Soldi dall’INPS, hai 30 giorni per averli

Ti è stato negato l’assegno Inps? Non preoccuparti: hai un mese di tempo per chiedere che la tua pratica venga riesaminata

Se il tuo assegno Inps ti è stato negato per qualche motivo non ben specificato, non c’è da temere. Ci sono infatti 30 giorni di tempo, per richiedere una revisione della pratica e rimediare al danno ricevuto. Chiaramente non sempre questa pratica è risolutoria, di conseguenza non è scontato riavere indietro il proprio denaro.

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Si teme spesso possano esserci ritardi quando si devono ricevere soldi da un’ente – Foto. ANSa – Cultureducazione.it

Ma sono comunque speranze in più di ottenere ciò che, in un modo o nell’altro, ci è stato sottratto in maniera illecita. O almeno, a nostro dire. Il riesame della negazione servirà proprio a questo, ovvero ad ispezionare con cura le motivazioni per cui questo rifiuto è avvenuto nei nostri confronti.

Assegno Inps negato: cosa fare?

A partire dal 27 febbraio è disponibile richiedere il riesame dei provvedimenti di rifiuto ricevuti. Una ghiotta occasione di giustizia, per coloro che ritengono di aver subito un’ingiustizia da parte degli organi competenti. Non ogni caso è chiaramente illecito, e questa procedura servirà proprio ad appurare quanto accaduto.

In linea di massima, come detto sopra, si ha a disposizione un mese di tempo per poter ottenere giustizia. Superata questa data, non sarà possibile richiedere che ci venga reso conto del rifiuto ricevuto. Una volta inviata la domanda, questa può avere uno status variegato. Può infatti essere accolta, in evidenza, sospesa oppure rifiutata. Cosa succede quando questa è in evidenza?

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E’ bene muoversi per tempo in caso di rifiuto all’INPS – Foto: Cultureducazione.it

Le domande in evidenza riguardano dati omessi o errati nella certificazione ISEE. Eventualmente, il soggetto richiedente verrà sollecitato dall’Inps a presentare una nuova domanda. Questa volta con dei dati di reddito che siano aggiornati, veritieri e dunque corrispondenti alla realtà dei fatti. Ciò accadrà solamente se i controlli dell’Agenzia delle Entrate dovessero confermare i sospetti nutriti.

Se invece la domanda viene rifiutata, dunque rispedita al suo mittente, sarà proprio in questo caso che varranno i famosi 30 giorni di tempo. In caso di rifiuto del proprio assegno di inclusione, si potrà reclamare tramite la sede dell’Inps. Sul sito è presente una voce apposita per queste procedure.

La domanda in questione deve essere chiaramente “motivata”. Se così non dovesse essere, si potrà dire di aver perso la propria causa in partenza. Si dovrà dunque prestare molta attenzione, prima di presentare la domanda di riesame del proprio assegno.

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