; 219; 260; 277; 280; 284; 288; 291; 316; 320

leggende · 123; 136; 139

letteratura · 30; 32; 34; 39; 58; 63; 109; 110; 134; 136; 141; 152; 156; 166; 170; 195; 199; 202; 267

linguaggio · 9; 10; 11; 36; 260; 292; 293; 295; 306; 307; 308; 310; 313; 315; 320

logica · 28; 29; 78; 170; 172; 175; 177; 268; 295; 304

ludico · 1; 3; 17; 23; 24; 25; 26; 27; 29; 114; 168; 203; 207; 211; 261; 264; 303; 323; 341

M

madre · 2; 3; 7; 16; 50; 51; 54; 56; 139; 140; 168; 171; 310

maestri · 30; 35; 52; 54; 56; 64; 66; 67; 68; 69; 74; 136; 158; 185; 209; 292; 300; 332; 342; 344; 349;

maestria · 67; 68; 72; 168; 175; 349

maestro · 30; 33; 34; 35; 50; 58; 59; 67; 68; 72; 73;77; 88; 94; 111; 168; 196; 216; 267; 292; 297;  298; 303; 308; 343

matematica · 40; 46; 89; 110; 111; 112; 114; 115; 116; 117; 170; 175; 202; 261; 263; 267; 268; 295; 307; 341; 344; 358

medioevo · 57; 191

memoria · 31; 32; 33; 73; 80; 87; 125; 132; 157; 158; 159; 173; 263; 268; 303; 349

mentale · 9; 20; 37; 61; 87; 89; 106; 158; 168; 261; 262; 264; 292; 312; 344

Ministero · 77; 92; 105; 285; 287; 296; 313

mistero · 31; 46; 153; 155; 196; 197

miti · 123

morte · 16; 43; 52; 128; 139; 152; 154; 162; 163; 164; 188; 190; 194; 195; 197; 316; 321; 324

motivazione · 15; 31; 66; 69

motivazioni · 2; 28; 37; 38; 66; 75; 163; 260; 306; 308

N

narcisismo · 38; 40

nazismo · 50; 160

nero · 123; 152; 153; 154; 157; 159; 177; 194; 195; 214; 259

non-udenti · 81; 98; 104; 105; 106

O

occidente · 53; 54; 118; 120; 212

omosessualità · 37; 46; 349

organizzazione · 33; 34; 39; 40; 69; 82; 96; 98; 99; 100; 103; 204; 205; 268; 282; 284; 286

oriente · 75; 125; 167; 207; 216

osservazione · 3; 7; 73; 115; 302; 306

P

padre · 16; 37; 41; 43; 45; 46; 47; 49; 54; 55; 65; 68; 149; 150; 162; 164; 166; 177; 188; 324

paradigma · 145; 156; 164; 181

partita · 13; 38; 49; 57; 72; 73; 93; 104; 112; 113; 130; 131; 135; 143; 147; 150; 153; 154; 157; 158; 159; 163; 164; 169; 172; 173; 174; 176; 180; 182; 183; 184; 189; 190; 192; 195; 196; 197; 200; 201; 210; 211; 216; 264; 266; 268; 295; 297; 298; 299; 302; 303; 305; 306; 310; 322; 337

passatempo · 75; 119; 150; 185; 212; 266

passione · 46; 54; 59; 61; 75; 83; 99; 103; 156; 157; 159; 160; 162; 163; 164; 165; 168; 187; 188; 189; 190; 199; 201; 213

pazzia · 190

pedagogia · 1; 11; 15; 19; 21; 24; 263; 304; 311

pensiero · 8; 9; 10; 13; 19; 21; 23; 37; 48; 74; 78; 110; 145; 167; 173; 294; 295

percezione · 33

percezioni · 9

personalità · 10; 30; 31; 32; 40; 41; 42; 43; 45; 47; 49; 51; 57; 58; 163; 267; 305; 306; 309; 318

pezzi · 12; 13; 33; 34; 42; 48; 49; 50; 73; 81; 85; 93; 94; 98; 110; 111; 113; 116; 119; 120; 121; 122; 123; 124; 125; 126; 127; 128; 129; 130; 131; 132; 140; 147; 148; 155; 157; 158; 160; 163; 167; 174; 176; 178; 179; 180; 183; 185; 193; 197; 208; 209; 210; 211; 214; 215; 260; 261; 263; 264; 266; 267; 268; 297; 298; 299; 303; 304; 306; 337; 358

