Pensioni, che fine faranno quelli nati nel 1968

Siamo ancora lontani dall’abolizione della legge Fornero e dalla pensione anticipata per tutti. Vediamo che fine faranno i nati nel 1968.

Rassegnamoci: per il momento la legge Fornero non si tocca. Abolirla, ad oggi, non è possibile per mancanza di risorse economiche adeguate. Tuttavia le “vie di fuga” per accedere prima alla pensione non mancano. Vediamo cosa possono fare coloro che sono nati nel 1968.

Speravamo tutti che, con la legge di Bilancio 2024, la legge Fornero sarebbe stata cancellata. Purtroppo le casse dell’Inps non consentono questo “salto” per il momento anche se abolire la Fornero resta uno dei principali obiettivi di legislatura del Governo in carica.

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La Legge Fornero è lontana dall’abolizione – Foto | ANSA – Cultureducazione.it

Rimandata, di conseguenza, l’estensione di Quota 41 a tutte le categorie di lavoratori, come la Lega chiede da tempo. Che fare dunque? Dobbiamo rassegnarci ad aspettare di compiere 67 anni per poter lasciare il lavoro e accedere alla pensione? Non è detto. In Italia esistono molte strade per riuscire ad andare in pensione con qualche anno di anticipo.

Addirittura quest’anno potrebbero smettere di lavorare anche coloro che sono nati nel 1968. Chi è nato nel ’68, nel 2024 compirà – o ha già compiuto – 56 anni. Sembra incredibile ma esistono ben 3 misure che consentono di accedere alla pensione anche ad appena 56 anni. Una, tra l’altro, ha un requisito contributivo bassissimo.

Pensioni: quest’anno possono andarci anche i nati nel 1968

Stando a quanto stabilito dalla legge Fornero, quest’anno dovrebbero andare i pensioni coloro che sono nati nel 1957 e che, dunque, compiono 67 anni nel 2024. Eppure quest’anno potranno smettere di lavorare anche molti nati nel 1968. vediamo com’è possibile.

Come anticipato, chi è nato nel 1968 quest’anno spegnerà 56 candeline sulla torta di compleanno. Dunque, secondo la legge Fornero, dovrebbe restare a lavorare per almeno altri 11 anni. Ma ci sono casi in cui, invece, è possibile smettere di lavorare anche a soli 56 anni.

Le donne che lavorano nel settore privato possono andare in pensione a 56 anni e con solo 20 anni di contributi se hanno un’invalidità specifica pari o superiore all’80%. Quest’ultimo requisito è determinante: non è sufficiente la generica invalidità civile, è necessaria l’invalidità specifica. In pratica bisogna essere affette da un tipo di patologia che renda impossibile lo svolgimento della propria mansione. L’artrosi alle mani, ad esempio, potrebbe essere ritenuta invalidità specifica per una sarta.

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Le donne possono usufruire di una norma ad hoc per andare in pensione – Foto | Cultureducazione.it

Ma questa non è l’unica strada per accedere alla pensione a 56 anni. Chi ha iniziato a lavorare molto giovane può fruire di Quota 41 oppure della pensione anticipata ordinaria. Quota 41 è accessibile a qualunque età purché i contributi siano pari o superiori a 41 anni.

Per sfruttare Quota 41 è necessario che almeno 1 anno di contribuzione sia stato versato prima di aver compiuto 19 anni ed è inoltre indispensabile appartenere ad una di queste categorie: invalidi almeno al 74%, disoccupati o addetti a lavori gravosi o usuranti.

La pensione anticipata ordinaria, invece, si rivolge a tutti e, esattamente come Quota 41, non presenta alcun requisito anagrafico. Per sfruttare questa misura gli uomini devono avere almeno 42 anni e 10 mesi di contributi e le donne almeno 41 anni e 10 mesi. Chi ha iniziato a lavorare a circa 14-15 anni, dunque, già a 56 anni può andare in pensione.

 

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