piacere · 1; 4; 9; 19; 62; 77; 100; 109; 197; 260; 261; 303; 306; 307

popolazione · 75; 79; 178; 284; 316; 321

pratica · 3; 40; 44; 45; 54; 71; 73; 74; 81; 105; 182; 261; 262; 264; 266; 267; 293; 294; 297; 298; 299; 304; 306; 309; 324

primati · 2; 3; 4; 5; 6; 7

principiante · 49; 72; 73; 74; 209

problematiche · 20; 73; 77; 97; 106; 107; 262; 294; 303; 304; 308

progresso · 6; 8; 29; 69; 103

Provveditorato · 82; 87; 91; 92; 100; 102; 103; 221; 292; 318; 349

psicologia · 1; 11; 19; 32; 37; 76; 85; 154; 267; 342; 344

psicologico · 33; 41; 47; 48; 80; 87; 303; 306; 308

psicosi · 35; 44; 45; 46; 48; 85

pubblicazioni · 42; 99; 204; 205; 206; 330

R

ragazzi · 18; 20; 21; 30; 68; 80; 81; 106; 107; 110; 115; 117; 169; 170; 179; 202; 216; 262; 265; 298; 299; 305; 316; 319; 320; 321; 322; 323; 324

re · 37; 48; 94; 122; 139; 140; 141; 142; 143; 144; 166; 176; 177; 178; 179; 180; 202; 205; 208; 210; 211; 297; 303; 305; 306; 337; 342; 343

Régence · 122; 123; 124

regole · 11; 12; 13; 15; 26; 49; 50; 65; 66; 75; 80; 81; 85; 90; 93; 109; 110; 115; 118; 136; 140; 142; 145; 147; 167; 177; 183; 208; 211; 214; 215; 260; 261; 264; 266; 267; 268; 292; 297; 298; 300; 301; 303; 304; 305; 306; 307; 349

riviste · 40; 163; 204; 205; 206; 219; 259

Roma · 3; 16; 21; 86; 88; 89; 92; 100; 102; 105; 111; 144; 146; 148; 205; 294; 296; 297; 299; 300; 301; 311; 312; 313; 314; 315; 316; 317; 318; 329; 330; 331; 332; 333; 334; 335; 341; 342; 343; 344; 345

Romanticismo · 150

S

scacchi · 2; 12; 13; 14; 30; 31; 32; 33; 34; 36; 37; 38; 39; 40; 41; 43; 44; 45; 46; 47; 48; 49; 50; 51; 52; 53; 54; 55; 56; 57; 58; 59; 60; 61; 63; 64; 65; 66; 67; 69; 70; 71; 74; 75; 76; 77; 78; 79; 80; 81; 83; 84; 85; 86; 87; 88; 89; 90; 91; 92; 93; 95; 97; 98; 99; 101; 102; 103; 104; 105; 106; 107; 109; 110; 111; 112; 113; 114; 116; 118; 119; 120; 123; 124; 125; 126; 127; 128; 129; 130; 131; 134; 135; 136; 137; 139; 140; 142; 143; 144; 145; 146; 147; 148; 149; 150; 153; 154; 156; 157; 158; 159; 160; 161; 162; 163; 164; 165; 166; 167; 168; 169; 172; 173; 174; 176; 177; 178; 179; 180; 181; 182; 183; 184; 185; 187; 188; 189; 190; 192; 193; 195; 196; 197; 198; 199; 200; 201; 202; 204; 205; 206; 207; 208; 209; 210; 211; 212; 214; 215; 216; 219; 259; 260; 261; 262; 263; 264; 265; 266; 267; 268; 269; 292; 293; 294; 295; 296; 297; 298; 299; 300; 301; 302; 303; 304; 305; 306; 307; 308; 309; 310; 311; 312; 314; 316; 317; 318; 320; 321; 322; 323; 324; 329; 331; 337; 341; 342; 343; 344; 345; 349

scacchiera · 26; 31; 33; 34; 38; 40; 41; 42; 43; 46; 49; 54; 60; 67; 73; 98; 106; 109; 111; 113; 116; 118; 122; 123; 126; 128; 129; 130; 140; 143; 145; 147; 148; 151; 152; 153; 154; 155; 158; 160; 162; 163; 167; 168; 176; 178; 183; 184; 188; 189; 193; 194; 197; 200; 208; 209; 210; 211; 212; 213; 214; 259; 261; 263; 265; 268; 298; 305; 306; 341

scacchista · 31; 34; 35; 36; 37; 39; 44; 60; 69; 70; 72; 134; 151; 154; 159; 162; 165; 188; 189; 190; 197; 201; 204; 267; 294; 345

scientifico · 35; 36; 61; 66; 104; 109; 111; 211

scienza · 23; 53; 145; 266; 267

sconfitta · 12; 35; 40; 48; 54; 81; 139; 150; 154; 160; 189; 190; 194; 200; 265; 325

scrittori · 141; 152; 166; 197

scuola · 1; 18; 19; 20; 23; 53; 58; 75; 77; 78; 79; 83; 86; 91; 93; 95; 96; 97; 115; 117; 259; 266; 278; 279; 280; 281; 284; 286; 287; 288; 289; 292; 295; 296; 302; 305; 307; 308; 309; 310; 314; 315; 320; 323; 325; 350

scuole · 76; 77; 79; 82; 83; 92; 93; 95; 99; 100; 101; 102; 104; 219; 221; 259; 260; 261; 262; 264; 265; 267; 279; 282; 283; 284; 285; 286; 288; 292; 294; 296; 306; 307; 308; 309; 311; 318; 323

serietà · 21; 28; 109

sfida · 51; 130; 149; 153; 163; 194; 197; 200; 201; 264; 337

Shogi · 126; 167; 207; 208; 209; 210; 211; 212; 343; 350

simbolo · 46; 168; 194

sociale · 4; 5; 8; 27; 29; 61; 67; 74; 89; 119; 160; 167; 261; 262; 277; 279; 281; 283; 284; 291; 303; 307; 308; 319; 321; 323; 349; 350

socializzazione · 8; 10; 11; 84; 103; 105; 106; 107; 260; 265; 268; 294; 295; 301; 302

sport · 20; 49; 60; 79; 82; 84; 85; 88; 90; 98; 260; 266; 301; 313; 314

storia · 1; 32; 38; 40; 42; 50; 52; 53; 57; 58; 85; 86; 89; 110; 127; 134; 135; 136; 149; 162; 164; 165; 170; 172; 174; 179; 180; 204; 206; 212; 216; 261; 267; 309; 310

strategia · 87; 176; 215; 295; 297; 306

strategie · 13; 81; 136; 292; 294; 297; 298; 303; 307

strumenti · 3; 8; 69; 84; 106; 107; 262; 280; 284; 296; 304; 306; 309

studio · 2; 5; 6; 7; 23; 32; 34; 35; 38; 41; 42; 47; 49; 52; 54; 59; 63; 68; 69; 70; 71; 72; 73; 76; 78; 79; 80; 82; 108; 110; 111; 116; 134; 167; 168; 171; 214; 267; 268; 278; 280; 281; 283; 288; 311

sublimazione · 46; 65; 145; 156; 164; 268

svago · 44; 137; 150; 157

sviluppo · 1; 3; 4; 7; 8; 9; 11; 16; 17; 18; 20; 21; 25; 29; 57; 66; 68; 69; 72; 79; 80; 82; 83; 99; 106; 109; 110; 120; 212; 259; 263; 266; 267; 268; 278; 281; 282; 289; 295; 304; 305; 309; 310; 341; 344

T

talento · 46; 49; 52; 67; 68; 69

tensione · 24; 36; 153; 155; 184

teoria · 4; 9; 13; 40; 110; 111; 120; 162; 319; 320

tornei · 30; 39; 53; 55; 57; 58; 59; 61; 63; 71; 82; 84; 91; 93; 97; 100; 101; 162; 167; 204; 262; 266; 302; 316

U

UISP · 80; 82; 83; 84; 86; 88; 90; 91; 92; 97; 98; 99; 101; 102; 103; 104; 105; 107; 219; 221; 225; 227; 233; 237; 239; 259; 260; 262; 271; 277; 291; 300; 309; 310; 311; 316; 318; 319; 335; 341; 350

Urss · 50; 51; 56

V

vittoria · 12; 13; 15; 54; 56; 81; 91; 93; 104; 109; 147; 153; 176; 200; 208; 265; 323

volontà · 12; 13; 28; 36; 60; 66; 68; 69; 78; 80; 83; 150; 268; 292

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Indice delle immagini

 

 

 

 

 

Fig 1 – 2  I pezzi di Venafro

Fig 3 Il modello Regence

Fig 4  Il modello Staunton

Fig 5  “Il Vizio contro la Virtù”

Fig 6  Pezzi de “Il Vizio contro la Virtù”

Fig 7  Romani contro Turchi, serie “Macao”,  XIX sec.

Fig 8  Cavalli della serie Macao “Romani contro Turchi”

Fig 9  Scacchi Dieppe in osso, XVIII sec.

Fig 10  Scacchi francesi in legno ed osso, XVIII sec.

Fig 11  Scacchi ornamentali tedeschi “Nuremberg”

Fig 12  Scacchi tedeschi in avorio con cavallo a doppia testa XIX sec.

Fig 13  Serie inglese “Barleycorn” in osso, XIX sec.

Fig 14  Serie moderna ispirata al tipo “Barleycorn

Fig 15  Serie russa “Kholmogory” in avorio, XIX sec

Fig 16  Scacchi turistici russi in legno, XX sec.

Fig 17  Pezzi africani in legno, XX sec

Fig 18  Scacchi indiani “Joh Type” in avorio , XIX sec.

Fig 19  Pezzi Madras in sandalo ed ebano, XX sec.

Fig 20  Scacchi indiani per esportazione in avorio, XIX sec.

Fig 21  Scacchi giapponesi in avorio, XIX sec.

Fig 22  Scacchi cinesi “Concentric balls” in avorio, XIX sec.

Fig 23  Scacchi messicani in osso, XIX sec.

Fig 24  Pedone messicano con pugnale

Fig 25  Scacchi turistici americani “Alice nel Paese delle meraviglie”, XX sec.

Fig 26  Mosaico pavimentale all’interno di S. Maria e Donato a Murano

Fig 27  Mosaico pavimentale della Cattedrale di Pesaro

Fig 28  La Regina Semiramide che gioca a scacchi, Castello di Bracciano

Fig 29 –30  Due belle miniature a tema scacchistico

Fig 31  La partita di scacchi all’aperto di Sofonisba Anguissola

Fig 32  I giocatori di scacchi di Paris Bordone

Fig 33  Due giocatori di scacchi di Carracci

Fig 34  Una sfida scacchistica alla corte del Re di Spagna di Luigi Mussini

Fig 35 –36-37-38-39  Serie di francobolli cubani del 1976

Da Fig 40 a Fig 52  Francobolli a tema scacchistico



[1] Reuben Fine,  La psicologia del giocatore di scacchi, Milano, Adelphi, 1976

[2] Djakov, Petrovsky e Rudik,  Psychologie des Scachspiels, Berlino-Leipzig,Walter de Gruyter & Co., 1927

[3] E’ una prova di abilità che consiste nel mettere otto regine sulla scacchiera in modo che nessuna di esse possa      catturarne un’altra.

[4] Reuben Fine, op.cit. , pp. 40-41-42

[5] Ibidem, op.cit., pag. 22

[6] Ibidem, op.cit., pag. 22

[7] Buttenwieser P.,  The Relation of Age and Skill in Expert Chess Players, Stanford Univ., estratto in  Psychological Bulletin, 32, 1935

[8] Reuben Fine, op.cit., pp.39-40

[9] Ibidem, pag.45

[10] Ibidem, pp.48-49

[11] Staunton Howard, The Chess Player’s Handbook, Philadelphia, Porter and Coates, 1870

[12] Ernest Jones, Il problema di Paul Morphy in Saggi di psicoanalisi applicata, I: estetica, sociologia, politica, Bologna, Guaraldi,. 1971, pp.49-76

[13] Ibidem, pag.67

[14] Reuben Fine, op.cit., pag.60

[15] Ibidem, pag. 62

[16] Ibidem, pag. 63

[17] Ernest Jones, op.cit., pag. 69

[18] Ibidem, pp. 73-74

[19] Reuben Fine, op.cit., pp. 67-68

[20] Ibidem, pp. 71-72

[21] Ibidem, pag. 69

[22] Al Horowitz, I campioni del mondo di scacchi, Milano, Mursia, 1988, pag. 63

[23] Reuben Fine, op.cit., pag. 85

[24] Max Euwe, Incontrate i maestri. Casa editrice, luogo di pubblicazione, data e pagina non sono di nostra conoscenza.

[25] Reuben Fine, op.cit., pp.158-159

[26] Ibidem, pag.157

[27] Wally Festini Cucco,  Psicologia degli scacchi. Simboli e affetti,  Milano, Franco Angeli, 1989

[28] I grafici riportati sono delle nostre rielaborazioni dei dati della Festini

[29] Ibidem, pag. 37

[30] Alvise Zichichi,  Il perfezionamento negli scacchi  in  Le letture di Mondoscacchi. Raccolta di scritti sul tema: ‘Il perfezionamento dello scacchista’., Anno V, N.3, luglio-settembre 1986.

Lo stesso articolo era apparso in  Mondoscacchi , N.1, 1984.

[31] Ibidem, pag. 6.